Alcest Écailles de Lune
Voto:
Anathema We're Here Because We're Here
Voto:
capolavoro di sublime ottimismo
Shape Of Despair Illusion's Play
Voto:
E concludo la triologia degli Shape Of Despair con l'ultimo e fantastico "Illusion's Play" (2004). Il combo ha sempre viaggiato su una corsia preferenziale del Funeral Doom, ma in quest' ultimo platter ha abbandonato tale andamento psicotico per indirizzarsi verso lidi canonicamente Doom. Un Doom abbastanza lento per il genere ma appunto non funeral,che è distante sia dal pesante alone di tormento di "Shades Of..." sia dall'epicità drammatica di "Angels Of Distress" ma crea una dimensione meno claustrofobica e soffocante, nella quale sono assenti orpelli come flauti e archi, se si eclude qualche esiguo campionamento, ma più rarefatta, liquida e dilatata, dove per la prima volta appare qualche influenza di stampo Gothic Metal. In esso viene inscenato l'introspettivo gioco dell' illusione, nella quale si pensa di raggiungere ciò che si vuole, di donare totalmente per poi scoprire che non si trattava altro che un rozza ma immaginaria finzione, nella quale non manca però qualche momento di respiro. Malinconia non scoramento, quest' ultimo è già stato sviluppato dalla band per altre vie.Tutti i pezzi sono davvero validi ma se devo citare qualche brano cito il cielo rosso di "Still-Motion", la divina aria classica di "Entwined In Misery", il brano più vicino all'album precedente, e la bellissima "Fragile Emptiness", fragile e cristallina come vetro. Dopo questo lavoro non si avranno più notizie dei finnici, ma si sono sciolti o sono in una lunga pausa? Qualcuno ne sa qualcosa?
Con questo ho ascoltato tutta la discograsfia
Porcupine Tree Lightbulb Sun
Voto:
ottimo lavoro!
Satyricon Rebel Extravaganza
Voto:
Dopo la prima magica triade, che ha fatto la storia del Black e che rientra, soprattutto per la presenza degli ultimi due platter tra i miei ascolti preferiti di sempre nel 1999 fu ora del quattro lavoro.L'intreccio di pulsioni di Rebel Extravagaranza fu aspramente criticato ai tempi per l'essersi tanto discostato dal sentiero precedente e ricevette critiche negative in maniera ingiusta considerando l'ottimo lavoro del platter. Successivamente questo LP dei galletti di Norvegia venne rivalutato e ne venne riconosciuto l'effettivo valore, soprattutto consideratone l'alto tasso avveniristico.Senza contare che inconsciamente fu la causa della creazione di un nuovo filone nel Black. Pur non mancando qualche piccola incursione legata ancora all' universo medievale e folk, i nostri arrichiscono con taglienti inserti industrial ed effetti sintetici e siderali, con buone composizioni come i retaggi spaziali di "Supersonic Journey". Forse l'ala più tradizionalista del metal non sarà soddisfatta ma ciò nom scalfisce l'ottimo valore dell'opera.
The 3rd and the Mortal Tears Laid in Earth
Voto:
I Third è un combo talmente sperimentale che definirlo ordinario è un' offesa: Autori di una discografia stellare, spesso e volentieri sono ricordati solo per il bellissimo e fondamentale debut, "Tears Lake In Earth": Essa presenta un tormento di un doom terribilmente lento, pschidelico e paranoico, nella quale svetta la voce femminile di Kari, talmente distaccata e fredda da sembrare aliena, la prima voce femminile protagonista nel Doom. Un viaggio nel regno dell'acqua, tra oceaniche onde, subacqua malinconia e minimalista solitudine. Brani come la dionistica "Why So Lonely", la marittima e dilata fino all'inverosimile "Oceana", l'ancestrale "Shaman" e il sublime stormo infinito di "Death-Hymn", che entrano di diritto nella storia del genere e nell'animo di chi le ascolta.
The 3rd And The Mortal Tears Laid In Earth
Voto:
I Third è un combo talmente sperimentale che definirlo ordinario è un' offesa: Autori di una discografia stellare, spesso e volentieri sono ricordati solo per il bellissimo e fondamentale debut, "Tears Lake In Earth": Essa presenta un tormento di un doom terribilmente lento, pschidelico e paranoico, nella quale svetta la voce femminile di Kari, talmente distaccata e fredda da sembrare aliena, la prima voce femminile protagonista nel Doom. Un viaggio nel regno dell'acqua, tra oceaniche onde, subacqua malinconia e minimalista solitudine. Brani come la dionistica "Why So Lonely", la marittima e dilata fino all'inverosimile "Oceana", l'ancestrale "Shaman" e il sublime stormo infinito di "Death-Hymn", che entrano di diritto nella storia del genere e nell'animo di chi le ascolta.
In The Woods... Heart of the Ages
Voto:
Alla fine mi trovo fiera al cospetto del primo capitolo della band norvegese Heart Of Ages. Esso è ancora succube di retaggi estremi, trovandoci al cospetto di un Black Metal tagliente eppure lunatico e psichedelico. Essa già presenta i trademark tipici dell' equipe, presentando, in un certo senso, l'embrione del successivo spaziale"Omnio" essendo a cavallo tra ghiacci (Black) e cosmo . Oltre alle sublimi parti cantate in pulito, più maschili che femminili a dire il vero, dal grande tocco recitativo, non manca qualche momento interpretato in growl e in screaming. Musica che ribollisce come un vulcano in eruzione che scioglie le montagne. Tra i brani segnalo le piume metalliche della lunga "Yearning The Seeds Of A New Dimension", lo zolfo liquido di "The Divinity Of Wisdom",la città di ghiaccio, fuoco e cenere di "...In The Woods" e le ondate subatomiche della titletrack.
Per concludere conislgliato a tutti coloro che vogliono conoscere un lato oscuro del combo norse, mentre per tutti coloro che sono ancora ignoranti per quanto riguarda la loro proposta suggerisco di optare per la bellezza fisica del successivo "Omnio".