Viva Lì

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Fabrizio De André Non al denaro non all'amore nè al cielo
Voto:
De Andrè scippa (ma rilegge a modo proprio) la celebre antologia di Spoon River e si aiutare, per quanto concerne testi e traduzioni, da Fernanda Pivano. Un modo per addentrarsi in quel fitto e caotico sottobosco umano popolato da popolani, pezzenti e figure minori. Non c'è mai, come giusto, il disprezzo o l'altezzosità: c'è semmai la comprensione e l'umiltà. E la voglia, da parte di De Andrè, di capire cosa funziona (poco) e cosa non funziona (molto) nella variegata specie umana che, notte e dì, si aggira vetusta per le strade di un mondo sciatto e credulone. Tra le tante belle canzoni (forse un pò ingenue a livello musicale), spicca la crudelissima "Un giudice". Per non dimenticare. Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André Le nuvole
Voto:
Perfettamente d'accordo con Grasshopper. Ottima anche la scelta di valutare il disco con un 4 (giustissimo) e non con un 5 (un pò esagerato). Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André La buona novella
Voto:
De Andrè rilegge a proprio modo i Vangeli (quelli apocrifi), e li innesta nella realtà politica e culturale di inizio anni Settanta. L'operazione riesce benissimo, e alcuni brani passano alla storia per contenuti e magniloquenza tecnica ("Il testamento di Tito", ma anche "L'infanzia di Maria"). I propositi sono ambiziosissimi, le canzoni mantengono le promesse ma, da un punto di vista musicale, l'album si presenta povero e insoddisfacente. Ma è una pecca su cui si passa volentieri sopra. Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André In direzione ostinata e contraria
Voto:
Bieca operazione commerciale? Voto 1 al Punisher. E' vero che di raccolte monotematiche dedicate a De Andrè ne saranno uscite anche più di 5, ma è fuori dubbio che questa sia la migliore e la più completa. Si parte dagli esordi e si arriva ad "Anime salve". Tre Cd per ricordare, una volta per tutte, la somma arte deandreiana. Da acquistare. Subito. Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André Fabrizio De André in concerto volume 1
Voto:
Ops, errate corrige: "ne meglio ne peggio del secondo". Pardon. Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André Fabrizio De André in concerto volume 1
Voto:
Ne meglio ne peggio del primo. Forse un pò più ritmato, ma è indubbio che De Andrè e la Pfm hanno lavorato più di testa che di cuore. Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André Fabrizio De André in concerto vol.2
Voto:
Onestamente, sarò anche fuori dal coro ma le cose vanno dette, non mi sembra un capolavoro lucente e cristallino. Per prima cosa, l'idea di dividere il live in due dischi è quantomeno bislacca, secondo De Andrè e la Pfm, che pure suonano benissimo, sembrano più preoccupati a realizzare un prodotto tecnicamente professionale e abbandonano, più per demeriti che per voglia, il classico lavoro di cuore e privilegiano, ahimè, il lavoro di testa. I brani sono comunque di altissima fattura, e alcune canzoni, con l'accompagnamento della Pfm, ci guadagnano in scioltezza e originalità. Ma De Andrè, quello vero, è tutta un'altra cosa. Marco Poletti Dixit.
Fabrizio de André Fabrizio de André (L'Indiano)
Voto:
Molto, molto bello. Alcune canzoni sono da pelle d'oca ("Fiume Sand Creek", "Quello che non ho", "Hotel Supramonte") e spesso si rimane stupiti per la facilità con cui De Andrè riesce a combinare metrica e poesia, intuizioni visive e sibilline intuizioni apocalittiche. Tutto perfetto, o quasi: ogni tanto Fabrizio pare voler contorcersi su sè stesso e si infila in una sorta di tunnel dell'oblio ("Se ti tagliassero a pezzetti"). Ma il livello artistico e musicale è comunque sempre alto e magniloquente. Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André Creuza de mä
Voto:
Capolavoro leggendario. Che altro aggiungere? Marco Poletti Dixit.
Fabrizio De André Canzoni
Voto:
E' il De Andrè che mi convince meno. Palesemente svogliato, in debito d'ossigeno, capace comunque di indovinare una bella serie di cover. Gli scippi a Cohen Brassens sono carini, ma il furto a Dylan è francamente imperdonabile. Certo, poi verrà "Avventura a Durango", e non è che lì sarà molto meglio. In sostanza, inconcludente. Marco Poletti Dixit.