aries

DeRango : 1,18
DeEtà™ : 7435 giorni • Qui dal 30 gennaio 2006
Giorgio Gaber Dialogo tra un impegnato e un non so
Voto:
Un ottimo disco, che segna un salto di qualità rispetto ai precedenti. Gaber è calato nella realtà del suo tempo, che osserva con attenzione e ironia. Alcune "foto" di questo album non sembrano per nulla datate, penso in particolare a brani come "L'ingranaggio" e "Il mestiere del padre". I monologhi, forse, sono un po' deboli, proprio per la loro funzione di raccordo, però si fanno ricordare "Le noci di cocco" (anche per il coro che interagisce con Gaber) e "Nixon".
Francesco Guccini Guccini
Voto:
La prima musicassetta che acquistai (estate '89) e per qualche anno il mio album preferito di Guccini. Di questo disco apprezzo soprattutto "Argentina" e "Gulliver", che più rendono l'idea dell'inutilità del viaggio. "Shomèr Ma Mi Llailah?" è, a mio avviso, uno dei brani più profondi del "filone esistenzialista" di Guccini, mentre il testo di "Autogrill" mi ha sempre affascinato per la sua ambientazione non definita (facile pensare agli States, ma con molta Emilia dentro). "Inutile" è una delle poche canzoni d'amore del repertorio gucciniano e, a mio avviso, una delle più riuscite, per il modo originale di descrivere situazioni risapute e per la "morale" che si legge tra le righe. "Gli amici", in apparenza, è un simpatico divertissement, ma meno superficiale di quel che sembrerebbe (anche qui c'è il senso di una ricerca, di un continuo domandarsi che non trova risposte sicure).
Le Orme Il Fiume
Voto:
Una proposta interessante. Questo disco, sulla distanza, si rivela importante, in primis per il ritorno del gruppo veneziano a temi e sonorità più congeniali (e Tagliapietra non ha perso smalto e ispirazione); in secondo luogo, il buon successo de "Il fiume" dimostrò che il prog italiano suscitava ancora interesse. Il 5 all'opera mi è partito per entusiasmo, sarebbe più giusto un 4 abbondante.
Melanie C The Sea
Voto:
Ben ritrovato! Una scelta indubbiamente atipica, che però ispira fiducia. Mel C era la più "defilata" delle Spice, e fa piacere che abbia scelto di restare tale e anzi di impostare un percorso artistico in discontinuità rispetto a quell'esperienza.
Francesco Guccini Folk Beat N.1; Due anni dopo
Voto:
"Folk Beat n. 1" contiene una serie di capolavori, però secondo me risente della povertà degli arrangiamenti e del cantato un po' troppo dylaniano; in questo senso apprezzo molto l'operazione di recupero che Guccini fece nel live con i Nomadi. "Due anni dopo", album più intimista, sembra più influenzato dagli chansonnier d'Oltralpe, e forse per questo l'ho ascoltato di più (in particolare amo l'inquietante "Il compleanno", "La verità" e "Due anni dopo"). Però la maturità artistica sarebbe arrivata poco dopo: fino al 1990 non ha praticamente sbagliato un colpo, anche se io preferisco i lavori del periodo 1970-1976 (dall'"Isola" a "Via Paolo Fabbri 43"), che sono quelli in cui mi ritrovo di più (in particolare il bistrattato "Stanze di vita quotidiana").
Claudio Lolli Aspettando Godot
Voto:
Ritengo che Claudio Lolli abbia sempre avuto molte cose da dire, e che sia sempre riuscito a esprimere in modo originale. Però i suoi primi album sono un po' pesanti da digerire, e gli arrangiamenti non aiutano.
Sergio Endrigo Il giardino di Giovanni
Voto:
Disco bello e sfortunato (anche se secondo me la riproposizione dei suoi classici riarrangiati poteva essere evitata), nel quale il cantautore istriano tratta con la sua consueta eleganza e sobrietà emozioni e temi sociali. Endrigo ha avuto il suo periodo di grazia tra il 1965 e il 1973 (quand'era legato alla Fonit-Cetra), gli anni in cui raggiunse la sua maturità artistica, però ritengo che i suoi dischi concettualmente più interessanti siano venuti dopo (penso in particolare a "La voce dell'uomo", "Sarebbe bello", "Donna mal d'Africa" e "Mari del Sud"). Tutto materiale che, nonostante il lodevole impegno della figlia, resta ancora ingiustamente inaccessibile ai più.
The Residents Meet the Residents
Voto:
L'approccio dissacrante ed eversivo dei Residents mi ha sempre incuriosito, però il loro ascolto mi mette sempre piuttosto a disagio.
Davide Van De Sfroos Goga e Magoga
Voto:
Bella recensione, artista originale, ma piuttosto lontano dai miei gusti.
Johnny Winter True To The Blues: The Johnny Winter Story
Voto:
Di Johnny Winter non conosco molto, ma quello che ho ascoltato mi è piaciuto parecchio. Leggendo la recensione, mi sono sentito trasportato in Texas.