Bentornati qui nella rubrica:
Le 10 canzoni più brutte ed inascoltabili del signor Daniele da Napoli stavolta in ordine sparso. PARTE 5
Pino Daniele - Che Dio ti benedica
Primo singolo estratto dall'omonimo album del 1993, anche questa ovviamente trasmessa e ritrasmessa ovunque. L'album nel complesso non era niente male, forse l'ultimo sufficiente, ma questa canzone era un disastro. Inizia qui il "rincoglionimento da figa" che troverà il suo apice in diverse hit successive, alcune delle quali già postate.
@[dsalva] @[Farnaby]
 
Ben sintonizzati su #radiocapish

L'ascolto di oggi confidiamo si presterà in maniera eccellente a sollazzare i vostri pomeriggi estivi.
Per gentile concessione di Mr. @[snes], il quale ha voluto suggerirci una fonte inesausta di musiche sottratte miracolosamente all'oblio, oggi ascoltiamo "Fog-Hat Ramble" (1968), secondo LP del polistrumentista free-jazz Phil Yost (data di nascita non pervenuta).

Buon ascolto!

Phil Yost - Orange Kite Waltz
Phil Yost - Fog-Hat Ramble
Phil Yost - Through The Abacus Backwards
Phil Yost - Across The Somersault Region
Phil Yost - Look For Me In Eastrod, Mary O
Phil Yost - The Day Those Free-Balloon Races Passed Over Candy-Warp Crossings
 
Pooh - Oceano (Remastered)
Mi piace immaginarla come un'anticipazione delle atmosfere degli Yes di "Turn of the century" e "Onward".
 
08 - sono contento di voi - Alberto Fortis (1979)
Dieci volte Alberto - come vengono
Piangere dalla gioia e ridere dalla tristezza...
 
D.Scarlatti - Fandango
Dalla Famiglia Scarlatti
 
 
Vanilla Fudge - The Spell That Comes After (2006 Remaster)
Renaissance è l'album perfetto dei Vanilla (insieme all'esordio) con hardprog ante litteram, dark psych e sferzate di Hammond che solo Brian Auger poteva immaginare.
Un parere sugli altri dischi: The beat goes on è del tutto inutile, eccetto la rivisitazione magistrale di Fur Elise, Near the beginning viene salvato dalla sublime Some velvet morning e Rock and roll troppo bloccato dall'hard funky caciarone fine a se stesso.
 
Satie: Heures séculaires et instantanées

(metto la versione di Rogé perché non trovo quella di Ciccolini)

La descrizione di Satie di "Heures séculaires et instantanées" è:

1. Ostacoli venefici

Questa vasta parte del mondo è abitata da un solo essere umano : un negro.
Si annoia da morir dal ridere.
L’ombra degli alberi millenari indica le nove e diciassette.
I rospi si chiamano per nome.
Per pensar meglio, il negro si tiene il cervelletto con la mano destra, le dita scostate.
Da lontano, si potrebbe scambiarlo per un eminente fisiologo.
Quattro serpenti anonimi lo catturano, appendendosi alle falde della sua uniforme, deformata dall’amarezza e dalla solitudine riunite.
Sulla riva del fiume un vecchio paletuviere si lava lentamente le radici, tanto sudice da apparire repugnanti.
Non è l’ora propizia agli amanti.

2. Crepuscolo mattutino (di mezzogiorno)

Il sole si è alzato di buon mattino e di buonumore.
Farà più caldo del solito, perché il tempo è preistorico e minaccioso.
Il sole è nel punto più alto del cielo; ha l’aria di un bravo tipo.
Non fidiamoci però.
Può ancora bruciare il raccolto e farci un brutto colpo: un colpo di sole.
Dietro la rimessa, un bue mangia tanto da star male.

3. Panico granitico

L’orologio del vecchio villaggio abbandonato sta per scoccare anche lui un colpo secco: il colpo delle ore tredici.
Una pioggia antidiluviana irrompe da nuvole di polvere; i vasti boschi sogghignanti si tirano per i rami; mentre le ruvide rocce di granito si danno spintoni l’un l’altra, facendo di tutto per rendersi ingombranti.
Le ore tredici stanno per suonare, sotto l’aspetto simbolico dell’una del pomeriggio.
Ahimé! Non è l’ora legale.
 
Buon sabato debasici e benritrovati a EDOARDO SMERDATO, ovvero 12 pezzi del nostro caro cugino Edoardone che andrebbero estirpati completamente. La seconda metà di questa classifica comincia con una canzone a cui è mancato veramente poco per entrare in top 5, tratta da un album con buone intenzioni e scarsi riportati chiamato Le ragazze fanno grandi sogni. Sto parlando di Afferrare Una Stella Già la maggior parte dei brani di quell'album non erano per niente riusciti (pur portando dietro le più buone intenzioni), con questo brano tocchiamo il fondo: testo contenente una rima più banale dell'altra, base composta da un folk smoscio e coretti a fare da contorno.
Ovo che sia i soliti tagghe @[fabriziozizzi] @[Ditta] @[dsalva] e visto che appare anche @[Farnaby], va!
 
Sound

Roscoe Mitchell - from "Sound"
1966 (Delmark)

#jazzlegends
 
 
L'anticristo
Sono sempre forti e originali. mettete cuffiette e sparatevi questo rocchegarage.
 
Alessandro Barbero - Il Sesso nel Medioevo, tra leggende e verità le sue videoconferenze le guardo tutte. E' Barbero che altro? ma qui è imperdibile!
 
#perleoscure
Nic Jones - Penguin Eggs
The Little Pot Stove
Il 5 agosto del 2010 a Sidmouth si tiene "la settimana del folk"; sul palco sale un uomo: è malfermo sulle gambe, si muove lentamente e con difficoltà, i suoi gesti sono innaturalmente meccanici e la voce è fioca, debole ma profonda. I presenti lo accolgono con un silenzio rispettoso e partecipe. Riesce a cantare solo tre canzoni, ma bastano per chi ha la fortuna di essere là.
Almeno per coloro che sanno chi è quell'uomo.
Nic Jones è stato uno dei più grandi folksinger inglesi, uno dei principali esponenti di quel cosiddetto "folk revival" che, tra i '60 ed i '70 ha prodotto dischi di gruppi e solisti straordinari. Pentangle, Richard Thompson, Bert Jansch, June Tabor, Davy Graham, Sandy Bull (e potrei continuare a lungo, ma ci siamo capiti). Fra quei nomi il nome di Nic Jones dovrebbe primeggiare: 5 dischi a suo nome (e tante partecipazioni a dischi importanti) tra i quali almeno un capolavoro assoluto (Penguin Eggs). Uno stile personale ed originale, una tecnica strumentale eccelsa ed una scrittura felicissima; Nic era nato per essere un primo della classe.
Ed invece il 28 febbraio del 1982, tornando da un concerto, si va schiantare con la sua auto contro un camion.
Coma, fratture multiple e danno cerebrale. Mai più suonare, addio a quel fingerpicking magico e personale, addio al violino ed anche cantare diventa difficile (era difficile pure impugnare una forchetta o pisciare.....).
Ci vogliono 28 anni per ternare su di un palco, lì a Sidmouth. Chi lo sa, chi custodisce gelosamente una copia di "Penguin Eggs" è lì che assiste - in silenzio - a quel piccolo miracolo.
Ci proverà ancora altre volte, nei successivi tre anni, Nic a riprendere - almeno - a cantare. Poi, nel 2013 dopo un concerto allo Shrewboury folk festival, Nic getterà la spugna e dirà basta.
 
#estratti (non sarò mai costante, per cui non metterò il numerino davanti)

"Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora."

Camus, Lo Straniero