Viva Lì

DeRango : 0,32
DeEtà™ : 7375 giorni • Qui dal 1 aprile 2006
Bruce Springsteen The Ghost Of Tom Joad
Voto:
Questa volta Grasshopper non hai esagerato nella valutazione (guai se mettevi 5!). E, una volta tanto, (ma qualche altra volta è già successo), sottoscrivo parola per parola quanto da te scritto nella recensione. Che sollievo! E che bravo Bruce. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Nebraska
Voto:
All'apice del proprio successo, Springsteen abbandona il rock e si concede una pausa di riflessione. Imbraccia la chitarra e l'armonica, giochicchia con il folk e incide una serie di ballate nostalgiche e senza tempo (quella citata nella recensione è, in effetti, la più bella). S'ispira a Woody Guthrie e cita (apertamente) Bob Dylan. Sì, in effetti siamo ai limiti del plagio d'autore, ma fra Dylan e questo Springsteen, francamente, non saprei chi scegliere. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Lucky Town
Voto:
Caro Fyguns, 'sta recensione è quel che è (cioè vale poco), però alcune cose che dici le condivido. Bruce è sempre bravissimo, ma ogni tanto (ogni tanto, non sempre) perde un pò la bussola. Ecco, qui l'ha persa. Però il disco vale sempre un bel 3. E se tutti quelli che perdono la bussola facessero dei dischi da 3 DeBaser potrebbe anche chiudere baracca e burattini. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Live In New York City
Voto:
Lui, la band, la musica, il rock: come ai bei tempi. Sono invecchiati ma non sono domi, scaldano il pubblico, aizzano le arene. E' un piacere vederli suonare, è proprio un gran bel piacere. E anche sentirli, stavolta, fa un bell'effetto. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Human Touch
Voto:
Disco bello, ma normale. Da Bruce è lecito aspettarsi molto di più. Sia chiaro, non è da buttare, ma insomma, sembra quasi una brutta copia del primo album del Boss (che già non era tutto 'sto granchè). Vabbè, uno svarione, di tanto in tanto, possiamo anche perdonarglielo. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Greetings From Asbury Park, N.J.
Voto:
Folk rock tagliato con l'accetta. Piace alla critica (molto meno al pubblico), inventa delle belle melodie, molte canzoni sono carine, ma pare eccessivamente controllato e censurato. Come esordio è passabile, ma giudicando poi l'importanza e la grandezza di certi suoi album, verrebbe da meravigliarsi e rimanere allibiti dopo aver ascoltato questo dischetto nè carne nè pesce. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Darkness On The Edge Of Town
Voto:
L'America che racconta Bruce fa paura, ma è quella vera: è l'uomo comune che rende grande gli States, quello che si alza alla mattina alle sei e lavora fino al suono della sirena ("Factory"), e sa che la propria vita non può innalzarsi e nemmeno glorificarsi. Oltre a queste considerazioni semipolitiche, Bruce innesta nel proprio rock dei riuscitissimi accenti folk-country. E realizza, come fosse un miracolo, un secondo capolavoro dopo il monumentale "Born to run". E non è proprio cosa da tutti (i giorni). Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Bruce Springsteen & The E Street Band Live/1975-85
Voto:
Cofanetto lussuoso, non c'è che dire. Eppure all'epoca non vendette moltissimo. Perchè? Semplicissimo: riprodurre in supporto audio (sia esso CD, LP, vinile, musicassetta) le emozioni e le sensazioni che ti offre Bruce durante un concerto è pressochè impossibile. Per cui, va benissimo comperare il cofanetto per crogiolarsi durante i momenti meno belli della propria esistenza, ma addirittura proporci 3 Cd di emozioni risulta un pò svergognato e forzato. Comunque, grandi canzoni. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Born To Run
Voto:
Bhe, che dire? Il De-Recensore ha spiegato benissimo la grandezza quasi epocale di questo purissimo capolavoro che è, senza dubbi e paroloni, il più grande album rock di tutti gli anni Settanta. Imprescindibile. Chiaro? Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Born In The U.S.A.
Voto:
Meno bello di "Born to run" (e lo si può capire), ma assai superiore, ad esempio, a "Lucky Town" (1992). Springsteen racconta le storie di un America distrutta e umiliante, che ti invita ad imbracciare il fucile e che poi, spietatamente, ti scarica brutalmente in mezzo ad una strada. Grande personalità e grande ritmo rock. Nessun brano può essere considerato minore, eppure, a tratti, pare che Springsteen non abbia saputo realmente quale vestito artistico voler dare all'intero album. Ma è solo questione di secondi, poi si viene automaticamente rapiti e trascinati nel vortice della disorientatività organizzata (bellissimo, oltre a "Born in the Usa", anche "Glory Days" e "I'm on fire"). Da brividi "Bobby Jean". Votare 3 questo disco è un pò ridicolo, ed è chiaro come il recensore abbia voluto dimostrare in tutti i modi di essere preparato musicalmente (ma non lo è) e grossolanamente alternativo. Marco Poletti Dixit.