aries

DeRango : 1,18
DeEtà™ : 7435 giorni • Qui dal 30 gennaio 2006
Isabel Allende La Casa Degli Spiriti
Voto:
Non amo molto la letteratura latino-americana e Isabel Allende non fa eccezione. Di lei ho letto soltanto l'autobiografico "Paula", indubbiamente scritto bene, con alcune pagine coinvolgenti (in particolare quelle in cui parla del golpe di Pinochet), ma nel complesso fastidiosamente compiaciuto e autoreferenziale. Alla fine mi ha trasmesso ben poco. Ritengo la Allende più interessante come personaggio che come scrittrice. Federigo (e non Umberto...) Tozzi figurava invece tra gli "autori consigliati" dal mio professore di Italiano al liceo; io però l'ho letto molto più tardi. Consiglio "Il Podere", e soprattutto "Tre croci", romanzi in cui ci viene ripresa la figura dell'inetto, calata in una realtà provinciale molto gretta, con scelte linguistiche efficaci (tipiche della parlata senese) e intense pagine introspettive. Mi astengo dal votare sia il libro che la recensione (perché non sembra tale).
Johnny Winter Captured Live!
Voto:
Doveroso omaggio a un personaggio che può giustamente essere incluso tra le leggende del blues. Di lui ho sentito poco e ho letto molto. Voto il disco sulla fiducia.
Mike Oldfield Amarok
Voto:
Benvenuto, Minghe. Ho apprezzato molto la tua recensione d'esordio, per il disco che hai scelto (impegnativo sia da ascoltare che da descrivere) e per come ne hai parlato. Sull'album non mi pronuncio, ne ascoltai degli stralci diversi anni fa e non ne conservo un gran ricordo.
Marc Almond The Dancing Marquis
Voto:
Segnalazione interessante e letta con piacere. Di lui, però, non ho mai ascoltato nulla. Questo disco potrebbe essere un invito a colmare la lacuna.
Lydia Lunch 13.13
Voto:
Ho letto la recensione perché attratto dall'incipit. Disco probabilmente molto lontano dai miei gusti, mi sembra una di quelle opere che è possibile realizzare solo una volta nella vita.
Nirvana Nevermind
Voto:
Per scrivere una lunga disamina track by track di un disco plurirecensito e controverso ci vuole del coraggio. Ho sempre trovato "Nevermind" troppo adolescenziale e nichilista per i miei gusti e andando avanti con gli anni lo trovo sempre più inascoltabile. Salvo giusto "Something In The Way", che si discosta dal resto anche per l'arrangiamento, "Polly", "Lithium", "Drain You" e "On A Plain" (che evitano al disco un 1 secco). Il resto lo butterei volentieri.
Pink Martini Sympathique
Voto:
Ho letto con piacere questa recensione, incuriosito dal nome retrò della banda, dal titolo francofono e dall'autore. Non sono rimasto deluso. La proposta musicale dei Pink Martini, che spazia tra riletture originali di brani più o meno noti provenienti dagli angoli più disparati del mondo e alcuni raffinati brani di loro composizione è stimolante e intelligente.
Roberto Vecchioni Calabuig, Stranamore ed altri incidenti
Voto:
Un gradino sotto rispetto a "Elisir" e "Samarcanda", è comunque un ottimo disco. Trovo molto coinvolgenti "Il castello" e "Ninni".
Roberto Vecchioni Parabola; Saldi di fine stagione.
Voto:
Trovo entrambi gli album interessanti. "Parabola" forse è più sperimentale e meno convenzionale, con episodi non immediati (come il brano che dà il titolo all'album); inoltre contiene una versione secondo me rimasta insuperata di "Luci a San Siro". In "Saldi di fine stagione" Vecchioni sembra ispirarsi molto ad Aznavour, nel modo di cantare e negli arrangiamenti orchestrali, ma anche nella vena malinconica, non priva di amara ironia, che pervade diversi brani. Trovo un po' discutibile l'idea di espungere "La tua assenza", canzone molto intensa e sofferta dalle ristampe di "Saldi", con la peraltro ottima "La farfalla giapponese" (canzone che segna la fine della prima fase della discografia di Vecchioni, presentata senza successo a "Un disco per l'estate", nel 1974).
Giorgio Gaber Polli di Allevamento
Voto:
"Polli d'allevamento" è un album che segna una rottura con i precedenti lavori di Gaber, deluso dall'evoluzione dei movimenti giovanili a cui aveva guardato con interesse. Si percepisce una tensione crescente, che culmina nella liberatoria "Quando è moda è moda" (anche se ritengo più efficace la caustica ironia di "Chissà nel socialismo", rappresentazione di uno "spostato" che fugge dalle proprie responsabilità). La produzione Battiato-Pio enfatizza la distanza dai lavori precedenti, con arrangiamenti efficaci (penso soprattutto al contrasto tra la maestosità di "I padri miei" e la cacofonia di "I padri tuoi").