Viva Lì

DeRango : 0,32
DeEtà™ : 7375 giorni • Qui dal 1 aprile 2006
Lucio Dalla Anidride Solforosa
Voto:
Pochissima melodia e molta sperimentazione. Alienazione urbana e incubi tecnologici, suoni acustici e testi fatiscenti (nel senso buono del termine, ovviamente). Pochi conoscono questo album, eppure è un gioiellino da conservare fedelmente. Perchè anche Dalla sapeva sperimentare. Marco Poletti Dixit.
Jovanotti Lorenzo 1999 - Capo Horn
Voto:
Ridicolo. Ma purtroppo involontario. La tendenza a filosofeggiare è ormai sostanzialmente irritante: in evidente crisi d'ispirazione chiede aiuto ai 99 Posse e ai C.S.I., ma il risultato è quel che è: pessimo. Scrive anche la nenia per la figlia Teresa, e massacra "I got rhythm" di Gershwin. Ma d'altronde, in questo periodo, oltre a comporre dischi, scrive anche libri (con il bene placet di Fernanda Pivano), fa l'attore per D'Alatri e si impegna a cancellare il debito nei confronti del paesi del Terzo Mondo. Un pò di confusione. Marco Poletti Dixit.
Jovanotti Lorenzo 1994
Voto:
Un passo (o forse due?) indietro rispetto al precedente "Lorenzo 1992", ma ormai Jovanotti è un divo al cento per cento. In tour con Luca Carboni, poi con Pino Daniele e infine con Eros Ramazzotti, Lorenzo ne fa di cotte e di crude: sono gli ultimi bagliori di una efficace maturità artistica. Inimitabile quando canta "Seranata rap" e "Penso positivo" (ma anche "Piove" non scherza), ma troppo spesso tende a fare come Gesù con i dodici apostoli: predica troppo e scrive qualche idiozia non perdonabile ("Il futuro del mondo", "Il ballerino"). Un pò meno epocale, ma è da qui che inizia la crisi verso il baratro e verso il vuoto. Marco Poletti Dixit.
Jovanotti Lorenzo 1992
Voto:
Eccellente album d'alta classifica, indubbiamente il capolavoro di Lorenzo Cherubini. Ai filosofeggianti criticozzi musicali (presenti su DeBaser in quantità industriali) fa ribrezzo, eppure il pubblico premiò meritatamente questo ottimo lavoro che, secondo la definizione di molti critici, può considerarsi uno dei migliori lavori della storia musicale italiana. Inimitabile Jovanotti quando si diverte con "Non m'annoio" o "Ragazzo fortunato" (la sua canzone più bella), e anche quando compone ballate solari come "Chissà se stai dormendo" e "Puttane e spose". Testi intelligenti (andate a rileggerveli) e musica schietta ma mai banale. In assoluto stato di grazia. Certo, poi se si idolatra solo gente come Deep Purple o Velvet Underground (bravissimi, ma qualche svarione l'hanno avuto pure loro), bhè, che dire, lasciate perdere ma non veniteci a raccontare la storiellina del Jovanotti 'povero mentecatto'. Qualche stupidata l'ha fatta pure lui (ultimamente ne fa parecchie), ma questo "Lorenzo 1992" è assolutamente estasiante. E la rivendicazione iniziale (tratta da "Il rap") è assolutamente esemplare: "Sono io, quello di E' qui la festa, quello con il cappellino, quello senza la testa". Marco Poletti Dixit.
Jovanotti L'albero
Voto:
Jovanotti è un bravo ragazzo, può anche risultare simpatico. Ma è indubbio che quando vuole strafare non riesce mai a conciliare qualità con quantità: è divertente quando canta "Questa è la mia casa" o "Bella", ma quando filosofeggia con "Linea d'ombra" è, francamente, inascoltabile. Troppa carne al fuoco, ma non siamo ai livelli bassissimi di "Capo Horn" (1999). Marco Poletti Dixit.
Jovanotti Jovanotti For President
Voto:
Lavoretto dozzinale registrato più per divertimento e con tanto, troppo, entusiasmo piuttosto che ragionato e studiato. Anzi, studiato sì, ma a tavolino: da qui parte il fenomeno Jovanotti (con l'odioso tormentone "Gimme five"), ma il rapper disc-jockey tosco-romano carburerà solamente con il secondo album, "La mia moto" (1989), e non con questo LP improvvisato e cialtronesco. Mi può anche andar bene essere di manica larga, ma se metti 3 a questo disco a "Bufalo Bill" di De Gregori cosa metti, 11? Marco Poletti Dixit.
Jovanotti Il Quinto Mondo
Voto:
Complimenti al De-Recensore Mc Sampyr, ha recensito il disco come avrei fatto io. E non so se questo è un bene o, può darsi, sia un male. Marco Poletti Dixit.
Jovanotti Buon Sangue
Voto:
In fondo, dopo il mezzo flop de "Il quinto mondo", questo "Buon Sangue" non è nemmeno così malvagio. Lorenzo è sempre quel che è: pacioccone, divertente, comunista, amico di tutti (popoli, nazioni, cose, case, persone), ma è irresistibile quando intona "Tanto, tanto, tanto". E anche "Mi fido di te" dice cose che non sono da sottovalutare. La musica è discretamente curata, ma l'ostentata voglia di trovare tormentoni a tutti i costi a volte scade nel manierismo ("Falla girare, falla girare in modo che tutti la possano vedere"). Marco Poletti Dixit.
Gianluca Grignani La Fabbrica Di Plastica
Voto:
Secondo album del giovanissimo Grignani. Una bella dose di rock, e una solenne abiura iniziale che rende simpatico questo interessante album di metà anni Novanta: "Io vengo dalla fabbrica di plastica dove mi hanno ben confezionato, ma non sono esattamente uscito un prodotto ben plastificato". Le vendite però, crollarono. Peccato. Marco Poletti Dixit.
Gianluca Grignani Campi Di Pop Corn
Voto:
Grignani ai massimi storici (e questo spiega quanto in realtà sia capace di fare, cioè pochino). Un pò di Battisti e un pò di Vasco, tanto rock e molta melodia. L'esempio migliore è "Baby Revolution", qualche bella intuizione sonora e persino un pò di modesta psichedelia. Eppure, sembra sempre che manchi qualcosa. Marco Poletti Dixit.