In My Time of Dying (1990 Remaster)

E allora prima di tutto omaggiamo questo Signore di disco…
 
Steve Feldman/ Someday To Stop Lovin You. (se inscrevam, obrigado).

#unochenonsiannoiavaperniente

Tentativo, quasi impossibile, di un viaggio semi-serio tra la discografia e le innumerevoli collaborazioni di Steve Gadd, in ordine quasi cronologico
1973 Steve Feldman - Omonimo
 
Il Grande Lebowski , il tappeto filosofico che dà un tono all'universo conosciuto
Lujon - Henry Mancini
Drugo voleva solo il suo tappeto. Nessuna avidità. È che dava... un tono all'ambiente.
 
Volontè - Indagine su un cittadino....fino a scene interrogatorio Antonio pace

"Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto"
di Elio Petri (1970)

#35mm
 
Jimmy Smith - Midnight Special

Jimmy Smith (10 di 10)
"Midnight Special" from: Midnight Special
1961 (Blue Note)

#jazzlegends
 
Ingrandisci questa immagine
COELUMBIA
[Ciak si storpia!]

Episodio [27x 30]
 
Ingrandisci questa immagine
 
Ingrandisci questa immagine
COELUMBIA
[Ciak si storpia!]

Anteprima [27x 30]
Associato LP del 1969
 
Clutch - Emily Dickinson

Una clutchata al giorno… Emilidichinsooooonnn
 
Firm - Live In Peace
Superband con Jimmy Page e Paul Rodgers 💣
 
Attila & The Huns - Hard To Find

Nel sottobosco del già poco conosciuto mondo garage … cercherò altri video ma c’è poco, l’album l’ho preso è ottimo…

La prima cosa che puzzava di marcio era che avessero cambiato nome: gli Unclaimed diventavano gli Unni e Attila il loro tiranno.

La seconda era che il loro disco usciva con quindici pezzi su CD e tredici soltanto su vinile. Orfano quindi, e non di due pezzi minori ma di una cosa assolutamente pregevole come It‘s Raining Now e lo stravagante surf di The Gull. Del resto niente è prescindibile degli Unclaimed, è quindi è un doppio sfregio.

Ma come, caro Shelley (Ganz, Kidd o come diavolo vuoi farti chiamare), vivi chiuso nella tua gabbia dorata rinnovando il culto perpetuo degli anni Sessanta, aborrisci la tecnologia e decidi di delegittimare il vinile?

La terza cosa era la copertina decisamente orribile.

La quarta, il nome di Lee Joseph scritto a rovescio.

Niente di satanico ma comunque un presagio di sventura.

Però chi se ne frega. Quando esce Under the Bodhi Tree, dopo cinque lunghi anni di attesa, gli Unni sono già polverizzati, come i loro antenati nei pressi del fiume Nedao più di un secolo e mezzo prima.

Uccisi da loro stessi, stavolta.

Divorati dal loro stesso capitano.

Questo disco resta quindi a testamento della più enigmatica garage band degli anni Ottanta, in grado di mettere su un circo dove uno psicotico beat come Hard to Find riesce a convivere fianco a fianco con gli arabeschi sognanti di Well It‘s True, i serpenti a sonagli di The Creep con l’eccezionale cavalcata country di Bodhi Tree, il gentile scampanellio di Betty Crooper con il passo ciclopico di Valley of the Giants, la copia carbone di Teeny Bopper, Teeny Bopper con la mortifera Haunted. Un disco totalmente avvolto nelle maglie degli anni Sessanta (il dark-folk dei Music Machine, la musica strumentale e cinematografica, la cruda energia dei Count Five, il suono ribelle degli Standells, il jangle-beat dei Syndicate of Sound, il punk psichedelico della Chocolate Watch Band) ma capace di sprigionare un aroma tutto suo, l’aroma della più stilosa retro-band di tutto l’underground garage.
 
@[macaco]

Vinicius de Moraes - Marcha da quarta feira de cinzas

... E no entanto é preciso cantar, mais que nunca é preciso cantar, é preciso cantar e alegrar a cidade...