Un tenebroso giro di basso apre il disco e "The Holy Hour" scorre ritmata, oscura e distaccata, così come la voce di Smith che diventa più stentorea e sinistra che in passato, se "Seventeen Seconds" era immerso in una densa foschia, "Faith" si discosta dal disco precedente e il suono del gruppo diventa più lento, il tempo è scandito da ritmi meccanici e senza variazioni, le chitarre sono taglienti e scarne, i sintetizzatori creano vortici malinconici e tristi litanie, il basso di Gallup sorregge ogni canzone con linee avvolgenti e fosche.
Con le eccezzioni di "Primary" e "Doubt" (che sono 2 tracce post-punk veloci non molto in linea con l'oscurità dell'album) il disco si muove su sonorità a tratti immobili, quasi a fermare il tempo in un grigiore infinito. "Other Voices" è cupa e dai toni intimi. Un rallentato ritmo tribale regge le fondamenta di "All Cats Are Grey", evocativa, epica e scura, con delle linee melodiche emozionanti quanto tristi. Uno dei punti più alti del disco si ha con "The Funeral Party" eterea, un viaggio intenso e drammatico dove la vita è finita e l'inverno ha congelato ogni movimento e ogni segno vitale.
Continua l'oscura e intensa marcia con "The Drowning Man" piena di echi e riverberi nel lavoro di batteria e nella voce di Smith, l'ansietà e la disperazione sono sempre presenti e come nubi di temporale si impossessano di ogni nota. Alla title-track il compito di chiudera l'album, una canzone che rappresenta l'intero spirito dell'opera, oscura, lenta, malinconica e piena di quella "monotonia" e immobilità musicale che da al disco un'impronta unica, personale e oscura.
Un disco che fa di dei "punti deboli" i suoi punti di forza. Onore ai Cure per essere riusciti a creare un'opera così evocativa e abbattuta, un'infinito cielo grigio prima della notte più buia e allucinata di "Pornography".
Se la tristezza avesse il dono di esalare vibrazioni sonore, probabilmente suonerebbe come meste campane presaghe di lutto su uno sfondo di languide chitarre che sbavano.
Uscite di casa in un giorno fottutamente grigio e lasciatevi insanguinare dalla pioggia. È la stessa cosa.
"La sofferenza e la rassegnazione che trasudano da questa scarna melodia sono semplicemente intollerabili."
"Un malessere esistenziale e fatalista, tipicamente adolescenziale, che agli occhi di molti può apparire patetico e autoflagellatorio, ma scevro da quella maniera che caratterizzerà i lavori post-'Pornography'."
"Faith è il cammino dell’oltre tomba per un infinito paradiso terrestre."
"La Fede vince sulla paura della sconfitta, anche se Mary ha lasciato qualche strascico in Pornography."
Robert Smith è un genio. Solo un genio poteva creare 'Faith' in età così giovane.
Questo album semi-religioso è come una penitenza portata in giro con i concerti, un lavoro incredibilmente morboso e intenso.