Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7973 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
U2 War
U2 War
1 lug 05
Voto:
E' vero: anche se certi brani sembrano tagliati con l'accetta, c'è una vitalità che negli ultimi U2 "rileccati" non troviamo più. Tuttavia il loro periodo d'oro a mio giudizio comincia da "Unforgettable Fire" e finisce con "Achtung Baby"
Bruce Springsteen Bruce Springsteen & The E Street Band Live/1975-85
Voto:
Per ragioni di portafoglio non ho quest'opera monumentale (e quindi il 5 è sulla fiducia), ma se già il doppio "Live in New York City", con un Boss ultracinquantenne che più che ruggire gracchia, dà un'idea di enorme energia, chissà come sarà questo.
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Grazie nani: vedo che avete rapidamente riunito tutte le recensioni su De André, e pure sotto l'accento giusto. Scusate la mia tendenza a vedere non il pelo nell'uovo, ma uova pelose come kiwi. Non c'è niente da fare: sarà perché ho 12/10 di vista, ma sono fatto così
Michael Jackson Blood On The Dancefloor
Voto:
Non conosco l'album in questione, e a differenza di te non ho mai avuto un debole per l'arte di Michael Jackson, neanche quando conquistava il mondo con "Thriller". Però condivido in pieno il discorso sul patetismo come ragione di vita, come nota dominante di tutta la sua parabola discendente, che è lunga come un'agonia.
Tom Waits Franks Wild Years
Voto:
Mi associo a El Guevo (che però trovo molto severo nei voti alle recensioni, non solo mie, ma di tutti) e consiglio anch'io di partire da Blue Valentine, che oltre ad essere uno dei migliori è uno di quelli il cui impatto è per così dire meno "traumatico", specie nel caso che tu sia un esteta come la mia amica
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Odradek, il titolo senza volere l'hai citato: è la seconda parte del verso che hai messo tra virgolette "Verranno a chiederti del nostro amore". Quanto a Piovani, era proprio lui, e vale anche per "Non al denaro..." mentre gli arrangiamenti della "Buona Novella" sono opera, pensa un po', dello stesso Giampero Reverberi che molti anni dopo si sarebbe sputtanato storpiando Vivaldi insieme a qualche pagliaccio in parrucca, ovvero i Rondò Veneziano
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Piccolo appunto per i nani dal solito rompiballe: una questione di accento. Sotto la voce "Fabrizio De Andrè" (con l'accento aperto) c'è solo questa recensione, che sembra sia stata l'unica finora mandata sul più grande dei nostri cantautori. Non è vero perché alla voce "Fabrizio De André" (con l'accento chiuso) ce ne sono molte altre, di cui ben 6 sono mie. Quando e se avete tempo, e soprattutto se è possibile,potete raggrupparle tutte insieme ?
Francesco Guccini D'amore di morte e di altre sciocchezze
Voto:
Sui voti sono d'accordo: forse è l'unico difetto di debaser, ma le cinque stelle non offrono molto margine di manovra: nel giro di 2 voti si passa dal capolavoro (5) al disco così e così (3). Per esempio a questo ottimo disco di Guccini, a mio giudizio il migliore dell'ultima fase, avrei dato un 9, quindi sono stato a lungo incerto tra 4 e 5, non avendo a disposizione il 4,5. Poi ha prevalso la mia passione per questo cantautore sempre sottovalutato, in particolare musicalmente. Le critiche, quando non sono insulti, non sono mai né pompose né idiote. Su Mollica no comment... è l'unico essere al mondo capace il giorno prima di esaltare per es. De Gregori, e il giorno dopo di ripetere gli stessi giudizi su Morandi. Bah
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Sul fatto che sia il più bello in assoluto non condivido: a mio giudizio i due capolavori che lo precedono, "La buona novella" e "Non al denaro, non all'amore né al cielo" sono un piccolo gradino più su, se non altro perché i temi trattati (rispettivamente Dio e Libertà) sono senza tempo, mentre in "Storia di un impiegato" c'é il sentimento di un periodo storico ben preciso, espresso come meglio non si potrebbe
Fabrizio De André Storia di un impiegato
Voto:
Immenso, enorme, capolavoro, come del resto gran parte dell'opera di De André, che era notoriamente pigro, nel senso più nobile della parola, ovvero faceva un disco solo quando aveva molto, molto da dire. Adeguata, cioè ottima, anche la recensione.