Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7973 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
Diana Krall The Look Of Love
Voto:
A Bisius: Domanda n°1) Prima di tutto il termine capolavori mi sembra eccessivo per delle recensioni. Immodestamente posso dire che spesso si tratta di buone recensioni, che scrivo piuttosto bene e con proprietà di linguaggio, ma i capolavori sono un'altra cosa: sono quelli che in genere (ma non in questo caso) commento. E da qui viene la risposta, che poi è la stessa di quel direttore d'orchestra beota di un famoso spot del tè deteinato : - Passione ! Domanda n°2) Circa 1950, così divisi per generi: 1050 di classica, 650 di "leggera" (dal rock ai cantautori), 250 di jazz, 50 di world music.
Diana Krall The Look Of Love
Voto:
E poi, mi si consenta, non so cosa intende il Poletti per "smontare", ma io intendo dare 1 o 2: il 3 è un voto che equivale a "discreto, passabile". Infine il disco si chiama "The LOOK of love" e non "The BOOK of love" e se c'è una cosa che è assolutamente assente sono i vocalizzi di Diana, che canta austera e compita. Insomma Poletti, questa volta proprio non ne hai azzeccata una. Succede, dài, sarà per la prossima.
César Franck - (Martha Argerich, Itzhak Perlman) Sonata per Violino e Piano in La maggiore, M 8
Voto:
Ecco un'opera classica che non conosco. Cesar Franck in effetti dette il suo meglio in tarda età, compresa la sua opera più nota (Sinfonia in re minore). Io già che siamo a a parlare di questo compositore non molto noto, suggerisco un altro gioiello nascosto: Preludio, corale e fuga per pianoforte. Ho una versione di Sviatoslav Richter che è semplicemente sublime...
Antonio Carlos Jobim The Composer Of "Desafinado" Plays
Voto:
Troppo buono, Bisius, e poi se ho contato bene dovrebbero essere "solo" 117
Diana Krall The Look Of Love
Voto:
Free jazz ? Questa è buona davvero. Spero proprio che quel buontempone del Poletti abbia voluto fare una battuta. Io addirittura ci trovo molto pop (sia pure di gran classe) e poco jazz. Ma il free-jazz che c'azzecca ? Chissà quanto si sbellicherebbe l'arzillo Ornette Coleman a sentire citare il "suo" genere così a sproposito... Bah, prendiamola sul ridere anche noi !
Diana Krall The Look Of Love
Voto:
Credo proprio di sì. Ma più che la musica a non essere un granchè è l'interpretazione. Alcuni di questi standards, suonati da jazzisti veri e propri, sono fenomenali. Per Aniel: qualche "piacevole variante" si può vedere nel sito ufficiale (ho messo un link apposta).
Antonio Carlos Jobim The Composer Of "Desafinado" Plays
Voto:
Gente, per favore non mi stroncate il Poletti. Le sue affermazioni, per quanto a volte sembrino strampalate, sono necessarie perché rappresentano il punto di vista popolare, al punto che se io fossi in lui invece che con "ipse dixit" chiuderei i miei post con "vox populi". Sì perché, mentre noi ci culliamo in una sterile accademia in cui la qualità e il valore artisitico della musica hanno un senso, il Poletti ci sbatte in faccia coraggiosamente la cruda realtà, e cioè che l'italiano medio Jobim non sa manco chi sia, impegnato com'è nell'adorazione di Tiziano Ferro. E siccome ci piaccia o non ci piaccia la realtà è questa, se il Poletti, come in questo caso, ce la espone senza insultare, bisogna rispettare il suo punto di vista, pur (naturalmente) non condividendolo.
Antonio Carlos Jobim The Composer Of "Desafinado" Plays
Voto:
Posso capire che un'interpretazione così liscia, neutra di queste melodie possa non appassionare qualcuno, anche se un 2 mi sembra comunque molto severo. Sarei curioso di sapere cosa ne pensa il Poletti delle stesse canzoni eseguite, per esempio, da Joao Gilberto. Si tratta comunque di classici, la cui bellezza secondo me rimane tale anche in questa veste spoglia ed essenziale. Ma ognuno è libero di dissentire, ci mancherebbe.
Antonio Carlos Jobim The Composer Of "Desafinado" Plays
Voto:
A neo1988 e a Lethe vorrei dire che non conosco i criteri seguiti dagli editori per dividere le recensioni, criteri che negli ultimi tempi effettivamente mi hanno favorito nel 100% dei casi, cosa che (intendiamoci) non mi dispiace affatto, ma alla quale non darei eccessiva importanza. Immagino che oltre alla qualità della recensione conti parecchio proporre tipi di musica non troppo "battuti" in precedenza. Per esempio con una buona recensione che tratti di musica classica, di jazz o (come in questo caso) di musica brasiliana, penso che si abbiano più probabilità di essere scelti dagli editori che con una recensione, magari ugualmente valida, che tratti dei Pink Floyd, dei Coldplay o dei REM, i cui titoli sono ormai tutti esauriti da tempo, e di cui si contano settime e ottave copie. Per quanto mi riguarda io sono arrivato a quota 116 recensioni senza mandare neanche un doppione, e forse anche questo ha la sua influenza. In ogni caso io leggo, nei limiti del tempo a disposizione, anche quelle dell'"altra sponda" e, quando a mio giudizio lo meritano, non ho nessuna remora a votarle 4 o 5 stelle. La necessità della divisione in due elenchi penso sia nata dal flusso sempre crescente delle recensioni, flusso che è enormemente influenzato dalla presenza di molti, troppi doppioni, triploni, sestuploni ecc. Comunque sul perché di questa divisone più che a me sarebbe meglio chiedere notizie agli editori medesimi.
Zucchero feat. Miles Davis Dune Mosse
Voto:
Parola di uno a cui Zucchero non piace per niente: questa qui l'aveva davvero azzeccata, non si sa bene come, per quanto la sua voce riesca a rovinarla non poco. Non così la tromba di Miles Davis, che ne esalta una melodia tale da impressionare favorevolmente un musicista del genere, cosa non certo facile.