Voto:
Quando guardiamo a Bruce Springsteen, assistiamo a un fenomeno singolare. Di solito, un fan apprezza quando il proprio beniamino inventa qualcosa di nuovo, portando avanti il discorso musicale. E' fiero, quando in ogni album l'eroe crea qualcosa di nuovo, contribuendo all'evoluzione del mondo della musica. Bene. I fans di Bruce Springsteen, resisi conto che il proprio eroe non è stato più in grado di scrivere canzoni decenti come quelle di questo disco (non belle, decenti) hanno finito per... mitizzare il sound del disco stesso. E' così: la produzione successiva è talmente inferiore, da far apparire scintillante questa robetta rock pop insignificante. Cito dalla recensione: "un misto di wall of sound di Phil Spector". cosa è il "wall of sound"? cosa sarebbe? il sax che suona sotto la chitarra? un hammond che accompagna il giro di basso? Il rock rinnova se stesso? mah... il disco ha il tipico sound di metà anni '70, un po' sporco, un po' blues, lo stesso di tutti (TUTTI!!!) i dischi di quel periodo, degli Eagles, di Eric Clapton, di Elton John, Dobbie Brothers, Al Stewart... esattamente, cosa avrebbe rinnovato, il boss? il rock? Ma non mi piace infierire, e cercherò di spezzare una lancia anche a favore di Bruce Springsteen. Sai perchè questo disco è il più bello, Massimorf? perchè il Boss non aveva ancora tutte le redini in mano, e in sala prove i bravi Clemmons (sax) e Britten (tastiere) avevano ancora la possibilità di impreziosire in qualche modo i brani. Ma erano altri tempi: i Genesis di Peter Gabriel erano ai primi posti in classifica, e non era necessario partorire a tutti i costi canzoncine di 4 accordi per passare alla radio. Da "Darkness" in poi, il Boss avrà il controllo totale, e comincierà l'era delle insipide songs da 4 accordi (uhm... salviamo un paio di brani: "The River", "You Can Look"). "Born to Run" piace anche a me (che detesto Springsteen), sarà che la mia mente ritorna a quegli anni, sarà che per non so quale strana alchimia collego sempre Springsteen dell'epoca buona ai film di DeNiro e Al Pacino. Sarà che i personaggi delle canzoni di Bruce mi ricordano gli eroi perdenti interpretati da Pacino. Io in realtà lo ascolto, l'ho sempre ascoltato, e ho sempre letto con molta attenzione i suoi testi. Due dischi apprezzo di lui: Nebraska e Born to run. E gli riconosco di aver scritto almeno un grande brano: Thunder Road. Bellissima. Ma non mi sono mai fatto infinocchiare (perdona il termine) da questo presunto eroe postmoderno: come tutti i grandi nomi della musica, anche Springsteen richiede mitizzazione per poter funzionare a dovere. Chi lo ama, deve aver probabilmente mitizzato alcune cose nella propria mente: forse i grandi panorami americani, evocati dalle parole delle canzoni "on the road" (Darlington County, The Promised Land, Racing in The Street); forse, le sue canzoni riescono a fare leva sulle corde del cuore precedentemente sfiorate dalla letteratura alla quale Springsteen fa riferimento (Kerouac) o film come "La rabbia giovane" o "Easy Rider". Chi porta determinati segni sul cuore può diventare un potenziale fan del Boss. E solitamente, queste persone sono i fans più ragionevoli: vedono in Springsteen un rocker imperfetto ma che parla la loro lingua, che prova le stesse emozioni leggendo un libro, o guardando un film, col quale condividere una certa visione del mondo e dell'arte. Sicuramente, sono persone che hanno il mio rispetto: Massimorf, ami un artista che personalmente mi lascia indifferente, ma lo fai in un modo... "pulito", simile al modo in cui io adoro Bowie, De Andrè, Bob Dylan, Tom Waits. Ossia, spinto dalla suggestione, dalle immagini che la musica evoca nella tua mente. Le canzoni divengono una galleria di quadri, di immagini, di narrazioni: al di là della tecnica, del virtuosismo, della capacità compositiva, alcuni artisti riescono a creare questa dimensione viscerale, calda, un dialogo diretto tra la propria scintilla di ispirazione, e il cuore dell'ascoltatore. C'è stato un period