La cosa più istintiva che ho pensato dopo aver ascoltato questo disco è che a volte il rumore è la miglior musica che un uomo possa ascoltare. Ipnotico sin dall'inizio, rappresenta quello che è l'embrione di tutto ciò che è venuto dopo (grunge, post-punk, emo solo per citarne alcuni). Nati dal punk, i Sonic Youth hanno creato qualcosa che non c'era, qualcosa che già si poteva vagamente immaginare in qualche brano dei Beatles (mi viene in mente Helter Skelter) o nel meraviglioso disordine del punk '77 ma pur sempre qualcosa di nuovo. E' impressionante pensare che una chitarra al massimo della distorsione, rumore al 100%, possa comunicare in un modo così diretto ma allo stesso tempo impressionante.
L'album inizia con Teenage Riot, brano orecchiabile che più strizza l'occhio al punk, dove la reediana voce di Ranaldo narra la fantastica vicenda di una nuova rivoluzione, di un nuovo mondo creato dai giovani, fatto di nuovi ideali. Silver Rocket è quasi hard-core, dura quasi 4 minuti ma scorre velocissima, è puro sfogo, impervia follia. The Sprawl sembra più garage-rock ma la algida voce di Kim Gordon, volutamente storpiata nei versi iniziali, regna sovrana sull'arrangiamento sobrio ma allo stesso tempo quasi elegante, leggero. Across the Breeze è sempre cantata dalla Gordon, ma è di nuovo hard core, si sente il dramma, il dolore nella sua voce che strilla implorante "I wanna know, I wanna know", il testo più bello, è poesia. Eric's Trip è di nuovo orecchiabile, di nuovo canzone; torna Ranaldo e riaffiora i Velvet Underground con la loro tristezza intrinseca, ma il brano è quasi grunge. Total Trash invece è più allegro della precedente serie di brani, somiglia forse un pò troppo a Teenage Riot e non è molto originale; il cambiamento di tempo che sopraggiunge al termine del brano non ravviva molto la monotona idea, piuttosto è apprezzabile la noise-session che lo precede, con la batteria che scolpisce ritmi quasi jungle. In Hey Joni torna la disperazione, brano post-punk molto toccante con un bel testo. Providence è un inserto sperimentale ma sinceramente non ne ho capito molto il senso, sono quasi 3 minuti con un pianoforte che suona un motivetto triste con un rumore di pioggia insistente, probabilmente creato sempre con le chitarre e una voce che sembra tratta da un film, apprezzabile ma un pò noiosa. Candle è bellissima con il suo arpeggio iniziale che prelude sempre un brano dark, poi però sopraggiunge un leit-motiv più spensierato. La successiva Rain King è forse la più "noise" di tutte, Ranaldo con la sua voce scura ma incisiva incute inquietudine ed il basso perverso di Gordon lo segue in un interessante intreccio. Kissability è bellissima, forse la più bella, la Gordon gelida canta una melodia un pò infantile ma freddissima, meravigliosa, sembra quasi Nico, un pò dolce e un pò teutonica. Trilogy è anch'essa meravigliosa, sebbene sia l'ultima traccia (veramente sono 3 brani racchiusi nella stessa traccia). In The Wonder Ranaldo grida con la sua chitarra, Hypersation fa veramente paura, è terrorizzante, un terrbile incubo. L'album si conclude con Eliminator Jr., un hardcore punk ad alta velocità in cui Kim si violenta, geme e urla compiacente, il brano più duro dell'album che lo conclude, forse un pò inaspettatamente.
E' stato difficilissimo per me recensire questo disco perchè non è come tutti gli altri, è qualcosa di diverso. Daydream Nation è un folle e terrorizzante grido, è qualcosa che rende inquieti ma allo stesso tempo è meraviglioso, è una droga. Una vera e propria pietra miliare, non si contano le volte che l'ho ascoltato eppure ogni volta è come la prima.
La massa lavica ammalia ma devasta.
Quella cera è indomabile. Eterno splendore dona a loro, oh Signore...
"Daydream Nation è un capolavoro. Senza mezzi termini."
Un gioiello senza tempo che tutti dovrebbero possedere o almeno conoscere.
«Ogni parola pronunciata in merito a 'Daydream Nation' non va sicuramente sprecata, giacché quest'album non finirà mai di sorprendere il pubblico.»
«Ci sono momenti, rari in ogni disco, dove le ricerche selvagge dei chitarristi collidono in ciò che può essere definito come una 'radiazione'.»
"'Teenage Riot' per me era un modo di essere, un monito, non ero e non avrei accettato di restar quieto."
"Daydream Nation è il primo vero incontro del rumore con la melodia, così come io avevo il primo incontro tra l’amore spirituale e l’amore fisico."
«I don’t wanna die, guys» – Thurston Moore nel ricordo del 1998.
«Nei Sonic, lo sfondamento della soglia del rumore determinava l’approdo a un nuovo gradino espressivo, non l’esibizione d’una confusa rabbia iconoclasta.»