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DeRango : 1,15
DeEtà™ : 7119 giorni • Qui dal 13 dicembre 2006
Fabrizio De André Le nuvole
Voto:
Che gusti del cuculo.
Pink Floyd Atom Heart Mother
Voto:
boh punti di vista, per me un grande musicista è quello che compone grandi canzoni, non quello che suona col pilota automatico.
comunque punti di vista.
Fabrizio De André Creuza de mä
Voto:
Ahahahahaahahahahahahaahahahaha
Fabrizio De André Tutti Morimmo A Stento
Voto:
Richiamando il mio ultimo commento dico che De André era un poeta, non uno che scriveva poesie.
Fabrizio De André Vol. 8
Voto:
Qua sembra quasi che De André ora debba tutto a De Gregori, quando non ne è stato che la musa sin dagli esordi. Ma per favore.
Fabrizio De André Vol. 8
Voto:
"Fabrizio era colpito dal mio modo di scrivere. Non fece nulla per assimilarmi a sé: mi lasciò a briglia sciolta e così fece con se stesso. Io ero ovviamente affascinato da quello che lui rappresentava, ma lui era attratto da quello che rappresentavo io: sicché non ci fu prevaricazione, da parte di nessuno dei due. Certamente ciascuno trasse qualcosa dall'altro. Lui era figlio d'una cultura francese e trobadorica, io venivo da Dylan e dal modello americano. Volume VIII fu comunque un'esperienza straordinaria, lui era bellicoso ma generoso, complicato da andarci d'accordo ma facilissimo da amare. Sono passati trent'anni e il tempo affievolisce i ricordi, ma una cosa la ricordo bene: quando Fabrizio mi propose di scrivere con lui mi sembrò di sognare, mi sentii al settimo cielo. Poi ci si abitua a tutto, e così, dall'adorazione iniziale, cominciai a vivere la nostra collaborazione come un fatto normale, un impegno comune tra due colleghi. Ma oggi, a pensare d'avere lavorato con lui, mi vengono i brividi".
Fabrizio De André Vol. 8
Voto:
@ degregorius -
L'incontro con Fabrizio De André appartiene al repertorio delle affinità elettive. Li spinge l'un l'altro non il capriccio del caso, ma un automatismo del destino: "Era stato ascoltando i suoi dischi" dice Francesco, "che avevo deciso di scrivere canzoni. Furono molte le cose che, nei suoi dischi e nei suoi atteggiamenti, mi stregarono: era stato il primo a dare alla canzone italiana dei contenuti non soltanto, e non necessariamente amorosi. Dimostrando che la canzone poteva anche essere impervia, corrosiva, realistica, poetica. Musicalissima ma anche narrativa e, perché no, politica. Poi non andava in tivù, non dava intervista, subiva di malavoglia i flash dei fotografi e, addirittura non faceva concerti: rifiutava le moine dell'affarismo discografico e i rituali del professionismo canoro, che anche i grandi maestri, i Paoli, i Tenco, i Bindi avevano dovuto subire. Fu il primo nostro artista ad essere veramente underground, ben prima che il termine diventasse di moda". Un giorno Francesco scrive a De André una lettera vibrante d'ammirazione, poi gli manda le sue incisioni e Alice fa dire a Fabrizio, un po' iperbolicamente, "questo sì che è un vero talento, se io sono il liceo lui è l'università".
De Gregori: "Fabrizio dormiva di giorno e io dormivo di notte. Così si lavorava a turno: lui nelle sue notti d'insonnia, mi lasciava sul tavolo della cucina prima di andare a dormire, le strofe che gli erano venute durante la veglia. E io, la mattina, mi alzavo, le trovavo e le proseguivo. Poi la sera quando Fabrizio si alzava, ne discutevamo insieme e nascevano le musice, d'acchito. Fabrizio era, peraltro, un musicista eccezionale" Alla fine sono quattro i brani che appariranno su disco, ad essi si aggiungono i tre che l'uno e l'altro hanno scritto da soli: Le Storie di Ieri di De Gregori, e Fabrizio, Giugno '73 e Amico fragile, l'autoritratto che, con la domenica delle salme, resterà il suo massimo approdo poetico.
Fabrizio De André 1991 Concerti
Voto:
"La cosa buffa, è che tutti mi vorrebbero ascoltare in concerto. Non sanno la cosa penosa che li aspetterebbe. Mi offrono cifre pantagrueliche: Sergio Bernardini è arrivato a propormi il cachet di Aznavour, che al momento è quello che si fa pagare di più. E io ogni volta dico di no: pensa a me sul palco, prima di cominciare mi sarei già cagato addosso. Poi mi do del cretino, a rifiutare tutti quei soldi" dopo anni fu convinto da Dario Fo e Nanni Ricordi a presentarsi sul palco, "So già che non mi divertirò, dice, ma ho bisogno di soldi. E forse è l'ora di smetterla di fare il Leopardi dei poveri, chiuso nella biblioteca di casa a sognare la luna"
"Arrivai in scena con le gambe che mi si piegavano" raccontò, "gonfio di whisky per vincere la tachicardia, come mi aveva consigliato Ferreri, che è laureato in veterinaria. Pretesi un leggio per i testi: Benedetti Michelangeli, mi dicevano, suona a memoria, senza spartito. Grazie al cavolo, rispondevo, io non sono mica Benedetti Michelangeli". Poi sedette, cominciò e fu un trionfo.
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Fenomenale.