Voto:
in realtà questo forum è stato un continuo intrecciarsi di piani diversi, e cio, anche per colpa mia, ha impedito che si creasse un chiaro terreno di confronto che permettesse una comunicazione chiara ed adeguata. Mi scuso inoltre se certe mie risposte non sono state miratissime (l'es. di battisti è in effetti non centrato), colpa anche del fatto che spesso, a seconda delle circostanze, sono costretto a leggere i vari contributi con un po' di fretta. I punti di vista delle persone sono perfettamente chiari, è inutile girare intorno all'infinito sulle cose, non è certo questa la sede ideale. Io ho cercato di portare avanti un approccio alle cose difficile e personale, che doveva passare in punta di piedi in un sentiero ostico e pieno di trabocchetti, fra pregiudizi, luoghi comuni e tematiche particolarmente delicate. Un approccio freddo e scientifico che doveva andare oltre l'ovvia condanna e la celebrazione di parte. Colpa mia, evidentemente non sono riuscito nel mio intento, forse anche perché fin dall'inizio avrei dovuto circoscrivere meglio il problema, argomentare meglio certi passaggi (cosa che non si sposa del resto con la sintesi richiesta dal contesto) e buttare meno carne al fuoco.
Vorrei a questo punto aggiungere un'ultima cosa riguardo al tema cruciale del rapporto arte-messaggio, ed in particolare sull'analisi di una opera d'arte in cui il messaggio/contenuti/intenti siano particolarmente negativi/deleteri.
Farò un esempio concreto, onde evitare inutili giri di spiegazioni. Non so se avete mai visto "Cannibal Holocoust", un (pessimo) film trash divenuto culto perché in esso vengono ammazzati degli animali per aumentare l'impatto di certe scene splatter. Come giustamente dice Hal, c'è il piano emotivo (esaltazione ed indignazione, a seconda che si sia malati di mente o persone per bene) e il piano analitico: è ovvio che, un'analisi di questa opera non può prescindere da questo aspetto (la violenza sugli animali), non parlarne (o peggio ancora giustificarla) sarebbe davvero compiere una analisi monca. Ma è davvero così impensabile scindere l'aspetto tecnico-artistico da quello etico-morale? Secondo il ragionamento di molti, mi sembra di capire, una volta condannata l'operazione, non esisterebbe perizia tecnica, sceneggiatura, maestria registica, bravura degli attori ecc. tali da giustificare un atto così grave (l'uccisione di animali). Bene, opinione condivisivile, ma non è l'unico approccio possibile. Per esempio Paolo Mereghetti, nel suo dizionario del cinema, dà a questo film 2 stelle (il massimo è 4), e ciò non equivale affatto ad una stroncatura, bensì ad una sufficienza (Giusti, nel suo dizionario sul cinema trash, addirittura lo esalta, naturalmente con una buona dose di ironia). Se per molti si sarebbe trattato di "senza voto", Mereghetti ha ritenuto andare oltre l'ovvia condanna all'operazione e valutare altri fattori. E cito: "di vero, comunque, ci sono le violenze sugli animali, che anche molti fan del genere trovano insopportabili. All'epoca fu sequestrato e condannato, sollevando un coro unanime di esecrazione; poi è tornato in circolazione con qualche taglio. Resta un documento indiretto sul malessere dell'epoca e una tappa obbligata per chiunque voglia riflettere sulla rappresentazione della violenza". Vorrei sottolineare l'attenzione sull'ultima frase, che pone in essere la necessità di un'analisi metatestuale (del resto anch'io, al di là dell'aspetto tecnico, ho descritto l'opera dei Der Blutharsch negli stessi termini: come una rappresentazione di un malessere, di una pulsione aggressiva sempre pronta a manifestarsi, e un utile saggio per sapere cosa frulla nella testa ad un idiota guerrafondaio). E con queste parole non penso a Mereghetti come ad un sadico, ad un ipocrita o ad un malizioso, ma semplicemente come ad un divulgatore, una persona che dà informazioni, una persona che ha compiuto un'analisi completa. Forse goffamente e con qualche frase di troppo, io ho cercato di fare lo stesso.