analoguesound

DeRango : 0,09
DeEtà™ : 7119 giorni • Qui dal 12 dicembre 2006
Electric Frankenstein What, Me Worry?
Voto:
e un 2 anche a me per l'abuso della parola "piuttosto". la odio :)
Electric Frankenstein What, Me Worry?
Voto:
In realtà i brani presi dai Califfi fanno parte di "Fiore Di Metallo" che è stato fatto senza Tofani, e infatti in copertina sono accreditati a Franco Boldrini. Ci sono, inoltre, tre dei brani dei Crystals, sorta di supergruppo formato da Nanni Civitenga (RRR, Samadhi), Giorgio Santandrea (Alphataurus), Marcello Todaro (BMS), Giorgio "Fico" Piazza (PFM) e Carlo Degani, con tutti i brani di Tofani. Il disco dei Crystals doveva essere pubblicato dalla Cramps, posso solo presumere che forse l'avantichetta non apprezzò la spiccata anglofonia del prodotto finito, e mise il master nel cassetto. Piuttosto su "Electric Frankenstein" il compositore del materiale sonoro (quasi completamente riciclato) sarebbe un tal Brucci, si presuppone un'ennesimo pseudonimo. Tecnico del suono, lo stesso Tofani, ma il disco suona proprio male. "Felicità, Sorriso E Pianto" diventa "Feeling" sia per i Crystals che per Electric Frankenstein. Consiglio l'ascolto del materiale originale sia dei Califfi che dei Crystals, piuttosto che di questo album senza sale. Un 2, cordiale però, alla recensione piuttosto per l'abuso della parola "capolavoro" - non mi sembrava proprio il caso - visto che il disco suona più come un'esperimento domestico malriuscito, e che di controtendenziale non c'è nulla che non fosse già stato fatto in precedenza, a mio discutibilissimo parere. Tofani resterà sempre e soltanto il mitologico chitarrista degli Area, uno dei gruppi più innovativi dell'epoca.
Joanna Newsom Ys
Voto:
Avevo votato anche prima, dannato DeBaser! :@ grrr.. CA PO LA VO RO!
Joanna Newsom Ys
Voto:
A prescindere dalla qualità artistica, e valutando l'opera almeno dal punto di vista tecnico e realizzativo (l'unico criterio secondo il quale mi sento in grado di giudicare viste le mie limitatissime competenze culturali in termini di musica) questo è un disco full analog, e io da apprendista tecnico full analog ho avuto l'impressione, ascoltandolo, di avere in mano un metro di giudizio per valutare tutta la musica prodotta dal giorno prima dell'invenzione della tecnologia digitale ad oggi. Questo è uno dei pochissimi dischi che per me oggigiorno ha senso acquistare, e lo dico perchè conoscendo il modo di lavorare di uno qualsiasi dei diciotto miliardi di studi di registrazione presenti sulla faccia della Terra (sono più questi studi di registrazione che gli abitanti del pianeta stesso), so di per certo che non ho più intenzione di acquistare dischi che, potenzialmente, potrebbero essere una truffa. E un disco full analog potrà contenere la musica più sgradevole di questo mondo, ma sicuramente truffa non è. Questo disco poi, in particolare, lo trovo godibilissimo, anche perchè lo si può ascoltare a singoli brani, a differenza, ad esempio, di quell'opera omonima del Balletto di Bronzo che andrebbe presa integralmente o non andrebbe presa proprio. E meno male che la Newsom avrebbe anche dichiarato di non voler essere annoverata in nessun movimento artistico attuale.. perchè nei commenti precedenti ho sentito proferire la parola "prog", un'etichetta di genere che personalmente mi fa ribrezzo al solo pensiero. Vale più sto disco di più del 90% di tutta la discografia "progressiva" del secolo scorso, o almeno io la penso così. Scusate se voto di nuovo il disco, causa di forza maggiore.
Fabio Celi e Gli Infermieri Follia
Voto:
"in questo Disco non si parla di cavalieri, viaggi alati, pianeti in antitesi fra di loro o religione". La recensione avrà tutti gli errori che vuoi, ma ti do cinque solo per questa affermazione. Sono ormai convinto che il rock progressivo non sia mai esistito, che si tratti semplicemente di un'ennesimo modo per etichettare qualcosa che non sappiamo come chiamare. Sono sempre stato convinto che negli anni settanta ci siano stati troppi pochi gruppi veramente buoni che ci hanno lasciato delle perle di Musica veramente valide (pochissime in realtà, intorno alla decina) e troppi gruppi che non avendo le qualità e i talenti adeguati al genio creativo si limitavano a scimmiottare le cose buone che facevano quei pochi. Tra questi pochi annovererei Fabio Celi e gli Infermieri, perchè se è vero che "Follia" è del 69 ho capito cosa ne farò di quel bel disco della corte del re cremisi che non mi ha mai convinto e che tutti amano, scaturito dalla mente dei cosiddetti profeti, appunto, dei cavalli alati, dei castelli incantati, dei folletti drogati e di tutte quelle cose che, prese a modello e a lungo andare, hanno portato a una prevedibile e nefandissima evoluzione musicale: anno 1976, muore quello che oggi chiamiamo rock progressivo e nasce il punk. E' facile capire il perchè: si erano un po' tutti scocciati dei pegasi arrapati, delle fate stuprate e dei castelli in rovina. Tutto questo grazie a quei gruppi che oggi sono tanto venerati e a cui bisognerebbe dire solo "VERGOGNA!", palloni gonfiati che hanno trasformato la Musica (quella genuina) nella caricatura di se stessa: una nicchia snob per pseudointellettualoidi ipertecnicisti nostalgici ed antievoluzionistici. Era lo spirito di quella Musica che cercava un modo di evadere la banalità. Ed è nell'autodistruzione che l'ha trovato, e così è nato il punk rock. 1976. Qualche anno dopo, la ristrettissima cerchia di appassionati delle corti dei re cremisi e degli elefantini lillà (per citare Silver), sempre più stizzita e gonfia, si risolse nel recupero di "antichi valori" che, fino a che fossero stati sensati, uno avrebbe potuto anche capire. Ma ahimè! Riscaldata la minestrina nacque il new prog, un genere musicale che si rifaceva principalmente (e basta) agli ippogrifi dorati e ai funghetti sognatori. I pupilli del new prog ovviamente erano persone che probabilmente non avevano mai ascoltato altro in vita loro, che sicuramente non avevano ben afferrato il messaggio intrinseco che caratterizza la Musica da quando esiste, praticamente, e che credevano che il massimo della vita e dell'originalità fosse riesumare vecchie carogne e rifare le stesse cose già fatte dai nostri idoli. In tutto questo, sentendosi fieri di essere PROG!!! E dai Marillion ai Dream Theater quella è la strada. Benvenuti nel 2010, ancora convinti che esista un genere musicale che si chiami prog. E che la morte sua sia bollito con un pizzico di metal (perchè i metallari sono tecnici eh). Surgelato, ovviamente.
I Giganti Terra In Bocca
Voto:
Magari i Neri Per Caso avessero fatto cose del genere nella loro carriera. Da quanto credo di aver capito, il disco c'entra ben poco con i Giganti, sebbene siano loro i performer vocali di questo disco, il fatto che fossero tutti affiancati da turnisti di un certo livello (facendo eccezione per Della Casa, essendo venuto da un complesso di sprovveduti come i Latte e Miele non poteva di certo esserne da meno, e infatti si sente che il tocco è di uno sprovveduto). Certamente un lavoro coesissimo, a partire dai testi di un tal Piero De Rossi (l'ennesimo pseudonimo dietro al quale si celava l'ottimo Gianni Sassi) che sono lunghissimi, azzeccatissimi e perfettamente intrecciati con una notevole struttura musicale, ad opera del chitarrista Mino Di Martino (poi organista leggendario dell'Albergo Intergalattico Spaziale) che vennero registrate a nome di Vince Tempera, che ne curò invece gli arrangiamenti. Le sonorità sono a dir poco impressionanti: a parte le sezioni vocali, perfette, l'arrangiamento "su nastro" lascia intendere come andrebbe registrato un disco con le palle. Prendiamo parti come "Nel paese un'esplosione violenta fa crollare come in guerra una casa", scandito da un basso supercompresso e dal mellotron, strumento straabusato nella storia della musica, che per una volta tanto viene adoperato nel modo giusto (ce ne sono state davvero poche di volte così per questo strumento). Peccato che l'opera non c'entri più nulla coi Giganti, come dichiarato dallo stesso Di Martino. Merita sicuramente molta più fama di tantissime porcherie che allora sono diventate famose e che oggi, purtroppo, sono considerate storiche.
Jacula In Cauda Semper Stat Venenum
Voto:
mi sono espresso come un contadino di pessima contea, e mi sono anche dimenticato di mettere il voto. scusate, è l'emozione. All'opera: 4 è poco, 5 è forse troppo. ma non ci starebbe male.
Jacula In Cauda Semper Stat Venenum
Voto:
difatti i conti non mi tornavano.. c'è da specificare una cosa importantissima: data l'evidente difficoltà che tutti noi abbiamo nel reperimento della prima stampa della suddetta opera, l'"In Cauda Semper" che noi tutti ascoltiamo oggi è una versione rimasterizzata con effetti e riverberi di ultima generazione.. è per questo che le sonorità possono disorientare moltissimo l'ascoltatore, inducendolo a pensare che l'opera non sia affatto del 1969.
Jacula In Cauda Semper Stat Venenum
Voto:
disco allucinante.. continuo a credere impossibile che sia stato inciso nel 1969.. secondo me è un disco più recente spacciato per essere uscito nel 69. Lo so è veramente grottesca come affermazione.. ma le stelle di Mario Schifano si sente che è un disco del 67.. così come si sente che Sgt. Pepper's e Freak Out sono dischi del 66. Ma cazzo della miseria.. In Cauda sembra che l'abbiano inciso l'anno scorso.
Vinicio Capossela Ovunque Proteggi
Voto:
L'album è.. del tipo uno di quei 10 dischi che si salvano tra TUTTI QUELLI USCITI AL MONDO negli ultimi trent'anni di musica. Eccezionale, completo e costruito con una certa ricercatezza. Non è la solita cagata relativa, non è il solito dischetto cantautorale voce/chitarra o voce/pianoforte o voce/band sotto che fa l'accompagnamentino lounge. Non è il solito dischetto fatto a tavolino per autocelebrarsi in un firmamento musicale pressocchè infinito come fanno tutti oggi, per evitare di cadere nell'oblio, cadendo poi nella mediocrità. "Ovunque Proteggi" è costruito nella giusta alienazione che dev'essere propedeutica ad ogni artista per concepire la sua opera d'arte. E in quest'alienazione dimostra di essere perfettamente studiato in tutta la sua profondità. Esprime un'architettura e una progettualità complesse e generose. No. Vinicio non è stato avaro di creatività. Perchè 3 alla recensione? Perchè trovo che le affermazioni soggettive del recensore siano alquanto relative e dimostrino una certa limitatezza critica, quando dice di trovare antipatici alcuni brani dell'album, in quanto ripetitivi o monotoni e insipidi: soltanto i produttoroni venduti delle major più sputtanate si possono permettere di tirare le somme a metà della prima traccia, noi critici aspettiamo almeno che sia finito il disco (per la seconda volta). Inoltre un album non può essere figo dall'inizio alla fine, come dice Corrado Rustici la musica è pushing (forte nel "ritmo", ma non quello musicale, qui si parla di ritmo espressivo) oppure pulling (di ampio respiro). Può anche essere scorrevole ed inafferrabile, come può essere reiterata fino al voltastomaco. Il segreto per riuscire ad apprezzarla fino in fondo sta nella cosa più semplice - a volersi - del mondo: ascoltare la musica per quello che è, senza aspettarsi da lei qualcosa che non può darci. Non si può ascoltare Capossela aspettandosi di sentire Tom Waits. Non si può ascoltare Luciano Berio aspettandosi un Carlos Santana. Non vi meravigliate se toccherete con mano il malessere interiore. La musica di "Ovunque Proteggi" è quella, che vi piaccia o no. Non giudicatela per quelle due o tre imperfezioni che percepite solo voi, giudicatela in toto e per le sue qualità. Vi ricompenserà certamente di più di un disco che di qualità non ne ha nemmeno nel logo dell'etichetta discografica. Perchè non ho messo 1 alla recensione? Perchè il recensore ha usato il termine appropriato per definire questo disco: EPOCALE.