Viva Lì

DeRango : 0,32
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Pink Floyd A Saucerful Of Secrets
Voto:
Ubriacante, quasi disperato. Fra i primi dischi dei Pink Floyd indubbiamente il più stralunato. Musiche epice tondeggianti e voluttuose, armonie lisergiche intimiste e me(a)linconiche, grande sfarzo musicale e il celebre addio (o congedo sperimentale) di Syd Barrett. Quasi capolavoro, eppure, confrontato con il precedente "The Piper Gates of Down" (1967), appare meno fluido e convincente. Ma le musiche, signori, le musiche sono da mandare a memoria e farne tesoro sia per l'oggi sia per il domani. Marco Poletti Dixit.
Pink Floyd A Momentary lapse of reason
Voto:
Partito Waters Gilmour resta solo. Poco male, fantasioso e musicalmente molto preparato (ed assai colto), Gilmour imposta un disco non eccezionale ma efficace sotto un punto di vista prettamente musicale. Da ascoltare in religioso silenzio, evitando, il più possibile, di pensare che si tratti di un disco dei Pink Floyd. Dispiace però, per certe lungaggini (specie nel finale) vacue e banalotte. Chi lo critica appioppandogli un 1, che si vergogni e vada subito a fare penitenza. Raus! Marco Poletti Dixit.
Pink Floyd 1967/The First 3 Singles
Voto:
Disco a me ignoto. Cos'è una bufala, no perchè se lo è il de-recensore è un genio. Marco Poletti Dixit.
Pooh La Grande Festa
Voto:
Non concordo. Che il Punisher odia il mondo ormai è fuori discussione. Non si può dire che la musica dei Pooh faccia cagare (quella di Alexia allora cosa fa?), i Pooh, in fondo, qualche canzoncina carina l'hanno pure fatta. Certo, "La grande festa" è quel che è: l'inedito è moscio come un salice piangente, e il resto delle canzoni si potrebbero acquistare tranquillamente in qualche Cd originale. Però, almeno "Tanta voglia di lei" e "Pensiero" non sono poi così brutte, o dobbiamo per forza mandare al macero mezza musica italiana e glorificare tutte le altre merde che giungono dall'estero (che però, siccome sono estere sono sempre belline e carine. Ma quando mai?). Riflettete o sovrano popolo debaseriano decerebrato, riflettete... Marco Poletti Dixit.
Peppino Di Capri Champagne
Voto:
"Champagne" è storia della musica italiana (che lo vogliate o no). Per il resto disco molto mediocre, qualche bella invenzione da crooner, ma molta poca sostanza. In definitiva, quasi evanesciente. Grasshopper dice che Peppino (pardon, Puppino) è una merda (sai che novità), ma non si accorge di aver lui stesso dato 5 a certi album che, quelli sì, erano veramente delle merde. Ricordate: 5 a Caetano Veloso! 4 a "Dieci stratagemmi" di Franco Battiato! Tze... ormai siamo alla frutta. Devo dire che più passa il tempo e più mi viene in odio Grasshopper, e spero che sia viceversa. Odio musicale, naturalmente. Marco Poletti Dixit.
Roberto Vecchioni Samarcanda
Voto:
Lo sapevate che in "Samarcanda" il violino è suonato da Angelo Branduardi? No? Bhe, adesso lo sapete. Grande album del miglior Vecchioni di sempre, in costante bilico tra narcisistico sfoggio culturale ("Blu(e) notte"), e l'ironia professionale acuta ("Vaudeville"). Folle e geniale, misurato e intrigante: da raccomandare a tutti coloro che dicono che in Italia non si è mai fatta buona musica. Marco Poletti Dixit.
Roberto Vecchioni Ippopotami
Voto:
Il disco più ambizioso di Vecchioni, ma anche, ahimè, il meno riuscito. Il Professore tenta la metafora politica (gli "Ippopotami" del testo sono i nuovi ricconi beceri, burini ed ignoranti), ma le sperimentazioni musicali sono ardue e noiosette. Lo comprai quasi quindici anni fa (era il 1992), e all'epoca avevo 24 anni, e mi incuriosì parecchio la divertente confezione a valigetta. Peccato che il disco vendette molto meno del previsto, e che, con il tempo, l'album verrà dimenticato come accade, sempre per Vecchioni, con l'ancora peggiore "Montecristo" (1980). A volte, le ambizioni uccidono la creatività. Ecco, questo mi sembra la chiusa migliore. Marco Poletti Dixit.
Roberto Vecchioni Calabuig, Stranamore ed altri incidenti
Voto:
Rigenerato e completamente appagato, Vecchioni può strizzare l'occhialino persino al grande pubblico. Scrive testi molto belli (come sempre, d'altronde) e compone musiche se non perfette perlomeno stuzzicanti. I momenti migliori sono "Stranamore" e "Il capolavoro", ma è Vecchioni ad essere quasi ex-novo: finalmente credibile entra nel grande circuito delle radio libere e dimostra, dopo l'enorme successo di "Samarcanda" (1977), di non essere solamente un fuoco fatuo. Naturalmente, il disco non è un capolavoro, è un'onesto prodotto artigianale di più che sufficiente fattura tecnico-artistico-musicale. Marco Poletti Dixit.
Adriano Celentano Svalutation (12")
Voto:
Uno dei suoi album più interessanti e riusciti. C'è tanta bella musica, ma c'è anche troppa voglia di moraleggiare e sermoneggiare. "Uomo macchina" è bruttina, "Svalutation" è storica, "La barca" è crudele (ma con finale buonista), "La camera 21" è il pezzo migliore dell'album. Scusa PuntiniCaz, ma 'ndo stà la recensione? Bha, comunque mi sei moooolto simpatico! Marco Poletti Dixit.
Adriano Celentano Il re degli ignoranti
Voto:
Il peggior Adriano dal 1958, cioè il peggior Celentano di sempre. Che orrore (e che dolore) vederlo intonare rime rap senza nè capo nè coda. Qualcuno lo fermi, sta distruggendo il suo stesso mito. Marco Poletti Dixit.