Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7972 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
Johann Sebastian Bach Matthäus passion
Voto:
Apprezzabile l'intento di celebrare una delle opere fondamentali della musica sacra non solo barocca (e poi Bach è barocco solo anagraficamente: in realtà è assoluto, atemporale). Molto meno (ahimè) il risultato. E non tanto per il contenuto, che più o meno è intuibile, anche se con molta fatica, e condivisibile. Il problema è la forma: è vero che può dipendere anche da me, ma ammetto di non aver capito affatto il significato di molte espressioni. Vale per la "bellezza verso la musica", per "un uomo che coltre l'amore da qualsiasi forma di vita", per "il barlume di luce che riflette la malinconia spogliata dal suo livore", per "le paure interpolate", per "i cori seguono con bulimia", per "quattro parti, sulla recondita e sulla metamorfosi", per "L'ossessione, il sacrificio di un uomo che sverza l'oblio celato nelle tenebre tinte di astrusità" e infine per l'intero periodo che chiude la recensione. A questo punto, invece di appioppare un ingeneroso voto al volenteroso Supervai, preferisco invitare l'autore a chiarirci cosa si nasconde dietro queste espressioni un po' sibilline.
Johannes Brahms Ein deutsches Requiem
Voto:
Quel "seghe mentali" voleva essere ironico, e al tempo stesso umanizzare in qualche modo un musicista che, come tutti i compositori classici, tende ad essere raffigurato come un semidio. Invece anche loro avevano debolezze, vizi, manie, tic e quant'altro. Insomma erano esseri umani, anche se ascoltando Bach, Mozart o Beethoven verrebbe qualche dubbio
Johannes Brahms Ein deutsches Requiem
Voto:
Questa accoglienza fa davvero girare la testa. Io sono un timido, e nonostante mi trovi a casa, laddove il ministro Brunetta, almeno fino al varo di un apposito decreto-burla, non può scassarmi i cabasisi, sono sinceramente imbarazzato.
Johannes Brahms Ein deutsches Requiem
Voto:
Caro josi, ben ritrovato, dopo un anno sabbatico più forzato che voluto. Hai subito centrato il punto: di fronte alla sovrumanità del Requiem di Mozart (a cui vagamente accenno anch'io parlando degli abissi che ci spalanca davanti) gli altri possono sembare un po' annacquati: o troppo teatrali (Verdi) o al contrario troppo rarefatti (Fauré). In ogni caso umani, e lo è anche questo: in fondo che un uomo tormentato abbia una visione dell'aldilà abbastanza serena fa parte della natura umana. Il che non impedisce all'opera in questione di essere un capolavoro, soprattutto a causa del suo equilibrio di rigore e fantasia, lo stesso che ritroveremo nelle Sinfonie di Brahms.
Johannes Brahms Ein deutsches Requiem
Voto:
Scusate... ma le 3 stelle forse vengono di default. Io forse non ho messo nulla, però intendevo 5.
883 La Dura Legge Del Gol
Voto:
Zaireeka, il tuo dotto commento non fa una grinza, ma mi permetterei una significativa variazione: togliere la "e" iniziale ad "escatologico". Allora sì che si entra, cono l'accortezza di turarsi bene il naso, nel mondo ideale di questo artista
Fabrizio De André Anime salve
Voto:
Voto al disco 1 ? Come Ramazzotti o Masini ? Spero, anzi sono quasi certo che si tratta di un errore di digitazione
Angelo Branduardi L'Infinitamente Piccolo
Voto:
Bel disco, forse l'unico valido di un Branduardi ormai lontano dal suo periodo d'oro. Unica ma notevole pecca: qua e là riciclaggio di frammenti di sue vecchie canzoni in funzione di intermezzo (o riempitivo ?) Già che c'era con un piccolo sforzo avrebbe potuto comporre qualcosa di nuovo.
Willy De Ville Miracle
Voto:
E' l'unico disco che conosco di costui. A suo tempo mi piacque molto, proprio perchè ricco di sonorità knopfleriane, ma poi non ho più pensato di approfondire il capitolo Willy De Ville / Mink De Ville. Mi è rimasta una cassetta (a quei tempi solo i ricchi avevano il CD) e un buon ricordo. Non l'ho mai visto in CD
Duke Ellington Three Suites
Voto:
Naturalmente il mio commento, oltre che dall'inevitabile de gustibus, è influenzato dal fatto che la musica classica per l'appunto è proprio il mio genere preferito, anche se certi jazzisti come Duke Ellington, magari non proprio questo, ma quello che ha guidato la grande orchestra che ha fatto scuola tra la fine degli anni '30 e gli anni '40, oppure anche il Duke Ellington aperto alle influenze del jazz più moderno (su tutti il disco del 1962 con Charles Mingus e Max Roach) sono da considerarsi autentici "classici", nel senso buono. Quanto all'improvvisazione nella musica barocca, sembra che Bach sia stato rimproverato più volte perché durante l'esecuzione di musiche liturgiche per organo si perdeva in "eccessive variazioni", ovvero improvvisava, e ciò non era gradito alle autorità ecclesiastiche, che (allora come ora) hanno sempre avuto il vizio di mettere il naso con prepotenza e arroganza in argomenti che non conoscono. Comunque sarebbe una riprova ulteriore della duttilità di quel materiale non troppo ammuffito che viene chiamato musica classica, antico ma estremamente vitale, tanto che in alcuni casi ci si può trovare dentro perfino il "blues dell'autostrada".