Un vivace schizzo di odori anima l'agreste palcoscenico britannico.
Il sole fa ritorno alla sua dimora per riposarsi e tornare nuovamente a lavoro il giorno che seguirà.
Chi sei ? Dove sono ? Cosa vuoi da me ?
Perdonami. Perdonami madre per non aver saputo scegliere. Avrei voluto essere quello che tu volevi per me, ma non è andata così.
Quindi ?
Tu scegli il posto ed io il momento.
Il ricordo di una vecchia zia lenisce la mente, il calore del suo petto scalda le nostre schiene curve sotto il peso dei sogni.
Tu dici che la collina è troppo ripida da scalare, scalala.
Banchettiamo con i profitti delle nostre serenità spensierate in una sinergia di sentimenti contrastanti.
E ogni giorno è il giorno giusto.
Forse è sbagliato pensare di voler cambiare il mondo. Forse è meglio adagiarsi sulle nostre sicurezze concrete aspettando che il vento ci refrigeri il viso affannato.
Un momento sonnacchioso, quando giaccio a fianco del mio amore e lei respira piano ed io mi desto come un uccello nella nebbia quando i primi raggi sfiorano il cielo e le brezze notturne muoiono.
Chi sei ? Dove sono ? Cosa vuoi da me ?
Il paesaggio cambia. La campagna sfuma vertiginosamente verso un contesto suburbano. Lo scorgo lá in lontananza. Ha dei lineamenti molto marcati. Marcati come come i sentimenti che si combattono nell'apparente tepore della sua anima.
Mi guarda.
L'ululato di un cane.
Sono nuovamente trasportato nel contado. Nei pascoli dove vengono allevate le carni che ci sfamano.
Cade una goccia d'acqua gelida sullo specchio.
Un'altra.
La nebbia non tarda ad occultare anche le banali apparenze visive sulle quali fondiamo la nostra esistenza.
Improvvisamente l'uomo dai lineamenti marcati evade dalla sua dimensione; diventa una sagoma più profonda, non ben definita. Quell'uomo diventa una nota. Una sequenza di note. Note basse, gravi, calde. Le note di un basso elettrico.
In un laghetto poco distante degli uccelli acquatici disegnano increspature nell'acqua, increspature per noi insignificanti ma che nascondono il senso della nostra esistenza. In alto l'albatro sta immobile sospeso nell'aria e giù nel profondo dei flutti in labirinti di caverne coralline l'eco di un tempo remoto giunge tremante attraverso le sabbie ed ogni cosa è verde e sott'acqua. Quello fu il momento. In quell'istante mi resi conto di come, nonostante questo mondo vanti miliardi di abitanti, in realtà ognuno di noi è solo. E questa solitudine non è nient'altro che la costante ricerca di combinarsi sinergicamente con un nostro simile. La solitudine è la ricerca di una via per uscire dalla solitudine.
E nessuno mi canta ninne nanne e nessuno mi fa chiudere gli occhi così spalanco le finestre e nuoto fino a te attraverso il cielo
"Echoes è una suite di più di venti minuti che da sola innalza Meddle a capolavoro."
"Il coro di Echoes è come le scale di Escher: continua a salire ma non arriva da nessuna parte."
"Echoes è una classica suite targata Pink Floyd da ascoltare nel buio e ad occhi chiusi, liberando la mente da pensieri."
"One Of These Days diffonde carica viscerale a chi lo ascolta, facendosi riconoscere anche da chi non li ascolta abitualmente."
Prezioso cristallo di inarrivabile fragilità.
"Echoes": la migliore sinfonia sonora dei Pink Floyd, uno stadio avanzato verso il lato oscuro della luna.
"Echoes rimane nell’immaginario collettivo un capolavoro, mai inflazionato e mai abusato."
"Mai copertina fu più azzeccata per il disco che contiene."
Questa rece va giu che è un biju, leggera e titillante come un bel bicchiere di niveo plumbeo liquido di contrasto al bario per rx allo stomaco.
I Pink Floyd hanno rovinato la vita a intere generazioni, è una montatura massonica, non rompessero i coglioni, lascia perde sta gente coi tarli mentali.