Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7973 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
U2 Rattle & Hum
Voto:
Dimenticavo i poveri U2: mi sembra un ottimo disco, anche se un po' troppo autocelebrativo
U2 Rattle & Hum
Voto:
Puntinicaz, mi puoi spiegare che significa "Se Grasshopper non recensiva Bruss sprinstiin non arrivava Massimof..." ? Io a dicembre, dopo le elezioni americane, avevo voglia di parlare dell'America che non c'é, quella dei disgraziati, e "The ghost of Tom Joad" andava benissimo per il mio scopo. Massimof non sapevo neanche che esisteva, e comunque non vedo cosa ci sia di male nel suo arrivo. Devo andare a farmi un bel Mea culpa, ho per caso contribuito a creare un mostro (Massimof) o più semplicemente il tuo odio per Bruce Springsteen a volte, come ora, ti fa pisciare fuori dal vaso ?
Genesis From Genesis To Revelation
Voto:
A Mantaray: questo non è il peggiore, almeno per me. Nella fase declinante collinsiana si trova di peggio: Abacab e Invisible Touch, soprattutto. E in più in quei non c'è neanche l'alibi di avere 18 anni
Genesis From Genesis To Revelation
Voto:
A God Hogarth: dato che il progressive (dopo la musica classica, beninteso) è il mio genere preferito, ne discende che anche per me i Genesis hanno prodotto la migliore musica che si sia mai ascoltata negli ultimi 30-40 anni. Ineuguagliabili per fantasia e abbondanza di temi melodici, tra i primi anche per tecnica (anche se in questo campo i Pink Floyd li superano). Lontani anni-luce dalla banalità che poi ha preso il sopravvento. Ma questo disco di Genesis ha davvero poco più che il nome
Francesco Guccini Amerigo
Voto:
Peccato per "Mondo nuovo", una delle sue canzoni più anonime (tra l'altro neanche del tutto sua), altrimenti sarebbe stato l'ennesimo capolavoro di Guccini. Io ancora più che "Eskimo" vedo spiccare su tutte "Amerigo", uno di quei personaggi che rimangono impressi nella mente per sempre (pare sia esistito davvero, ed era un prozio di Guccini emigrato negli USA) Buona ma un po' striminzita la recensione
Bruce Springsteen Bruce Springsteen & The E Street Band Live/1975-85
Voto:
Gli risparmierei invece "Born in the USA", un po' troppo commerciale, e i due insignificanti "Human Touch" e "Lucky Town". Tutto il resto può far brodo
Bruce Springsteen Bruce Springsteen & The E Street Band Live/1975-85
Voto:
Giusto: propongo un programma di riabilitazione springsteeniana per il puntinicaz. Perchè l'impatto sia lieve comincerei dal Bruce acustico: Nebraska e The Ghost Of Tom Joad. Così non s'incazza perché gli sembra sempre di sentire il vecchio Dylan. Poi andrei su Born To Run, più tirato ma al tempo stesso pieno di fantasia (per me il suo capolavoro assoluto). Se il puntinicaz è ancora vivo e comincia a dire "Però, non è malaccio..." è il momento di fargli ingollare l'intero "The River" con i suoi 21 brani. Se assimila anche questo, diventa uno springsteeniano doc
Bruce Springsteen Bruce Springsteen & The E Street Band Live/1975-85
Voto:
Purtroppo faccio parte del secondo tipo di persone: non ho mai visto Bruce Springsteen dal vivo.
Approfitto dell'occasione per dire che nonsono un fan sfegatato del Bruce. La cosa buffa è che qui in
debaser mi tocca difenderlo perché lo trattano come Britney Spears, mentre nella vita normale mi perdo in
discussioni interminabili con un mio amico, lui davvero fan esagerato, che mi viene a raccontar che il Boss è il compositore del secolo e che al suo cospetto Bob Dylan è un cialtrone. E io a dire che se non ci fosse stato Dylan non sarebbe esistito neanche Springsteen. Dura la vita.
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Se senti "Creuza de mà" (ed essendo genovese hai anche il privilegio di capire le parole), "Le nuvole" o "Anime salve" scoprirai che sono molto di più che "poesia cantata", ma è vera musica etnica, e di alto livello. Che poi il merito non sia esclusivamente di De André è pacifico. Comunque a Firenze esiste già Via Fabrizio De André, e la targhetta recita: "Poeta e musicista". Prima di tutto poeta, ma anche musicista.
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Ci sarebbe molto da dire sulla musicalità di Fabrizio De André. Come gran parte dei cantautori italiani (felice eccezione: Paolo Conte) dava molto più rilevo alle parole che alla musica. Ma sapeva colmare questa sua lacuna attraverso la collaborazione con musicisti come appunto Piovani, Reverberi e più avanti Mauro Pagani e Ivano Fossati. Così specialmente gli ultimi dischi (ma anche alcuni dei primi) sono tutt'altro che carenti da questo punto di vista