Kyrielison

DeRango : 6,49
DeEtà™ : 6980 giorni • Qui dal 1 maggio 2007
Federico Moccia Scusa Ma Ti Chiamo Amore
Voto:
Io invece sono contento, che ci siano film così... perchè, se non altro, mi han permesso di leggere - dopo secoli di barbaro oscurantismo - una frase come "Povera Italia", vorrei proprio sapere dove andremo a finire...", che ormai non la dice neanche più mia zia, quella che fa i centrini e non perde una trasmissione di Pippo Baudo.
Arvo Pärt Tabula Rasa
Voto:
Bella. Davvero tutto molto bello. Curiosità: Arvo Paert è il compositore vivente più eseguito.
Maurizio Pollini Pollini Prospettive - 1 Concerto di Brahms
Voto:
Recensione che trasuda passione, conoscenza, tecnica. Mi permetto solo un opinabilissimo appunto (da polliniano convinto), relativamente al passo in cui parli di un'interpretazione "incontrollatamente ansiogena, poco comunicativa e non musicalmente convincente".
Bè.. per me, in questa tua definizione, c'è tutto IL MIO Brahms. Quello che s'incarta in ogni sinfonia e alla fine ne esce un monumento all'incertezza. Nonostante il Beethoven che gli sta sul groppone. E forse è per questo, che sono un polliniano... Grazie. Kyrielison.
Franco Battiato Fleurs
Voto:
Allora… Cominciamo col dire che Battiato doveva chiamarsi davvero Fausto. La madre, una donna di umili origini contadine – che solo per un errore di battitura nel cablogramma venne nominata Intendente Regio della Miniere di Salgemma di Racalbuto – aveva in animo di omaggiare un suo cugino di quarto grado (Fausto, appunto), uomo gretto e meschino che le aveva però insegnato tutto quel che sapeva sui tuberi. Il padre, invece – uomo pervaso da gagliardi ideali libertari e progressisti – voleva chiamarlo come un viale: Palmirotogliatti, appunto. Nella disputa toponomastica familiare che ne nacque, ebbe la meglio la madre e il suo carattere dolce e al tempo stesso autoritario, sebbene una parte della musicologia attribuisca un peso preponderante alla minaccia della donna nei confronti del marito di impanargli nottetempo gli organi riproduttivi. Quel ch’è certo è che l’abdicazione paterna spianò la strada alla madre, che proruppe in manifestazioni di giubilo sfrenato, durante le quali si slogò una caviglia, vinse una caffettiera rispondendo correttamente al “Quesito con la Susy” della Settimana Enigmistica, e perse contestualmente l’uso della ghiandole del Bartolini e un diritto di servitù prediale che esercitava abusivamente su un appezzamento di terreno del Ragusate. Tale concatenazione di eventi – unita ad un fastidioso “occhio di pernice” - gettò il padre in uno stato di prostrazione indicibile, durante il quale confessò ad alcuni amici fidati di meditare di suicidarsi ingerendo un flacone di Intimo di Karinzia (che, sino ad allora, peraltro, aveva pensato essere semplicemente il segretario particolare di Heider). Pur se distolto dallo sconsiderato proposito dagli affetti familiari, l’uomo entrò in un vortice di vizio e dissolutezza, testimoniato dalla passione per certo cantautorame francese – la cui influenza sulle future composizioni del figlio sarà evidente – e alcuni giochi di carte come il Burraco - svago che oggi come allora si può praticare anche con le funzioni vitali ridotte a quelle d’una gerbera – e la Briscola Sfigurata (trastullo allora assai in voga che si giocava con un mazzo di carte napoletane e un machete). Fu solo sul letto di morte che la madre promise al padre che non avrebbe chiamato il figlio “Fausto”, bensì Franco, ottenendo in cambio due buoni sconto della Despar per l’acquisto di un ombrello e una macchina da cucire. La qual cosa getta almeno una luce nuova sull’altrimenti incomprensibile titolo di uno degli album del figlio.
Franco Battiato Fleurs
Voto:
Allora… Cominciamo col dire che Battiato doveva chiamarsi davvero Fausto. La madre, una donna di umili origini contadine – che solo per un errore di battitura nel cablogramma venne nominata Intendente Regio della Miniere di Salgemma di Racalbuto – aveva in animo di omaggiare un suo cugino di quarto grado (Fausto, appunto), uomo gretto e meschino che le aveva però insegnato tutto quel che sapeva sui tuberi. Il padre, invece – uomo pervaso da gagliardi ideali libertari e progressisti – voleva chiamarlo come un viale: Palmirotogliatti, appunto. Nella disputa toponomastica familiare che ne nacque, ebbe la meglio la madre e il suo carattere dolce e al tempo stesso autoritario, sebbene una parte della musicologia attribuisca un peso preponderante alla minaccia della donna nei confronti del marito di impanargli nottetempo gli organi riproduttivi. Quel ch’è certo è che l’abdicazione paterna spianò la strada alla madre, che proruppe in manifestazioni di giubilo sfrenato, durante le quali si slogò una caviglia, vinse una caffettiera rispondendo correttamente al “Quesito con la Susy” della Settimana Enigmistica, e perse contestualmente l’uso della ghiandole del Bartolini e un diritto di servitù prediale che esercitava abusivamente su un appezzamento di terreno del Ragusate. Tale concatenazione di eventi – unita ad un fastidioso “occhio di pernice” - gettò il padre in uno stato di prostrazione indicibile, durante il quale confessò ad alcuni amici fidati di meditare di suicidarsi ingerendo un flacone di Intimo di Karinzia (che, sino ad allora, peraltro, aveva pensato essere semplicemente il segretario particolare di Heider). Pur se distolto dallo sconsiderato proposito dagli affetti familiari, l’uomo entrò in un vortice di vizio e dissolutezza, testimoniato dalla passione per certo cantautorame francese – la cui influenza sulle future composizioni del figlio sarà evidente – e alcuni giochi di carte come il Burraco - svago che oggi come allora si può praticare anche con le funzioni vitali ridotte a quelle d’una gerbera – e la Briscola Sfigurata (trastullo allora assai in voga che si giocava con un mazzo di carte napoletane e un machete). Fu solo sul letto di morte che la madre promise al padre che non avrebbe chiamato il figlio “Fausto”, bensì Franco, ottenendo in cambio due buoni sconto della Despar per l’acquisto di un ombrello e una macchina da cucire. La qual cosa getta almeno una luce nuova sull’altrimenti incomprensibile titolo di uno degli album del figlio.
Sandy Bull E Pluribus Unum
Voto:
Guarda, Odradek... comincio col dire non voterò, considerato che - a mio scorno - non conosco né l'autore né, tampoco, l'opera recensita. Ad essere sinceri, una volta sentii nominare questo Sideny Bull... Ma il fatto che quella che sfogliavo fosse una rivista da sala d'attesa odontoiatrica, m'induce a ritenere che si trattasse d'un attricetta o d'un antisettico del cavo orale, piuttosto che d'un songwriter psichedelico con derivazioni folk-blues. O forse era solo un cuore solitario della rubrica di Natàlia Aspési o Natalìa Aspesi o Natalìa Aspési o Natàlia Aspesi (se lo chiedi a 4 persone, ciascuna te lo accenta diversamente). Per peggiorare ulteriormente la mia condizione, ti confesserò che, dando un'occhiata alle tue 79 recensioni, ho scoperto: 1) Giovanni Sollima (grazie), 2) il Brodsky Quartet, 3) che la mia conoscenza musicale fa il paio con la saldezza sessuale di Gianni Boncompagni, giacché conosco la bellezza di 6-7 recensioni, degli autori di cui hai scritto tu. In ultimo - approfittando impropriamente di questo forum - volevo ringraziarti delle parole che hai avuto per me, sui commenti di un'altra recensione che ora non ricordo. Ti ho anche scritto in privato, utilizzando l'apposita funzione di Debaser. Ma dalla tua mancata risposta ho dedotto che non l'avevi letta (o quanto meno, sicuramente, scritta... E certamente inviata!). Un saluto. K.
Sandy Bull E Pluribus Unum
Voto:
Guarda, Odradek... comincio col dire non voterò, considerato che - a mio scorno - non conosco né l'autore né, tampoco, l'opera recensita. Ad essere sinceri, una volta sentii nominare questo Sideny Bull... Ma il fatto che quella che sfogliavo fosse una rivista da sala d'attesa odontoiatrica, m'induce a ritenere che si trattasse d'un attricetta o d'un antisettico del cavo orale, piuttosto che d'un songwriter psichedelico con derivazioni folk-blues. O forse era solo un cuore solitario della rubrica di Natàlia Aspési o Natalìa Aspesi o Natalìa Aspési o Natàlia Aspesi (se lo chiedi a 4 persone, ciascuna te lo accenta diversamente). Per peggiorare ulteriormente la mia condizione, ti confesserò che, dando un'occhiata alle tue 79 recensioni, ho scoperto: 1) Giovanni Sollima (grazie), 2) il Brodsky Quartet, 3) che la mia conoscenza musicale fa il paio con la saldezza sessuale di Gianni Boncompagni, giacché conosco la bellezza di 6-7 recensioni, degli autori di cui hai scritto tu. In ultimo - approfittando impropriamente di questo forum - volevo ringraziarti delle parole che hai avuto per me, sui commenti di un'altra recensione che ora non ricordo. Ti ho anche scritto in privato, utilizzando l'apposita funzione di Debaser. Ma dalla tua mancata risposta ho dedotto che non l'avevi letta (o quanto meno, sicuramente, scritta... E certamente inviata!). Un saluto. K.
Alfred Brendel Live @ Conservatorio Milano 27.11.07
Voto:
Hai ragione, JakeChambers. Chiedo scusa. Solo che speravo che la mia "inutile tirata" fosse utile a Bonny91. PErchè, sai, a 16 anni, non è detto che uno si renda conto del talento che ha per le mani... K.