Voto:
bene, vi siete sfogati? Ora vi dico la mia. Dunque, non voglio entrare in polemiche politiche, ammettiamo solo che l'adesione ad una ideologia piuttosto che un'altra è cosa individuale e quindi insindacabile. Detto questo, io sono uno che s'impressiona solo a vedere un filo spinato, mi sono ritrovato a commuovemi su documentari di storia, sono un assiduo lettore dei vari Remarque, Celine, Malaparte, Rigoni Stern e Levi (proprio adesso sto leggendo "La Tregua"). Bene, nelle pagine crude e struggenti di questi testimoni diretti degli orrori della guerra, non c'è niente di bello, c'è solo desolazione, morte, PUTRESCENZA (termine che ha suscitato l'ilarità di molti, io non saprei come altro descrivere il cortile fangoso di un campo di concentramento). Poi capita d'imbattersi in una musica che, sebbene partorita da coglioncelli di oggi che la guerra non l'hanno vista nemmeno dallo specchietto retrovisore, riesce a comunicare questa desolazione, morte, putrescenza. E' il miracolo dell'arte (o chiamiamolo intrattenimento, se proprio non vi va già questo termine), una musica che è più eloquente di ogni documentario o foto di repertorio, proprio perchè non ha funzione documentativa, ma è fatta per esprimere e suscitare emozioni. Io vi sfido ad ascoltare, di questo album, in successione i brani sei, sette ed otto. In particolare, lo stacco fra la sette e l'otto: il fragore dei tamburi, una terribile voce che in tedesco grida in lontanza, silenzio, e poi l'inizio della Morte, una marea sintetica di 5 minuti che non ha niente di allegro, niente di fieramente bellico, niente di cool, ma comunica solo smarrimento, sgomento, pericolo incombente, incertezza, presagi negativi, desolazione e morte, almeno quanto possono fare le pagine di Levi e Riconi Stern. Detto questo, non me ne frega un cazzo di chi sia chi ha suonato questa cosa e cosa pensi, mi interesso esclusivamente del significante, che mi colpisce, mentre il significato glielo dò io con la mia interpretazione soggettiva. Soggettiva! Detto questo, ci sono due modi di recensire un album di cui non si condivide il messaggio di fondo: uno ironico (si vada, per esempio, a vedere la mia recensione su Boyd Rice and Friends) oppure esprimere fedelmente (turandosi il naso, se necessario) quello che l'artista ha voluto esprimere. Questa operazione (che io ho definito ironicamente nazi-transfert) può essere criticata solo nella vanità, nell'autocompiacimento del recensore per tematiche macabre e irraccontabili, ma ha il vantaggio di non urtare la sensibilità di chi la pensa diversamente (in questo caso chi aderisce a ideali di estrema destra). E' stato quindi un atto di rispetto ai potenziali interessati a questo album, e a questo punto mi dispiace di aver urtato la sensibilità di altri, che però non capisco quale malsana curiosità gli abbia spinti a leggere una recensione che a regola non dovrebbe interessarli. Comunque, per fare definitivamente pace, vi consiglio questa ottima terapia (io la pratico ogni sera): provate a vestirvi da Hitler, andate davanti allo specchio, poi tirate il cazzo di fuori, ficcatevelo fra le cosce, mimate una succulenta figa da Terzo Reich, e poi agguantatevelo dal dietro e fatevi una sega. Mai provato?