Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7973 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
Ivano Fossati Ventilazione
Voto:
P.S. non sapevo di questo aneddoto riguardante De André. (strano, perchè seguo quasi ogni cosa su quello che considero il più grande dei nostri cantautori). Ora che lo conosco, "Macramè" mi appare sotto una luce un po' diversa, comunque sempre estremamente gradevole
Ivano Fossati Ventilazione
Voto:
A tom traubert : forse sono condizionato dal festival di percussioni che anima gran parte di "Macramé", da "La vita segreta" al delizioso tango "L'angelo e la pazienza". Se a questo si aggiunge la bravura dei professionisti e la presenza di Trilok Gurtu, si possono capire le mie suggestioni. Comunque certamente non è l'unico disco di Fossati dove si respira "world music": validi episodi etnici si trovano anche in altri dischi, da "La pianta del tè" a "Lindbergh".
Igor Fëdorovič Stravinskij La Sagra della Primavera
Voto:
L'opera che ha posto la parola fine al tardo romanticismo e ha introdotto le dissonanze della musica classica moderna. Come tale dovrei odiarla, ma come non riconoscere a questo balletto, e a Stravinsky in genere, una forza dirompente e rivoluzionaria che merita di essere comunque apprezzata ? Recensione intelligente e molto analitica, come piace a me
Enya The Celts
Enya The Celts
30 nov 06
Voto:
E' ovvio che i Celti non usavano tastiere né sintetizzatori, ma in assenza di notizie precise su cosa usavano e come, Enya (e non solo lei) tenta di ricreare quella mistura magica con mezzi elettronici, oltre che con la sua voce, qui giustamente definita "arcaica". Non so cosa ne pensano gli antichi Celti (bisognerebbe fare un viaggetto nell'aldilà per saperlo) ma personalmente la mistura che ne viene fuori mi sembra davvero ben riuscita.
Enya The Celts
Enya The Celts
30 nov 06
Voto:
Chi dice che tutti gli album di Enya si assomigliano non ha tutti i torti, ma bisogna che tenga conto dell'eccezione che conferma la regola: l'eccezione è appunto "The Celts", album straordinario anche per la sua originalità, oltre che per come sa svelarci antiche suggestioni. Comunque anche i dischi fondati sul modello di "Watermark" (che ho avuto l'onore di recensire) sono eccellenti: quando il modello è buono ci si può anche ripetere, almeno entro un certo limite (nell'ultimo "Amarantine" in effetti Enya a tratti comincia ad annoiare)
Claudio Lolli Ho visto anche degli zingari felici
Voto:
C'è chi pensa che piangere sia una cosa da persone deboli, e quindi sta alla larga da questo cantautore, da sempre assai sottovalutato, oppure lo sfotte, si tocca le palle quando viene nominato e altre amenità, il più delle volte senza neanche conoscerlo. Io penso invece che essere capaci di piangere o comunque di commuoversi sia semplicemente il segno che siamo ancora esseri umani, nonostante le pressioni che ci fanno da ogni parte per non esserlo. Non stravedo per Claudio Lolli, ma difendo la sua assoluta diversità rispetto ai cantautori italiani, il suo essere militante e marxista in modo manifesto, "senza se e senza ma", senza curarsi troppo delle simpatie del pubblico, le sue canzoni spesso indigeste, a volte violente come cazzotti nello stomaco, comunque sempre autentiche, e non è poco
Richard Wagner Tristano e Isotta
Voto:
In tanta materia incandescente io avrei paura di fondermi, e infatti per ora non ho mai affrontato l'ascolto di un'intera opera wagneriana. Nel caso specifico è più che sufficiente a confondere (ma anche a soddisfare) i miei sensi un CD di "highlights" di quest'opera, nell'occasione diretta dall'eccellente Karl Bohm (il mio 5 è riferito a questo CD). Questa dotta e convincente recensione mi spinge a sottopormi, prima o poi, a 3 - 4 ore di Wagner integrale, al quale sono tutt'altro che impermeabile, pur essendo un grande appassionato di Brahms.
Ornella Vanoni La Voglia, La Pazzia, L'Incoscienza, L'Allegria
Voto:
L'unico disco della Vanoni che conosco, anche se io lo considero più un disco di Toquinho e Vinicius De Moraes dove canta la Vanoni. La sua voce nasale e aristocratica si adatta sorprendentemente bene alla bossa nova, ma "Anema e core" non si capisce cosa ci stia a fare, come anche le poesie recitate dallo stentoreo vocione di Vinicius. Ottimo disco comunque, anche se non proprio un capolavoro. Recensione all'altezza, anche se un po' stringata.
Francesco Guccini Stanze Di Vita Quotidiana
Voto:
Mi ero perso questa interessante disputa cantautoriale, e voglio metterci il becco: secondo me ha ragione Morgan quando dice che "Guccini non sarebbe capace di scrivere come De André come allo stesso tempo De André non sarebbe capace di scrivere come Guccini". Ossia, andando più nei dettagli, De André è più poeta, nel senso di maestro nell'uso della parola come suggestione, rispetto a Guccini, che è più narratore, e infatti raramente è capace di quella sintesi che si riscontra in genere nei poeti, ma tende a debordare e a raccontare lunghe storie. Non a caso Guccini è anche uno stimato romanziere (ultimamente scrive anche gialli). Nei loro rispettivi campi sono comunque grandissimi, ma proprio per questa ragione fare paragoni o graduatorie è abbastanza inutile. Confermo anche quanto detto da ajeje sul vecchio Venditti: fino a "Sotto il segno dei pesci" (1978), la sua carriera è più che dignitosa, con spunti interessanti (Maria Maddalena, Campo de' Fiori, Marta, L'amore non ha padroni, L'orso bruno, Mio padre ha un buco in gola ecc.) Era un Venditti un po' incazzato, ancora lontano dallo sbracamento totale degli anni '80 e '90, che lo avrebbe portato a fare cappellate di soldi ma anche a sputtanarsi definitivamente
Francesco Guccini Stanze Di Vita Quotidiana
Voto:
Questo è più o meno un copia-incolla del mio commento alla recensione precedente sullo stesso disco: "Se le canzoni si giudicassero solo dai concetti contenuti e dalle parole usate per esprimerli, probabilmente sarebbe uno dei più bei dischi mai prodotti dai nostri cantautori. Purtroppo, o meglio per fortuna, c'è anche la musica, e qui non posso che condividere ciò che dice il Poletti perché effettivamente è anonima e scolorita, e anzi credo che sia soprattutto colpa di questo disco se poi Guccini si è fatto l'ingiusta fama di cantautore amusicale o giù di lì. I danni prodotti da Pier Farri qui sono ancora più evidenti che in "Radici": una ballata seria e riflessiva come "Canzone delle osterie fuori porta" non la puoi rivestire di marimbe, congas e carnevalate del genere, tanto per fare un esempio. Discreta recensione, nel senso che è ben scritta, anche se non condivido praticamente nulla del drastico giudizio complessivo sul personaggio Guccini e più in generale sul cosiddetto "cantautorato di sinistra" (perchè, per caso ne esiste anche uno di destra ?)