bowie&barrett

DeRango : 0,47
DeEtà™ : 7592 giorni • Qui dal 30 agosto 2005
Bon Jovi Have A Nice Day
Voto:
ehi Norma fatti un po' furbina. il dramma semmai è che c'è qualcuno che lo ha ascoltato! dai, su, dimmi almeno che lo hai masterizzato, e dai... :-) (ps. 4 al recensore per il coraggio. infatti temo che fra un po' la m°°°° pioverà...)
Living Colour Live at CBGB's
Voto:
urca! perdona l'ignoranza, ma non sapevo neppure che esistesse questo album!! slurp slurp...
Amari Grand Master Mogol
Voto:
non è possibile... ma conoscete pure questo disco... siete dei grandi!!!!!!!!
Aqua Aquarium
Aqua Aquarium
1 ott 05
Voto:
felicemente, pacchianamente, e intelligentissimamente idioti! :-) voto pieno
David Bowie Young Americans
Voto:
Ciao cece, ma che ci fai in piedi alle 3.00?? pensavo di essere l'unico mattacchione ancora in giro girulla... ;-)
Derek Sherinian Mythology
Voto:
no. no no no... ha una tecnica eccezionale, su questo nessun dibattito :-) infatti temo che la capacità tecnica di Derek sia stata l'unico metro del tuo giudizio su questo prodotto. diciamo, e spero di non farti in(...caz...)zare, che io da un musicista pretendo sempre qualcosina in più. obiettivamente, ritieni davvero che questo sia un buon prodotto, dato che fallisce proprio nei tentativi più melodici (Lukather a parte)? ciao!
David Bowie Young Americans
Voto:
Consideriamo che si trattò, insieme a "Pin Ups", di un esperimento, o meglio (dato il personaggio) di un divertissement che andava a precedere una resurrezione artistica dopo la “morte” di Ziggy; un disco cosiddetto “di transizione”, un po' come "Black Tie White Noise" all'inizio degli anni '90. Con una differenza fondamentale: la goliardia del secondo rispecchiava una ritrovata serenità esistenziale e creativa; al contrario, le atmosfere del primo possono essere viste come una maschera, una reazione se non addirittura una traslitterazione in musica di un profondo smarrimento. Un album che può sì essere rivalutato e difeso, ma alla luce della benevolenza di cui godono gli album meno riusciti di un artista quando, a distanza di anni, appaiono come il momento di transizione necessario verso una più splendente stagione creativa, piuttosto che l’anticamera di una parabola discendente, una crisi artistica irreversibile. In effetti, Young Americans rientra nel secondo caso: è vero, fu l’anticamera - insieme a Station To Station - del glorioso periodo berlinese; ma fu contemporaneamente, se non soprattutto, la fine della parabola artistica di quella che era stata la più celebre delle incarnazioni di David: Ziggy Stardust. Parlavo prima di divertissement, ma forse era più opportuno parlare di un “riso amaro”. David si specchiava, e quello che vedeva riflesso era proprio il cracker actor di un suo celebre brano. David non era riuscito a uccidere Ziggy, non si era riappropriato dei propri panni. Era stato al contrario lo Starman, ormai orfano di ogni poesia, ad essersi impossessato della scena, e stava completando la propria degenerazione; mentre David si chiudeva in se stesso, perso in una dipendenza dalla cocaina che appariva ormai irreversibile. “Young Americans”, apparentemente così easy, così leggero, è in realtà la fotografia… lo scatto d’autore di un dramma. Fu il frutto ingenuo di un impulso, di un bisogno irrefrenabile di continuare la propria parabola, quale essa fosse; il tentativo di creare l’ennesima opera d’arte, costi quello che costi, elevando in una apparente perfezione formale un messaggio terribilmente vuoto. In quale altro modo leggere l’espressione “plastic - soul”, con la quale David definì il sound del disco? un ossimoro, una contraddizione in termini. Un’operazione che agli occhi (e alle orecchie) di chi – nelle trame di questa colossale pantomima - ha il compito di ascoltare può apparire, a seconda del grado di devozione concesso al protagonista, come un atto viscerale e sincero, volendo come l’incarnazione definitiva da parte del proprio idolo; oppure, come l’ennesimo fottuto capriccio di una star che, ormai, non sembrava più in grado di vivere nulla lontano dai riflettori, neppure la propria disfatta personale, la propria irreversibile autodistruzione. Pur amando profondamente la sua musica, è inevitabile propendere verso la seconda ipotesi. Perché questo era Bowie nel 1975: il confuso e allucinato compilatore di una musica falsa, inutile, e irritante, ottusamente pretenziosa nella propria velleità artistica di narrare il niente. Fortunatamente per lui, ne venne fuori. Questo album viene solitamente ricordato poiché coincise con la consacrazione definitiva di Bowie negli States. Ma qualora volessimo assecondare Bowie, e condividere con lui il suo “stato mentale” (ciao Mr.Iko!), potremmo guardare a questo album come al capitolo finale di una saga, cominciata con “Hunky Dory” e un giovane e strafottente Bowie alla corte di Warhol. Lo interpreteremmo come l’ultimo, drammatico atto di Ziggy. Lo Starman morì, e non lo fece in gloria, per lasciare il posto alla nuova, definitiva e gelida incarnazione artistica di David: il Duca.
David Bowie Young Americans
Voto:
Sto per fare una cosa incredibile, pacchiana, e per qualcuno anche irritante: sto per dare un voto altissimo a un disco che formalmente e stilisticamente parlando, è un errore, un fallimento musicale, se non addirittura e semplicemente uno schifo. Ma lo faccio a ragion veduta: le mie sono opinioni opinabili, ma credo che nella storia della musica contemporanea molti album abbiano assunto un significato e un'importanza che spesso esula completamente la pura e semplice forma musicale. E questo discorso vale a maggior ragione nel caso di Bowie, la cui espressione artistica prevede la musica come una delle componenti (spesso sublime), più che come sostanza fondamentale. Di seguito espongo in modo puntuale le ragioni. Una sorta di controrecensione, un esperimento forse un po' folle (e vabbè) che non vuole essere assolutamente un attacco a Dune Buggy, ma un'amichevole pretesto di dibattito. In particolare, con una MR.Iosa persona che, qualora legga il messaggio, si riconoscerà citata. A voi.
David Bowie "Hours..."
Voto:
...per stavolta ti perdono :-) la critica, così come l'hai impostata, è assolutamente condivisibile. ho però il sospetto che meriti un puntino in più... (sai, anche Caz ci tiene moltissimo ai puntini su Debaser eh eh)
Pink Floyd Echoes The Best Of
Voto:
naaaaa Echoes non è nè un disco bello nè un disco brutto. semplicemente, un modo errato di ascoltare i Pink Floyd. Punto.