The Gathering If Then Else
Voto:
Secondo me avresti dovuto aggiungere a questo bellissima introduzione anche una vera e proppria recensione ,a me le recensioni lunghe non spaventano
I The Gathering son sempre stati una band atipica ,che ha tracciato ,durante la sua carriera, costellazioni particolari e personali. Dopo il loro platter “How To Measure a Planet?”,un melange di energia implicita ,dissolvenza e suggestione i Nostri sembrano quasi riconciliarsi con la forma-canzone con il più immediato If-Then-Else, un ‘altro ottimo trip dove regna una bellezza pregna di incanto.Brani migliori: la claustrofobia “Shot to Pieces” l’ovattata “Amity”la splendida “Bad Movie Scene” (solo a me ricorda l’intramontabile Rescue Me?) la desertica e disturbata “Colorado Incident” l’aquatica “Analog Park” ,la lisergica “Herbal Movement” , la celeberrima “Saturnine” e la finale “Pathfinder”
Dream Theater Images And Words
Voto:
la recensione è buona ,se non fosse per il dettaglio che fosse la millesima sulla band:Lavoro a mio parere sopravalutato,dove solo la metà convince
Inkubus Sukkubus Vampyre Erotica
Voto:
ottima recensione fidia. Loro li ho sentiti solo nominare,ma non ho mai ascoltato nulla di concerto
Novembre The Blue
Voto:
Dopo un paio di mesi torno nel topic dei Novembre perché finalmente ho ascoltato “The Blue” , anche se invece di dare un giudizio affrettato ho preferito addentrarmi nel profondo dei 12 meandri blu. È inconsueto però che il nuovo Platter del Combo Italiano , ormai uno dei nomi più importanti del pantheon metallico , ultimato a così poca distanza dal pluriacclamato “Materia” .Già la bellissima cover, plasmata dalle mani esperte di Travis Smith ,riesce a tuffarci immediatamente nelle vitree tonalità del Quintetto : Un fulgido e turchese scenario metafisico anche a livello inconscio , che resiste all’inesorabile scorrere del tempo . Il sesto Tomo dell’Ensamble capitolino dimostra un accesa volontà di cambiar pelle con un cambio deciso. Allontanandosi dalla rarefatezza aperta del suo predecessore i Nostri si avvicinano alla furia ed all’irruenza quasi adolescenziale dell’ ottimo “Classica”(2000) , apprendendone gli oscuri ed arcani segreti. . Inoltre
non mancano inaspettate venature progressive , che li avvicinano sempre di più ai cugini svedesi Opeth. Le 12 creature si snodano attraverso labirintiche contorsioni , sulla quale si stagliano le magistrali modulazioni di Carmelo , che alterna l’affondo raschiato del growl alla dolcezza carezzevole del suo cantato pulito, a tratti davvero simile ad una triste nenia. Purtroppo i suoi oltre 67 minuti di durata non riescono a risultare coinvolgenti come dovrebbero ,avvolgendoci in una spirale di inconcludenza, nonostante i numerosi ed attenti ascolti. È paragonabile in un certo senso ad “How To A Measure A Planet?”(non a livello di sonorità vero e proprio ovviamente ma a livello di songrwitting) , coraggioso lavoro dei The Gathering: Un lavoro di transizione che presenta ottime idee e novità ma dove l’ispirazione passata sembra essersi dissolta nell’aria a favore di un infinito dilatarsi. Soltanto la bellissima “Architheme”, che svetta su tutte , riesce a competere ad armi pari con l ‘inarrivabile voce piangente di “Nostalgiaplatz” e “My Starving Bambina” e il muro in perenne ombra di “Onirica East” . Per carità ,ci troviamo al cospetto di musica sopra la media ( lo dimostrano brani come l’accattivante “Bluecracy” , la sfuggente effusione di “Iridescence” e “Sound Odyssey “ e il fascino strumentale di “Zenith” (che ricorda vagamente “Winter 1941” meno melanconica ) ,ma non posso fingere che mi aspettassi di viaggiare ancora ai confini del sogno e della tristezza.
Purtroppo il viaggio è riuscito solo a metà.
voto:3.5
Novembre The Blue
Voto:
Dopo un paio di mesi torno nel topic dei Novembre perché finalmente ho ascoltato “The Blue” , anche se invece di dare un giudizio affrettato ho preferito addentrarmi nel profondo dei 12 meandri blu. È inconsueto però che il nuovo Platter del Combo Italiano , ormai uno dei nomi più importanti del pantheon metallico , ultimato a così poca distanza dal pluriacclamato “Materia” .Già la bellissima cover, plasmata dalle mani esperte di Travis Smith ,riesce a tuffarci immediatamente nelle vitree tonalità del Quintetto : Un fulgido e turchese scenario metafisico anche a livello inconscio , che resiste all’inesorabile scorrere del tempo . Il sesto Tomo dell’Ensamble capitolino dimostra un accesa volontà di cambiar pelle con un cambio deciso. Allontanandosi dalla rarefatezza aperta del suo predecessore i Nostri si avvicinano alla furia ed all’irruenza quasi adolescenziale dell’ ottimo “Classica”(2000) , apprendendone gli oscuri ed arcani segreti. . Inoltre
non mancano inaspettate venature progressive , che li avvicinano sempre di più ai cugini svedesi Opeth. Le 12 creature si snodano attraverso labirintiche contorsioni , sulla quale si stagliano le magistrali modulazioni di Carmelo , che alterna l’affondo raschiato del growl alla dolcezza carezzevole del suo cantato pulito, a tratti davvero simile ad una triste nenia. Purtroppo i suoi oltre 67 minuti di durata non riescono a risultare coinvolgenti come dovrebbero ,avvolgendoci in una spirale di inconcludenza, nonostante i numerosi ed attenti ascolti. È paragonabile in un certo senso ad “How To A Measure A Planet?”(non a livello di sonorità vero e proprio ovviamente ma a livello di songrwitting) , coraggioso lavoro dei The Gathering: Un lavoro di transizione che presenta ottime idee e novità ma dove l’ispirazione passata sembra essersi dissolta nell’aria a favore di un infinito dilatarsi. Soltanto la bellissima “Architheme”, che svetta su tutte , riesce a competere ad armi pari con l ‘inarrivabile voce piangente di “Nostalgiaplatz” e “My Starving Bambina” e il muro in perenne ombra di “Onirica East” . Per carità ,ci troviamo al cospetto di musica sopra la media ( lo dimostrano brani come l’accattivante “Bluecracy” , la sfuggente effusione di “Iridescence” e “Sound Odyssey “ e il fascino strumentale di “Zenith” (che ricorda vagamente “Winter 1941” meno melanconica ) ,ma non posso fingere che mi aspettassi di viaggiare ancora ai confini del sogno e della tristezza.
Purtroppo il viaggio è riuscito solo a metà.
voto reale:3.5
Ottima recensione
Novembre The Blue
Voto:
Dopo un paio di mesi torno nel topic dei Novembre perché finalmente ho ascoltato “The Blue” , anche se invece di dare un giudizio affrettato ho preferito addentrarmi nel profondo dei 12 meandri blu. È inconsueto però che il nuovo Platter del Combo Italiano , ormai uno dei nomi più importanti del pantheon metallico , ultimato a così poca distanza dal pluriacclamato “Materia” .Già la bellissima cover, plasmata dalle mani esperte di Travis Smith ,riesce a tuffarci immediatamente nelle vitree tonalità del Quintetto : Un fulgido e turchese scenario metafisico anche a livello inconscio , che resiste all’inesorabile scorrere del tempo . Il sesto Tomo dell’Ensamble capitolino dimostra un accesa volontà di cambiar pelle con un cambio deciso. Allontanandosi dalla rarefatezza aperta del suo predecessore i Nostri si avvicinano alla furia ed all’irruenza quasi adolescenziale dell’ ottimo “Classica”(2000) , apprendendone gli oscuri ed arcani segreti. . Inoltre
non mancano inaspettate venature progressive , che li avvicinano sempre di più ai cugini svedesi Opeth. Le 12 creature si snodano attraverso labirintiche contorsioni , sulla quale si stagliano le magistrali modulazioni di Carmelo , che alterna l’affondo raschiato del growl alla dolcezza carezzevole del suo cantato pulito, a tratti davvero simile ad una triste nenia. Purtroppo i suoi oltre 67 minuti di durata non riescono a risultare coinvolgenti come dovrebbero ,avvolgendoci in una spirale di inconcludenza, nonostante i numerosi ed attenti ascolti. È paragonabile in un certo senso ad “How To A Measure A Planet?”(non a livello di sonorità vero e proprio ovviamente ma a livello di songrwitting) , coraggioso lavoro dei The Gathering: Un lavoro di transizione che presenta ottime idee e novità ma dove l’ispirazione passata sembra essersi dissolta nell’aria a favore di un infinito dilatarsi. Soltanto la bellissima “Architheme”, che svetta su tutte , riesce a competere ad armi pari con l ‘inarrivabile voce piangente di “Nostalgiaplatz” e “My Starving Bambina” e il muro in perenne ombra di “Onirica East” . Per carità ,ci troviamo al cospetto di musica sopra la media ( lo dimostrano brani come l’accattivante “Bluecracy” , la sfuggente effusione di “Iridescence” e “Sound Odyssey “ e il fascino strumentale di “Zenith” (che ricorda vagamente “Winter 1941” meno melanconica ) ,ma non posso fingere che mi aspettassi di viaggiare ancora ai confini del sogno e della tristezza.
Purtroppo il viaggio è riuscito solo a metà.
voto:3.5 reale
Ueickap Stereotyped
Voto:
concordo in parte con lovelorn . Io avevo sentito un brano un pò di tempo fa ma non lo trovai per nulla avvincente ed interessante
The Gathering If Then Else
Voto:
Ottima recensione,sulla quale condivido tutto ,anche se purtroppo hai trascurato l'analisi musicale vera e propria, questione non da poco secondo la sottoscritta. Purtroppo questo è l'unico album della band che mi manca,ma prestissimo mi rifarò
Iron Maiden Dance Of Death
Voto:
benvenuto
My Dying Bride Songs Of Darkness, Words Of Light
Voto:
Uno dei miei ultimi acquisti è lo splendido “Song Of Darkness” , Words Of Night” ,penultimo parto degli albionici My Dying Bride. Titolo quanto mai esplicativo (anche se banale) per il Combo: Infatti ogni album della Sposa Morente è ormai una garanzia di qualità , dove troverete la magica miscela di luci ed ombre che ha fatto la sua fortuna. Il lavoro palestra il solito amore per le sonorità decadenti , le atmosfere romantiche , le liriche colme di insaziabile sentimento. La band riprende in mano le redini come maestri per eccellenza del Doom Metal odierno , con pezzi del calibro di “Catherine Blake” , “My Wine In Silente” , “The Blue Lotus”, dove la nuova arrivata alle tastiere , Sarah Stanton, fa il suo dovere . In realtà tutto non funziona alla perfezione , ed esiste qualche piccola caduta di tono , qualche piccolo angolo da smussare che incidono sulla sua qualità totale. Continuo a preferire il trascendente “ The Dreadful Hours” ,veramente un capolavoro con la C Maiuscola. di arte oscura e irreale