Copertina di Korn Take A Look In The Mirror
thetrooper

• Voto:

Per fan del nu metal e del metal aggressivo, appassionati di korn e musica alternativa anni 2000, cultori di groove e riff potenti
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LA RECENSIONE

Dopo il mezzo passo falso di "UntOuchables", i "cattivi" del nu metal, i Korn, per contrastare l'irritante espansione di gruppi crossover/pop come i Linkin Park, se ne escono con un album aggressivo e potente che tende un'indietro tutta verso il sound d'origine, quello del fantastico primo album insomma. Esperimento riuscito alla grande, non è certo alla pari del già citato e splendido album d'esordio, ma non presenta cedimenti e dimostra di essere uno degli album più compatti e aggressivi della band.

Si parte alla grande con una traccia come "Right Now", dove Fieldy ribadisce ancora una volta che è lui il fenomeno a livello strumentistico, davvero una bellissima canzone con un groove grintosissimo, ed infatti è diventato un classico del repertorio live. La seguente "Break Some Off" è un ottimo intreccio tra linee melodiche e growl violento che Davis non ci ripresentava da un po', a tratti mi ricorda qualcosa dei Pantera, uno dei pezzi migliori dell'album con chitarre corpose e toste. Altro pezzo bellissimo è "Counting On Me", con un'attitudine che ricorda qual capolavoro che è "Clown" (presente su "Korn"), ritornello coinvolgente. Riff davvero ben strutturato quello di "Here It Comes Again" e ancora basso sleppato che è una goduria ascoltarlo, ritornello con un Davis che ci mostra un growl violento e allo stesso tempo fraseggi melodici, altra grande canzone.
Sono sempre più contento di aver comprato il disco quando sento l'epico riff di "Deep Inside", tipica canzone in stile Korn che anche portandosi dietro gli strascichi di "Untouchables" è davvero molto ben suonata, andamento incalzante e carico e sullo sfondo growl spaventosi! Il riff post-thrash di "Did My Time" ha un unico scopo: far scapocciare i fans sotto il palco! Grandissima canzone, dal ritornello ottimo e dal basso (come sempre) favoloso, David dietro le pelli è sempre molto preciso e sincopato. Canzone banale è "Everything I've Known" che però è abbastanza aggressiva nel riff principale, ma il ritornello è più sullo stile di "Untouchables" e quindi un po' pop/rock-orienteted, comunque rimane una bella song. L'unico cedimento è "Play Me", per carità la struttura musicale è abbastanza decente, ma la presenza del rapper Nas è quanto di più inadeguato per un album che tende un ritorno ad un sound più "metal", però c'è la sfuriata finale del growl di Davis che migliora l'andazzo della song.
Semplicemente un capolavoro è "Alive", canzone che risale al periodo di scrittura del primo disco ed infatti è molto in linea a quel leggendario album, i growl del ritornello sono gustosi. Tempo di cornamuse per l'intro di "Let's Do This Now", molto ben strutturata da un ritornello d'effetto con il growl molto frequente nel disco sempre in prima linea! Vicina al sound del bellissimo "Issues" è "I'm Done", ha un'introduzione con tinte industrial, tinte che rimangono di sfondo per tutta la canzone, c'è una certa influenza da parte della new wave, pru non essendo molto in linea con l'album, è molto bella anche questa! Ecco l'altro capolavoro, con il thrash/rap/metal di "Y'All Want A Single" si prende in giro il music-businness (anche se ormai i Korn ne fanne parte), ritornello e andamento della canzone praticamente ottimi, l'urlo nella parte finale da brivido! Abbastanza buona è "When Will This End" (che però starebbe meglio su "Untouchables") dopo la quale c'è una ghost-track live che è "One", il classico dei Metallica è eseguito alla puntata di Mtv Icon dedicata ai "Four Horsemen" ed è molto ben suonata soprattutto perché Fieldy con la sua tecnica mette in risalto le linee di basso che poco si sente nelle performance dei ‘Tallica, adatta per chiudere un disco ottimo come questo che tende a recuperare i fan di vecchia data, scontenti della commercializzazione dei propri idoli(avvenuto dopo il successo di "Follow The Leader"), e per me ci riesce benissimo perché pur avendo un songwriting un po' ripetitivo "Take A Look In The Mirror" è corposo, compatto e completo!

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Riassunto del Bot

Take A Look In The Mirror dei Korn segna un ritorno alle radici del nu metal con un sound aggressivo e potente. L'album recupera l'energia del debutto, con brani forti come "Right Now" e "Alive". La tecnica strumentale di Fieldy e la voce di Davis sono protagoniste, nonostante qualche momento meno convincente come "Play Me". Il disco è un lavoro compatto, ideale per i fan storici della band.

Tracce testi video

02   Break Some Off (02:36)

03   Counting on Me (04:50)

04   Here It Comes Again (03:34)

05   Deep Inside (02:47)

07   Everything I've Known (03:35)

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08   Play Me (feat. Nas) (03:22)

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10   Let's Do This Now (03:19)

12   Y'all Want a Single (03:18)

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13   When Will This End / One (live) (14:23)

Korn

Korn sono considerati i padri del nu metal, nati a Bakersfield, California nel 1993, famosi per il sound rivoluzionario, la voce inquieta di Jonathan Davis, e testi spesso autobiografici e tormentati. Hanno innovato il metal mischiando funk, hip-hop e sonorità oscure.
91 Recensioni

Altre recensioni

Di  puntiniCAZpuntini

 "Se l'importante non è la caduta ma l'atterraggio, questa recensione è l'unica cosa degna di questo disco."

 "Nessuna azione da moviolone, ogni volta che 'atterro' dopo averlo sentito, non mi rimane nulla."


Di  TheSilentMan

 La musica che i KoRn suonano... è molto più pesante di death o black metal.

 'Y’all want a single' denuncia il music business in maniera eclatante.


Di  AR (Anonima Recensori)

 cazzo!che disco!sono veramente colpito da questo disco...COMPRATE!SPENDETE!SPUTTANATE i vostri soldi!

 Questo è un disco stupendo accompagnato dai singoli più belli right now e did my time...


Di  Metal Man

 "Con questo disco i Korn riacquistano lo scettro di portavoce generazionali."

 "Jonathan Davis torna a rifulgere di luce propria, tra passaggi melodici e momenti di furia incontrollata."


Di  (sic)

 RIGHT NOW: Si inizia alla grande, cazzo!!! Basso a tutto gas, chitarre al massimo, batteria più che mai solida e voce perfetta.

 Dopo il brutto “Follow The Leader” ed i discreti “Issues” e “Untochables”, finalmente i Korn, nel 2003, si decidono a pubblicare un capolavoro degno del primo “Korn”.