Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7972 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
Duke Ellington Three Suites
Voto:
Tutti gli interpreti suonano le partiture di Bach uguali nei secoli dei secoli ? Ma siamo sicuri ? Io proverei a sentire il Bach pianistico suonato da Glenn Gould e poi a confrontarlo con un'interpretazione più fedele, oppure a confrontare le ultime sinfonie di Mozart interpretate con impeto romantico da Bernstein con le stesse, colte invece nella loro serena grazia settecentesca da Sir Neville Marriner... Potrei continuare a lungo, ma in fondo quello che dico è un'ovvietà: per quanto non consenta un'ampiezza di variazioni pari a quella del jazz, non a caso basato sull'improvvisazione, la musica classica non è così monolitica come la descrivi, dato che il Bach assoluto e il Mozart assoluto non esistono, e ogni interprete ci propone il "suo" Bach, il "suo" Mozart ecc., pur restando fedele a ciò che è scritto sul pentagramma. Recensione in parte sciupata (almeno per me) da questa generalizzazione sulla musica classica, che sembra basata su un luogo comune assai diffuso. Sul disco direi che non è proprio il miglior Duke Ellington, ma è comunque un valido esempio di contaminazione tra generi, oltre che una ulteriore prova che i capolavori del passato non sono affatto rigidi e intoccabili
Francesco Guccini Radici
Voto:
Hai ragione. Non mi chedere come c'è andato a finire perché non lo so nemmeno io
Genesis We Can't Dance
Voto:
Dopo i giudizi praticamente sovrapponibili su "Genesis" e "Invisible Touch" finalmente un punto di dissenso, sia pure non eccessivo. Un disco che fin dal titolo è una proclamazione contro l'infestazione dance che ci rimbecillisce (o meglio rimbecillisce chi ascolta le radio). Programma rispettato, ma fino ad un certo punto. Spunti interessanti ("Driving the last spike", "Fading lights") ma anche di tanta zavorra ("Way of the world", "Since I lost you" mentre salverei "Hold on my heart" che, sia pur nella sua insostenibile leggerezza collinsiana, si fa apprezzare per una melodia accattivante). Per me disco più medio (3) che buono (4)
Genesis Invisible Touch
Voto:
Caspita, sui Genesis abbiamo davvero idee che praticamente coincidono. Anche per me questo è il punto più basso mai raggiunto, e anche per me "Domino" e "Tonight" sono gli unici segni di vita in questa palude di banalità. Su "So" di Peter Gabriel invece dissento: è vero che ci sono due brani "acchiappagonzi", come li definii a suio tempo nella mia recensione (Sledgehammer e Big Time), ma tutto il resto mi sembra veramente di un altro pianeta, senza nessuna concessione o quasi al gusto medio imposto dal mercato.
Genesis Genesis
Genesis Genesis
29 mag 07
Voto:
Arrivo in ritardo, rimbalzando da "Invisible touch", giusto per dire che oltre ad essere ottimamente argomentato ciò che ho letto mi trova pienamente d'accordo praticamente su tutto, voto compreso. Gli elettro-Genesis non sono poi completamente da buttare, e questo disco un po' dimesso, anonimo perfino nel titolo, lo dimostra. Solo a metà però (fino alle due "Home by the sea" comprese)
Genesis Invisible Touch
Voto:
E' chiaro che nel panorama della monnezza "tunzettara" che non solo oggi ma già all'epoca le radio provvedevano a vomitare in quantità industriale, perfino un coccio di bottiglia come questo sembra che brilli. Ma la sua miseria di coccio di bottiglia si rivela non appena lo si confronta con la purezza scintillante di quella irripetibile serie di gioielli dei primi anni '70, che le stesse persone (con l'aggiunta non indifferente di un certo Peter Gabriel e di un certo Steve Hackett) hanno saputo regalarci.
Bob Dylan Saved
Bob Dylan Saved
25 mag 07
Voto:
Mi hai messo una certa curiosità di andare a scovare questa specie di "brutto anatroccolo" dylaniano, tra l'altro non unico nella sterminata produzione del padre dei cantautori, e di adottarlo proprio come hai detto, come un orfanello, facendogli conoscere i ben 22 tra fratelli e fratellastri (non tutti sono capolavori) che già popolano il mio scaffale. Se almeno in parte prosegue nel solco di "Slow Train Coming", che per quanto bistrattato mi sembra tra il discreto e il buono (3,5 - 4 in misure debaseriane) probabilmente vale la pena di colmare anche questa lacuna.
Pat Metheny Bright Size Life
Voto:
Ormai sto vivendo un periodo di autentica methenymania (ma è contagiosa ?). Visto e preso anche "Letter From Home", e anche questo non si schioda più dal mio lettore
Van Morrison No Guru, No Method, No Teacher
Voto:
Forse l'ultimo vero e proprio capolavoro di Van Morrison, almeno per me (quello degli anni '90 non riesce a coinvolgermi più di tanto). L'ultimo di una ideale trilogia "celtica" che parte da "Inarticulate speech of the heart" e passa attraverso "A sense of wonder". In tutti e tre i casi si tratta di grandissimi dischi. Recensione che avrei voluto fare io, ma sarebbe stata la mia quinta su Van. E' giusto che ne parli anche qualcun altro, e in questo caso direi in modo sintetico, ma appropriato e convincente
Pat Metheny Bright Size Life
Voto:
Sui due John Williams vengo a risponderti qua. In fondo sempre di chitarristi si tratta. Sono due omonimi: uno, quello che suona Bach, è un chitarrista che bazzica un repertorio prevalentemente classico (da manuale anche le sue esecuzioni dei capolavori spagnoli di Rodrigo, Albeniz, Granados ecc.). L'altro è un compositore di colonne sonore, del quale non so molto. Lieto di avere la conferma che ci sono altri dischi straordinari di Pat Metheny, come era facilmente immaginabile. Intanto mi sono procurato "First Circle" e già dopo due ascolti lo piazzerei diretto nel mio Olimpo. Ma mi sa che da buttare via ci deve essere poco e niente. Per quanto riguarda la recensione, dire che non è piaciuta mi sembra inesatto, dato che ha raccolto solo 4 e 5. Personalmente l'ho trovata un po' tecnica, per addetti ai lavori, ma comunque sempre su ottimi livelli, ci mancherebbe, perbacco !