U2 - Ordinary Love (Live on The Tonight Show) I can't fight you anymore, it's you I'm fighting for
 
 
Due dita sotto il cielo
Lucio Dalla - Ciao - Hotel
BORN TO BE ALONE - Lucio Dalla - (Ciao, 1999)
“L’inascoltabile Dalla ovvero le 19 peggiori canzoni dell’orsetto peloso”. Chansondemerd n. 19. Chiudiamo con un trittico di merda. Senza parole. Da “Il contrario di me” album del 2007 “Due dita sotto il cielo”.Da “Ciao” del 1999 “Hotel” e “Born to be alone”.
E’ tutto.
Amen.
 
Dopo le 10 peggiori cose prodotte da Venditti, da Daniele, la rubrica "L'inascoltabile Dalla" di @[fabriziozizzi], l'Edoardo Smerdato di @[Martello] e la rubrica "COME SPUTTANARSI UNA CARRIERA" in volumi di @[Dislocation], mi sembra giusto e doveroso citare gli scarti dalle due precedenti rubriche del sottoscritto. Saranno in tutto 10 scarti, divisi in due ascolti. Iniziamo con Zio Antunello da Campobasso. (in ordine puramente casuale)
Raggio di luna
Antonello Venditti - Cosa avevi in mente (Videoclip)
Antonello Venditti - Dalla pelle al cuore (Videoclip)
Antonello Venditti - Non c'è male con testo
Segreti
E chi mai potrei evocare, se non @[dsalva] e @[Farnaby] ?
 
#perleoscure
Universal Congress Of - Prosperous and Qualified
universal congress of - spreadin' the malice
universal congress of - hightime
#dimenticatidadioedagliuomini

Esiste qualcosa di più 'Capish' del punk-jazz?
In principio erano i Saccharine Trust, Joe Baiza ne era il leader.
Joe Baiza è uno di quelli che fanno trooooppo 'Capish', genietto deviato della chitarra elettrica cresciuto però a pane e free-jazz, quello che ci devi avere proprio le orecchie ben allenate per fartelo piacere. Nel giro sud-californiano, di quello che a inizio Ottanta faceva musiche non troppo convenzionali ('dammi tre parole...ESSE-ESSE-TI...') era venerato per quel che era e mostrava, un riverito mammasantissima quasi trentenne, tanto che giovani promesse come Gregg Ginn, Chuck Dukowski, Mike Watt e D. Boon lo volevano nei propri dischi.
Allo stesso tempo, i Saccharine Trust, di quel catalogo fantastico erano probabilmente i più alieni, un post-punk che parte per ogni tangente e davvero devi essere un 'Dark Magus' per non perdere la strada che dalle stelle ti riporta a casa.
Beh...non avevamo ancora sentito niente! Quando dopo la metà degli Ottanta, Baiza decide di dar
vita agli Universal Congress Of, per rendere ancor più esplicita quella libertà assoluta propria del be-bop, quell'impro mai fine a sè stesso, il mondo si scoperchiò ancora una volta.
Provate questo e l'ancor più minimale-radicale 'This is Mecolodics'.
A quel punto, statene certi, Ornette Coleman vi apparirà dalla copertina suggerendovi 'The Shape of Punk-Jazz to come'...

PS: ve ne metto due, ma bisognerebbe mettere l'integrale
 
Captain Beefheart - Grown So Ugly
Cover Collection - 150
 
Iosonouncane - Summer on a spiaggia affollata ...tanto fastidioso quanto geniale...MUORI NEGRO, MUORI.
 
Ivan Graziani - Ora et labora (11 - CD1)

Ah, la notte insonne....almeno c'ho il RUOC EN ROL
 
Manteca - Dizzy Gillespie

E' qvesta la mantecatura givsta!
 
Dick Twardzik Trio - Yellow Tango (1954)

Richard Twardzik - from "Trio"
1956 (Pacific Jazz)

#jazzlegends
 
#perleoscure
The Zulus - he Zulus
#dimenticatidadioedagliuomini
The Zulus: "Kings in the Queen City" (1985)

'Bosstown Sound' strikes again?
Beh, se siamo qui, direi di no, ma questo l'avevate già intuito. Gli Human Sexual Response del chitarrista Rich Gilbert e del vocalista Larry Bangor (un'ugola di matrice-Robert Plant) facevano post-punk e non chiedetemi quanto valido perchè a) non li ho mai sentiti b) mica sono Scaruffi - e meno male. Ma oltre la cortina fumogena densa e oscura, si sentiva che c'era dell'altro. Quando si unì a loro Malcom Travis alla batteria, divennero Zulus e per un tre anni furono una delle tante 'next big thing' di quell'aristocratica località.
Dopo un e.p. di riscaldamento, nel 1988 la Slash volle fare le cose in pompa magna, tanto da chiamare un provvisoriamente disoccupato (diciamo meglio: 'meno' occupato...) Bob Mould.
Risultato? Un disco che tracima energia dal primo all'ultimo solco, di punk che diviene incredibilmente sospensione blues (ah, c'è pure l'armonica...come se John Mayall fosse nato trent'anni dopo), di melodia imprigionata in ritmi martellanti e riffoni melodici figli della temperie indie-rock.
Come se i vostri power-trio's o i vostri eroi dell'hard-rock preferiti avessero messo su la cresta settantasettina.
Risultato? Prossimo allo zero, tant'è che le righe si scioglieranno subito dopo (e Bobone si tirerà dietro Travis, quando dovrà dare la stura al power-pop punk dei suoi Sugar).
Ma ancora non me lo spiego...

Thanx Imasoulman!
 
#perleoscure
Rikki and the Last Days of Heart - '4 Minute Warning'
#dimenticatidadioedagliuomini
Rikki And The Last Days Of Earth - City Of The Damned

@[imasoulman] in cattedra:
Dici '1977' e pensi subito (non qui, là, oltre manica, chè qui nel Bel Paese si ascoltavano i cantautori...ci volevano Renzo Arbore e il suo inviato a Londra Michel Pergolani per rendorci edotti) a dei cazzoni capaci sì di dire one-two-three-four ma incapaci di mettere assieme il quarto accordo consecutivo.
E invece no, se è vero come è vero che il punk fu attitudine distruttiva verso sè stessi prima che verso ciò che circondava, musica compresa, ma che i prodromi stavano tanto negli Stooges quanto nei Roxy Music, nei New York Dolls come nel glam più spinto. Se no mica avremmo avuto Ultravox!, primi Japan, Magazine e Be-Bop Deluxe.
Ecco, Rikki Sylvan è un Adam Ant che non ce l'ha fatta.
Eppure questo disco, se vi dicono qualcosa parole come art e punk unite poi da un trattino, percorso da chitarre sanguinanti, fischi di synth malevoli e cascate di disperazione melò non posticcia, è davvero un capolavoro dimenticato di quella irripetebile stagione, implacabile assalto all'arma bianca di 'rumore futurista'.