Voto:
Valerione coglioncone: tu hai detto "mai in classifica" ed io ti ho merdavigliosamente sbugerato!
potrei liquidarti con un puah,ah,ah,ah,ah,ah,ah! e lo farò m a dopo.
gli album fotocopia di tua sorella, loro, nn li hanno mai fatto. Se hai palle e tempo leggi quello che ho dadirti. Sennò vaffanculo e vivi la tua depressione con le mezze seghe che ascolti, che non sono Lucio Battisti o i grandi cantautori italiani (ma che è quel cazzone inumano di Pappalardo, su tutti).
l'esordio era un ibrido di heavy sabatthiano con influenze punk; punk molto meno presente in killers. punk che sparisce in the number of the beast, per lasciar spazio ad un hard rock UNITO AD UN HEAVY METAL MOLTO VELOCE ISPIRATORE AI Judas Priest (chitarre gemelle su tutte e la straordinaria ugola (che i tuoi merdosissimi cantanti col cazzo se la sognano) di Bruce Dickinson). Piece of Mind aveva uno stampo meno veloce e più cadenzato, marziale ed epico. Powerslave, invece, ricalcava, seppur in parte, le orme di “The Number of…”, tuttavia introducendo ulteriori novità, quali uno sprazzo di momenti progressive (specie nella mitica “Rime of The Ancient Mariner”). Non finisce qui, perché i successivi Somewhere in Time e Seventh son of a Seventh son aumentano in dose massiccia i momenti prog (seventh son…) e l’uso di tastiere e synth (che all’epoca, nell’heavy metal, era considerato scandaloso). Quindi, ulteriori tentativi di innovazione sonora, con un Bruce Dickinson (specie in seventh son) mai così ispirato. Non finisce qui. Quando sfornarono “No prayer for the dying” diedero vita ad un disco che tentasse di ricalcare le orme del passato (complice un riscontro poco positivo dei fan sfegatati sulle nuove trovate di tastiere e synth negli ultimi dischi dei Maiden; diski che saranno rivalutati solo anni dopo col senno di poi). Tuttavia, “No prayer” si dimostrò l’album PiÙ MERDOSO della vergine di ferro (ed è così. A me fa schifo). “Fear of the dark”, invece, contiene hit da capogiro che si dimenticano in oscenità da gruppi di seri Z (ma la title trak e alcune songs rimarranno nella storia). L’era Blaze Baley non si dimostra buon per la band, specie perché i fan erano legati a Bruce e, soprattutto, perché la voce di Blaze era inadatta alle songs dei Maiden. Fatto sta che un disco cupo e innovativo, per il genere della band (song marziali e intrise di oscurità) come “The X Factor” non le scrivi in una notte. Album bellissimo ma scadente di una produzione schifosa e di un singer nn proprio sopra le righe. Virtual tenta un nuovo passo verso l’innovazione ma si dimostra ‘na merda (causa produzione e song di serie Y, con un Balze più a suo agio ma col resto del gruppo fiacco, specie per la dipartita di Adrian Smith). Quando riassoldano Bruce, esce Brave New World e le vendite schizzano in tutto il mondo (Italia Compresa) arrivando ai vertici delle classifiche. L’album è uno dei più belli mai scritti dai Maiden, con song come “The Wicker man” che si rifanno ai tempi d’oro e canzoni come Blood Brothers (dove il prg metal e l’epicità è alle stelle) COL CAZZO I TUOI AMICI ME LE SCRIVONO MANCO SE VENDESSERO L’ANIMA AL DIAVOLO IN PERSONA, PIRLONE! Di “Dance of Death” ne ho già parlato, album che inculò tutti i cantani internazionali skizzando al primo posto in classifica. Poi c’è l’ultimo disco, u album strano ma, per certi versi, bello. Per certi versi perché è totalmente “no-heavy metal) ma incentrato esclusivamente su song molto lunghe, tecniche e progressive, ispirandosi ai geni del prog rock degli anni settanta (e se n li conosci, allora, sparati un’overdose di coca nelle vene e vedi di crepare).
Concludo augurandoti una felice morte e un puah,ah,ah,ah,ah,ah,ah promessoti all’inizio.