pier_paolo_farina

DeRango : 9,02 • DeEtà™ : 7140 giorni

 Son cinquanta minuti di un roccaccione con insolito sassofono in aggiunta e con un basso che rotola in avanti senza pietà, tirandosi dietro tutta la compagnia: che figata!

 Di dischi così ne vorrei a centinaia a disposizione in casa: vitali e diretti, genuini, tesi ma gioiosi, suonati da gente brava e sobria.

La recensione celebra il primo e unico album dei DC Drive, sestetto di Detroit, lodando la loro miscela esplosiva di funky hard rock, groove contagioso e originalità. L'autore sottolinea la bravura tecnica della band, la forza del basso di Doug Kahan e tracce come 'Obsession' e 'Just Don't Get It'. Pur penalizzato dall'uscita nel periodo sbagliato, il disco si conferma vitalissimo e genuino, degno di essere scoperto e apprezzato dagli amanti del genere. Riscopri un gioiello nascosto del funky hard rock: ascolta DC Drive e lasciati travolgere dal groove!

 Le idee ci sono, i riff funzionano, non vi sono pose e smorfie a disturbare, c’è solo sostanza chiaramente in una situazione retrò.

 Ogni volta che me lo ascolto, questo disco mi fa pensare che dovrei prenderlo in considerazione più spesso, il che è un ottimo segno.

L'album Burst the Bubble dei Company of Snakes rappresenta un eccellente esempio di british blues rock old school, mantenendo saldo il lascito dei Whitesnake originali, senza fronzoli o contaminazioni moderne. I brani spaziano tra ballate melodiche, hard rock e omaggi a band storiche, enfatizzando la coesione chitarristica di Moody e Marsden. Pur con qualche riempitivo, l'album convince con classe e autenticità. Scopri o riscopri il meglio del british blues rock con Burst the Bubble!

 Non si è sollevata dalla piattezza che mi aveva suggerito già ai suoi primi ascolti: non ha nessuna magia, nessuno spunto che possa scaldare il cuore.

 E’ un disco di pop rock con intenzioni commerciali ma senza potenzialità commerciali, quindi inutile, a tutti i livelli.

La recensione analizza con amarezza Strictly Inc., sottolineando la delusione rispetto al passato glorioso di Tony Banks nei Genesis. L’album viene giudicato privo di spunti memorabili, e la collaborazione con Jack Hues non è sufficiente a sollevare il risultato. Si rimpiange il talento sprecato in prove soliste prive di magia, mentre il disco viene considerato un flop commerciale e artistico. Leggi la recensione e scopri perché Strictly Inc. non ha convinto i fan storici di Tony Banks.

 Voce di una bellezza timbrica, mobilità, maschiosità uniche; tre o quattro idee per canzone non di più, però spesso più che pregnanti.

 Non una nota in più del necessario secondo la benedetta legge 'di meno è meglio'.

La recensione analizza Run with the Pack dei Bad Company, terzo album della band inglese, elogiandone il sound minimale e la voce di Paul Rodgers. Nonostante un successo commerciale inferiore rispetto ai predecessori, l’album offre brani iconici come la title track e ‘Silver, Blue & Gold’, restando fedele alla filosofia ‘less is more’. Piacevoli melodie e arrangiamenti senza fronzoli rendono il disco un classico accessibile, pur con alcuni riempitivi. Scopri perché Run with the Pack merita un posto tra i grandi classici del rock!

 La musica se ne frega dei generi, dei contesti, delle premesse, degli scopi più o meno furbi e dei messaggi e quando è buona, ottima musica, si fa strada nel cervello e si trova un bel posticino per restarvi, a vita.

 Bella roba, questa dei quattro quarantenni di allora (si va dai 35 di Stevie ai 44 di Dionne, passando per i 38 di Elton ed i 41 di Gladys).

La recensione esplora la storia e la struttura musicale di 'That’s What Friends Are For', nata come brano da film e poi rivisitata da Dionne Warwick con Stevie Wonder, Elton John e Gladys Knight. Viene analizzata la raffinatezza compositiva di Burt Bacharach e il contributo dei celebri interpreti. Nonostante un certo scetticismo sui generi e i messaggi, la musica trionfa. Il brano è oggi un classico che colpisce per profondità ed esecuzione. Scopri come un brano può unire star e generazioni: ascolta questo capolavoro!

 La classe comunque non è acqua e l’opera è ben fruibile… Gente che ci sa fare, specie Messina.

 In ogni caso troppa orchestra per me, troppo poco rock per i miei canoni.

Native Sons segna il capitolo finale di Loggins & Messina, duo country rock dei primi anni '70 passato presto a sonorità più pop e orchestrali. Il disco, pur ben eseguito, viene giudicato il meno incisivo della loro carriera, con troppa orchestrazione e poca anima rock secondo il recensore. Messina spicca per classe e riconoscibilità alla chitarra, mentre Loggins si prepara a successi solisti più mainstream. Scopri se Native Sons fa ancora per te: ascoltalo e facci sapere la tua opinione!

 Howard Jones è un giusto e questo è uno dei suoi album migliori.

 In quest’opera del 1992 i sintetizzatori ci sono sempre, peraltro arrangiati nel mix insieme agli strumenti tradizionali, di cui il pianoforte è il principale.

La recensione celebra 'In the Running' come uno dei migliori lavori di Howard Jones, evidenziando il mix sapiente di pianoforte, synth pop e arrangiamenti ricercati. L'autore sottolinea l'evoluzione e la versatilità del musicista, che si mostra abile nell'alternare ballate malinconiche, esperimenti rhythm&blues e rock melodico. Spiccano collaborazioni di livello e un retrogusto nostalgico anni '80. Scopri perché 'In the Running' è ancora un riferimento imperdibile per gli amanti del synth pop!

 Quest’album è bipolare, fra i più bipolari che conosca.

 Jane è niente più e niente meno che una smagliante canzone pop rock, oggi datata ma ancora adescante.

La recensione evidenzia la natura bipolare di Freedom at Point Zero, diviso tra brani nello stile storico Jefferson Airplane e pezzi pop rock più accessibili. Il frontman Mickey Thomas porta nuova vitalità, spiccando nell’hit Jane, mentre i brani di Paul Kantner risultano meno accattivanti. L’album raggiunge l’apice iniziale ma offre comunque rock melodico di qualità, chiudendo con una valutazione positiva. Scopri se preferisci il sound classico o la svolta pop dei Jefferson Starship!

 L’abituale vena pop/folk/psichedelica/mistica si rivela annacquata, diluita in canzoncine che risultano di modesta attrattiva.

 Sto criticando un grandissimo artista, colto nella pagina meno interessante di carriera, quindi tale giudizio è da prendere nel suo contesto.

La recensione analizza 'Hai Hai', album solista di Roger Hodgson, sottolineando la scarsa ispirazione e le poche novità rispetto ai lavori precedenti con i Supertramp. Pur mantenendo la personalità unica dell'artista, l'album manca di arrangiamenti geniali e brani indimenticabili. Un lavoro che non lascia il segno, ma si salva grazie alla piacevolezza generale. Scopri se anche tu rimmarai deluso o troverai piacevole ascoltare Hai Hai.

 Un bel disco di Colin, perfettamente minimalista: lui e basta, solamente la voce (bellissima) e la chitarra acustica.

 Proprio un immersione in un piccolo mondo gustoso, scevro di orpelli e pompa. Ci si purifica, si evade in un piccolo mondo artigiano di molto talento.

La recensione esalta 'Peaks & Valleys' di Colin Hay per il suo minimalismo estremo: solo voce e chitarra. L'album offre un ascolto avvolgente, intenso e senza eccessi. Il lavoro presenta tredici brani coesi e privi di riempitivi, valorizzando il talento artigiano dell'artista. Un'esperienza sonora intima consigliata agli amanti della musica autentica. Scopri la bellezza semplice di 'Peaks & Valleys': immergiti anche tu in questo mondo autentico.