Viva Lì

DeRango : 0,32
DeEtà™ : 7375 giorni • Qui dal 1 aprile 2006
Pink Floyd The Piper At The Gates Of Dawn
Voto:
I Pink Floyd vanno sempre ricordati, anche con doppioni e doppioni di recensioni.
The Rolling Stones Their Satanic Majesties Request
Voto:
Si tratta in realtà dell'unica stravaganza psichedelica dei Rolling Stones, e non è certo catalogabile fra i loro momenti migliori (quelli sono "Aftermath", "Beggar's Banquet", "Let it bleed", "Sticky Fingers"). Realizzato un pò per divertimento e un pò per testardaggine, si tratta di un pasticcio rock in cui, per la prima volta, compare una canzone firmata da Bill Wyman. I brani non sono niente di particolarmente eccezionale, a parte la distortissima "In another land" e il solito classicone d'alta classifica "She's a rainbow". Spesso ridicolizzato e sottovalutato, va in realtà valutato per quello che è: un album sicuramente professionale, senza acuti nè grandi invenzioni musicali (al limite scopiazzature improprie). E la copertina tridimensionale, è troppo simile a quella del Sgt.Pepper's di beatlesiana memoria. Ecco, vedete, un album in cui si tenta di copiare, quasi mai di inventare.
The Doors The Doors
Voto:
Certo che su questo album (magnifico, ovviamente) dei Doors vi siete proprio sfogati? Però almeno joe strummer dice cose sensate, non come quell'altro pseudo-alternativo di francis. Comunque, fra tutte le recensioni su questo album la migliore è di gran lunga quella di Grasshopper.
Kaleidoscope (US) Side Trips
Voto:
Bhe, insomma, i Kaleidoscope hanno fatto sicuramente di meglio, qui sono ancora un pò troppo legati alla tradizione americana californiana, certo, con aperture psichedeliche abbastanza convincenti. Però provate ad ascoltarvi "A Beacon from Mars", poi mi raccontate qual'è meglio...
Frank Zappa Absolutely Free
Voto:
Ha un sacco di cose da dire Frank Zappa in questo album, e le dice tutte, senza freni. Non è nemmeno passato un anno dall'uscita di "Freak Out!" che Zappa fa uscire questo secondo lavoro che, più o meno, è di livello abbastanza simile al precedente (cioè alto). Zappa utilizza la musica in maniera surreale e ipercritica nei confronti del modello di vita americano, apre a nuove sonorità progressive, mescola abilmente canzoni da juke box con citazioni colte a partire dall'amatissimo Stravinskij. E allora via con i classici: "The Duke of prunes", "And ritual dance of the young pumpkin" e soprattutto "Brown shoes don't make it" (grande scandalo) in cui Zappa mette in musica le fantasie sessuali pedofile della borghesia americana. Forse sono troppe le cose che vorrebbe dire Zappa e rischia di impantanarsi, ma svicola benissimo qualsiasi madornale errore di abbondanza (a parte qualche concessione allo spettacolo). Il meglio di Zappa è ovviamente altro (cito i miei preferiti: "We're only in it for the money", 1968, "Uncle Meat", 1969, "Hot Rats", 1969, "Burnt weeny sandwich", 1969, "Sheik Yerbouti, 1979, "Yellow Shark", 1993). Comunque, il 4 non glielo toglie nessuno.
Frank Sinatra Francis Albert Sinatra & Antonio Carlos Jobim
Voto:
L'album non lo conosco, ma se canta Frank Sinatra mi arrendo senza insistere: sarà un capolavoro. D'altronde, da uno come Frank, cosa ti puoi aspettare se non un capolavoro.
The Velvet Underground The Velvet Underground & Nico
Voto:
Chiedo venia. Espierò i miei peccati in posti bui e tenebrosi, fra dolori insostenibili e colpi mortali infertimi da qualche diavolo col forcone ancora cocente: credo che quel posto si chiami DeBaser.
Pink Floyd The Piper at the Gates of Dawn
Voto:
Sì però questo disco più che 4 merita 5, forza, è un capolavoro. Poi però, ognuno ha le sue idee, quindi...
The Doors The Doors
Voto:
No Saputello, ma alla Vita in diretta ho ancora la mia scrivania. E chi la molla? 10.000 euro a settimana...
The Doors The Doors
Voto:
Ovviamente il disco è un capolavoro, ed è l'unico vero capolavoro compiuto dei Doors. Acerbi e sfrontati, caricati a pallettoni dalla voce carismaticissima del leader Jim Morrison e le tastiere jazz soul di Ray Manzarek (altro che tastierina...), la loro musica è emozionante e parla di sesso (cosa quasi indicibile per l'epoca) e poesia, allucinazioni e vuoti generazionali. A parte la citatissima "Light my fire" sarebbero da citare anche "Soul Kitchen" e la lunga suite rockeggiante "The End", con una suggestiva rivisitazione hippie del mito di Edipo (qui non se ne era accorto nessuno, vero?). Ovviamente un capolavoro, irrangiungibile per molti gruppi a venire e, in primis, per i Doors stessi.