easycure

DeRango : 3,14
DeEtà™ : 8125 giorni • Qui dal 13 marzo 2004
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
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ma io mica ho parlato dei contenuti, mi sono riferito prettamente al metodo della recensione, è quello che è nettamente diverso (ed è quello che mi interessava per il filo del discorso ricordi?)..
Sonic Youth Rather Ripped
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ma guarda infatti anch'io alla fine sono comunque parato sul boss, è l'RV3, digital reverb and delay, rispetto al DD6 ha un delay molto più potente e profondo.. è il pedale che usano i Sigur ros, tanto per capirsi ;-)
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
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e ci credo diego.. anche a me farebbe piacere e onore avere qualcuno che fa cover dei miei pezzi :-D
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
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La recensione continua dunque con una descrizione dei pezzi che non è descizione di meriti A PRIORI (del tipo: è un gran cantante allora il pezzo è buono) ma è una descrizione che analizza i meriti della funzione del pezzo come significante di qualcosa (quindi a posteriori, è il pezzo che fa grande il gruppo, non viceversa) per andare ancora a cogliere l'essenza del pezzo, cioè il suo SIGNIFICATO, ciò che dei brani si configura come espressione unica ( "leggendario equilibrio fra passione feroce e intelligenza quasi matematica, fra istinto e razionalita`, fra poesia e ingegneria.", linguaggio della tensione drammatica, senso catastrofico di spavento e solitudine dell'individuo). cioè, è letteralmente un tipo di approccio all'analisi del brano ANTITETICO a quello dei link sopra :-D ..ma ci vuole davvero poco per accorgersene.. comunque spero di essere stato sufficientemente chiaro ;-)
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
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ahahahah :-D incredibile, per quanto prevedibile. "la recensione sui fugazi è scritta con maggior cura per la dialettica" ..vabbè va, lasciate allora che vi spieghi io qualche differenza: "Non solo l'album si scagliava contro la societa`, ma lo faceva con un atteggiamento quasi zen. Non solo l'album invento` un sound dirompente e catastrofico che non esisteva prima, ma ne fece la colonna sonora di quell'umore rivoluzionario e catartico, e diede pertanto una dimensione non solo esistenziale ma anche metafisica a un genere musicale" questa frase come si può ben notare parte da una assunto che riguarda la forma, l'intepretazione dei pezzi (suond dirompente e catastrofico, o le considerazioni sugli stilemi del punk come musica che si scagliava contro la società) per andare a coglierne il SENSO, il significato, le ragioni espressive (la dimensione metafisica e non solo esistenziale, la drammaticità delle atmosfere).
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
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Senza disperdere l'afflato romantico e solenne che aveva fatto la fortuna dei primi King Crimson, dunque, il leader supremo ne opera l'ennesima palingenesi, inventandosi una sorta di heavy-prog che - a rischio di incappare nell'ossimoro - verrebbe da definire asciutto, tanto è aspro e affilato. Fripp si conferma genio bifronte: da un lato il colto avanguardista che insegue una prospettiva "artistica", dall'altro il musicista rock che sa come colpire allo stomaco l'ascoltatore. Ecco allora i ferri del mestiere del prog - violino, tastiere, oboe, mellotron - convivere con gli assalti chitarristici di un ensemble mai così aggressivo, in un disco che suona come una liturgia nera, con la sua inquietante simbologia ("red nightmare", "fallen angel", "bible black"...). Recensione di "Red", King Crimson-Claudio Fabretti (che a me neanche piace tanto come recensore) Questo tanto per tagliare la testa al toro su evemtuali idozie del tipo "sei prevenuto sul genere" ..siamo lontani anni luci, mi pare.. :-D
Quasi sapesse di dover ormai abdicare a una nuova generazione di musicisti - è il 1974, la rivoluzione punk-wave è alle porte - il Re Cremisi lancia il suo urlo, ancor più terrificante di quello dell'uomo schizoide dell'esordio. Un canto del cigno, forse, ma anche una lezione ai posteri. Potranno piacere o meno i Nirvana, ma la definizione di "più grande album di tutti i tempi" firmata Kurt Cobain suona per "Red" come un suggello d'immortalità.
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
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Quaranta minuti scarsi per demolire decenni di futuri luoghi comuni sul progressive. "Red" è anzitutto questo: il compendio di un'intera stagione ormai al crepuscolo, ma anche un vademecum imprescindibile per il rock del futuro. L'ibrido fertile che ridicolizza in un colpo solo tutte le panzane sulla presunta artificiosità del prog opposta alla genuinità del rock'n'roll "stradaiolo". Niente onanismi, muffe e licheni, dunque: "Red" è rock moderno e abrasivo, in cui persino il sinfonismo si fa lancinante deflagrazione. Red" corona in realtà una rivoluzione annunciata dai dischi che lo hanno preceduto. "Lark's Tongues In Aspic" (1973) e "Starless And Bible Black" (1974) avevano infatti testimoniato la volontà di Fripp di scardinare i dogmi del prog, inseguendo un chitarrismo sempre più squadrato e ossessivo, che diverrà poi oggetto di maniacale vivisezione nel decennio 80.
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
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I brani formalmente piu` regolari sono Merchandise, che oscilla fra heavymetal e reggae, e lo strumentale tribale Brendan Number One. Il piu` accattivante e` forse Turnover che, dopo un inizio concitato, si lancia in un boogie a perdifiato.
Dove i leader trovano la misura giusta e` pero` nei brani che meglio rendono musicalmente il senso catastrofico di spavento e solitudine dell'individuo: in Sieve-Fisted Find, con una concitazione degna dei primi Pere Ubu, in Styrofoam, tutta urlata come in uno spasimo mortale, e in Blueprint, fra Velvet Underground, Stooges e AC/DC. Le sincopazioni telluriche di Greed, il cupo rimbombo heavymetal di Two-Beats Off formano la grammatica di un linguaggio della tensione drammatica. Se qua e la` la confusione e` eccessiva, la veemenza regna ancora sovrana e redime anche i baccanali piu` gratuiti (per esempio nella title-track). L'album vende piu` di centomila copie e diventa un caso discografico.
I fans vedono nell'integerrimo ethos di MacKaye uno dei pochi riferimenti morali degli anni '90 ("You are not what you own", dice in Merchandise).
In questo disco i Fugazi trovano un leggendario equilibrio fra passione feroce e intelligenza quasi matematica, fra istinto e razionalita`, fra poesia e ingegneria."
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
Voto:
"You are not what you own", "Never mind what's been selling, it's what you're buying" e cosi` via: questi furono gli slogan di Repeater (Dischord, 1990), il primo album vero e proprio (la cui edizione su CD comprende Three Songs), uno dei dischi piu` rivoluzionari della musica rock. Non solo l'album si scagliava contro la societa`, ma lo faceva con un atteggiamento quasi zen. Non solo l'album invento` un sound dirompente e catastrofico che non esisteva prima, ma ne fece la colonna sonora di quell'umore rivoluzionario e catartico, e diede pertanto una dimensione non solo esistenziale ma anche metafisica a un genere musicale. I Fugazi si affermarono, insomma, come l'equivalente di Bob Dylan per la generazione degli anni '90 (mentre, per esempio, i Nirvana si erano fermati alla dimensione esistenziale).
Tecnicamente, l'album e` il capostipite dell'intero post-punk, il riferimento a cui si ispirera` tutto l'hardcore degli anni '90. I Fugazi accentuano ulteriormente la drammaticita` delle atmosfere, indulgendo in pause, accordi glaciali, scampanellii di chitarra, urla furibonde, e soprattutto continui cambiamenti di scena.
Dream Theater Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory
Voto:
caro Piero, capisco che ti faccia piacere crederlo, ma ovviamente hai detto una cazzata :-D e infatti non comprovi le tue affermazioni.. perchè non puoi farlo. comunque eccovi alcuni esempi (fra cui anche uno sui Fugazi, sfido Piero a trovare UNO dico UNO punto di somiglianza con le recensioni sopra citate) di recensioni che almeno tentato realmente di ANALIZZARE un disco, cosa che una critica da definizione dovrebbe come minimo fare: