Viva Lì

DeRango : 0,32
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Adriano Celentano C'è Sempre Un Motivo
Voto:
Non è il peggior Celentano di sempre, anzi, forse è uno dei migliori. Porta in dote il solito commercialissimo pezzo musicale ("C'è sempre un motivo"), ma è capace anche di solenni slanci d'autore, come nel caso del bellissimo "Lunfardia". Piacione e caciarone come al solito, predicatore da strapazzo e televenditore di bufale a buon mercato, ma indubbiamente coinvolgente. In quarant'anni di onoratissima carriera qualche volta ha sbarellato clamorosamente, ma qui, tutto sommato, si tiene su dignitosi livelli. Marco Poletti Dixit.
Elton John Tumbleweed Connection
Voto:
Fantasia western un pò forzata. Elton John punta sui fans (che comperano in massa il disco), ma cede qualcosina rispetto al precedente "Elton John" (1970), ma farà di peggio con il successivo "Friends" (1971). E' pop, ma è un pop un pò strano (o forse, sarebbe meglio dire, un pò originale). Comunque, nulla di entusiasmante. Marco Poletti Dixit.
Elton John The Fox
Voto:
Scusate debaseriani, che fate, dormite? Sonnecchiate? Mi insultate per mesi perchè metto 5 a "Così com'è" (1995) degli Articolo 31, e adesso fate i puristi se qualcuno mette 5 a "The Fox" di Elton John? Non so se ve ne siete mai accorti, ma "The Fox", insieme a "Victim of love" (1979), è il disco più brutto e ignobile di Elton John? Bhe, se vi piace affari vostri, ma che gusti di merda che avete! Elton John era quello di "Candle in the wind", "Crocodile Rock", "Rocket Man", non questo. Vabbè, poi se ad ogni recensione bisogna mettere per forza 5 va bene, che sarà mai: allora 5 a Anna Oxa, 5 a Luca Dirisio, 5 a Dolcenera, 5 a Dj Francesco, 5 a Raffaella Carrà quando cantava "Ma che musica maestro", 5 a Povia, 5 ai Coldplay, 5 ai Blue, 5 a Hillary Duff, 5 a Shakira, 5 a Celine Dion, 5 a Laura Pausini, 5 agli Zero Assoluto. Ma fatevi il piacere... Marco Poletti Dixit.
Elton John Goodbye Yellow Brick Road
Voto:
Inarrestabile e vulcanico, raddoppia la dose e duplica persino la quantità. Scrive e compone gioielli che gli riescono a meraviglia ("Goodbye Yellow Brickroad", "And the Jets", "Candle in the wind"), e si fa perdonare qualche lungaggine un pò idiota (gli ultimi 11 minuti di "Funeral for a friend", sebbene pacchiani e noiosi, riescono, alla fine, a strappare mezzo applauso. Purtroppo però, finisce qui la parabola artistica di Elton John. Dopo, verranno solo discacci di infima lega (da escludere, naturalmente, "A single man" (1978), e la vena cantautoriale andrà per sempre a farsi friggere. Peccato, prometteva assai bene. Marco Poletti Dixit.
Anna Oxa I grandi successi
Voto:
Io non so se il Punisher lavora in uno studio legale o faccia il becchino (cosa, fra l'altro, che gli riuscirebbe credo benissimo), ma aver stroncato in toto quella fregnacciona della Oxa vale un applauso e una nota di merito. Bravo, bravo, bravo, bravo. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen We Shall Overcome - The Seeger Sessions
Voto:
L'ho ascoltato. Niente di eccezionale, ma nemmeno niente di scandaloso. Assai inferiore a "The Rising" (quello sì che era un capolavoro da 5), leggermente superiore a "Devils & Dust" (il suo peggiore di sempre). Musiche molto belle, testi molto poco intriganti. Tutto sommato una dignitosa via di mezzo, siamo ai livelli di "Lucky Town" (1992), per capirci. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen Tunnel of Love
Voto:
Springsteen tralascia le tematiche politiche di lotta di classe e affini, e si butta a pesce a comprre un'opera dove l'amore è il tema portante. Certo, Bruce aveva appena divorziato e Patti Scialfa, la sua nuova compagna, l'aveva leggermente ammorbidito. Molto meno duro del solito, più romantico, più piacione (la foto da playboy in copertina la dice lunga su come Springsteen amava farsi idolatrare), ma ha la capacità di suonare ancora bene e scrivere un paio di testi di altissima fattura ("Tougher than the rest" e "Brilliant Disguise"). E l'amore trionfa sempre su tutto (banale? Può essere...). Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen The Wild, The Innocent & The E-Street Shuffle
Voto:
Secondo album del Boss. Poca roba. C'è "Rosalita", divenuta poi un classico, ma Springsteen soffre ancora di una certa smussata vena poetica ed è ancora un pò troppo acerbo per scrivere capolavori. Dopo verrà "Born to run" (1975), il suo capodopera (voto 5 a occhi chiusi), ma per adesso è ancora un pò giovinetto. Però suona già molto bene. Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen The River
Voto:
No, se permettete, non è un disco immenso. E' molto bello, questo sì, ma non immenso. Sicuramente si tratta di un doppio LP fascinoso e gratificante, pieno zeppo di belle musiche e belle parole. Tra rock, folk, blues, insomma fra il Nuovo e il Vecchio Continente. Una ventina di brani eccellenti e assai superiore allo standard qualitativo americano di inizio anni Ottanta, ma anche una certa frammentarietà e un certo peso retorico che, a lungo andare, guasta un pò la bellezza del disco. Naturalmente, si tratta di difetti che potrei definire tranquillamente diffettucci. E tra le bellezze dell'album, trovano posto due capolavori: "The River" e "Hungry Heart". Marco Poletti Dixit.
Bruce Springsteen The Rising
Voto:
L'11 settembre c'è stato, e c'è stato anche per Springsteen. Bruce lo fa a modo proprio, e risveglia negli ascoltatori drammi e dolori che nemmeno la fede e la speranza potranno rasserenare. Tra le macerie e il fumo di un America colpita inesorabilmente al cuore, Springsteen firma, dai tempi di "Darkness on the edge of the town" (1978) il suo capolavoro più complesso. Lungo e affascinante, rimarrà nella memoria collettiva per il dramma e l'epicità quotidiana con cui affronta temi scottanti e drammaticamente affascinanti. Coerente e coraggioso, al di là di qualsiasi pregiudizio pseudo-musicofilo. La poesia è sempre dietro l'angolo, e la tensione morale non cede nemmeno per un secondo. Grande battage pubblicitario ma, per una volta tanto, grandissima resa tecnico artistica. Chi non ama Bruce è meglio che ne stia accuratamente lontano, chi lo ama e dice che questo disco è bello ma non è un capolavoro che vada pure al diavolo e vada a riascoltarsi "Lucky Town" (1992), quello sì uno dei Bruce Springsteen meno convincenti (ma potrei citare anche "Houman Touch" (1992). Capolavoro, capolavoro, capolavoro, capolavoro. Marco Poletti Dixit.