Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7973 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
The Doors Morrison Hotel
Voto:
"...non si tratta di un capolavoro, ma di una "risalita" che avrebbe portato i Nostri al canto "blues"del cigno, L.A. WOMAN". Sottoscrivo lettera per lettera, ma proprio per questo trovo ingiusto relegarlo tra i dischi mediocri con un grigio 3. Sono Doors più semplici, che dopo la sbornia dei pesanti arrangiamenti per archi di "The soft parade" riscoprono la semplicità di un sano rock senza troppi fronzoli, adattandosi con elasticità a questo nuovo corso.
Franco Battiato Pollution
Voto:
Non ho mai avuto il coraggio di superare (all'indietro) il limite dell'Era del Cinghiale Bianco e affrontare il Battiato sperimentale, perchè ho sempre letto e sentito dire che si tratta di materiale altamente indigesto. Questa recensione, così colta e al tempo stesso esauriente, potrebbe farmi cambiare idea.
Dire Straits Love Over Gold
Voto:
Benvenuto Torre Ste: esordire con un disco del genere come minimo è di buon auspicio. Secondo me è il picco di creatività raggiunto da Mark Knopfler e compagni, il disco in cui il già valido blues-rock degli esordi si evolve e incorpora una tale quantità e qualità di idee musicali da non avere nulla da invidiare alle opere dei migliori gruppi progressive. Peccato che rimarrà un episodio isolato. Nonostante ciò, forse per ragioni affettive (legami più stretti con il blues) considero ad un livello ancora superiore i primi due dischi, "Dire Straits" e il suo clone "Communiquè. Grandissimo disco comunque, e "Love over gold" è qualcosa di più di un "lentazzo": il vibrafono finale vale da solo tutto il prezzo del disco.
Antonello Venditti Sotto il Segno dei Pesci
Voto:
Per quanto possa sembrare incredibile a chi conosce il Venditti attuale, sbracato e volgare, vero e proprio "er monnezza" della canzone, il buon Antonello a suo tempo ha conosciuto momenti più che decorosi, che iniziano più o meno con i primi anni '70 e finiscono forse proprio con questo "Sotto il segno dei pesci", vero e proprio spartiacque della sua carriera. Qualcosa di buono ("Modena") si ritrova anche nel successivo "Buona Domenica", ma è proprio da questo disco che inizia la discesa inesorabile verso il pecoreccio, che porterà ai ben noti obbrobri degli anni '80 e '90, degni di Sanremo.
Giacomo Puccini Madama Butterfly
Voto:
Forse sarà stato un errore di battitura, forse sarà stata una distrazione, comunque la Sinfonia in sol minore K 550 è di Mozart e non di Beethoven. E' solo un dettaglio, che nulla toglie al merito di chi ha avuto il coraggio di parlare, e con competenza, di un genere di musica inedita per questo sito, dove a volte perfino certi memorabili dischi degli anni '70 vengono bollati come "anticaglie"
Lucio Dalla Automobili
Voto:
Una trilogia di recensioni per una trilogia di album non certo facili e accattivanti, ma geniali e indimenticabili, da far conoscere a chi crede che Lucio Dalla sia quello di "Canzone". Come è giusto, al migliore dei tre è associata la migliore recensione
Lucio Dalla Il Giorno Aveva Cinque Teste
Voto:
Il Dalla "sociale" roversiano, sconosciuto ai più, è forse il più interessante in assoluto, ma al tempo stesso il più ostico, come giustamente viene fatto notare anche in questa recensione. Ma un brano come "L'auto targata TO" ha il pregio di dire più di tanti documentari sull'emigrazione negli anni '60 e '70, e non è poco, specie se si fa il confronto con lo squallido andazzo che Dalla ha preso negli ultimi anni.
Yes Fragile
Yes Fragile
26 apr 05
Voto:
Una buona recensione che ha in più il merito di coprire una bella lacuna: gli Yes sono tra i più sottovalutati di sempre, non solo a causa della svolta pop degli anni '80 (comune a tanti altri), ma anche a causa del loro virtuosismo, che se a dire il vero ogni tanto sconfinava un po' nell'autocompiacimento, non giustifica certo la sufficienza con cui molti li giudicano. Non c'è nulla di più assurdo che stroncare un gruppo perchè suona troppo bene.
Lucio Battisti Umanamente uomo: il sogno
Voto:
Idem c.s. Oltre ai "Giardini di Marzo" tra i capolavori del Battisti classico includerei anche "E penso a te"
Francesco Guccini Radici
Voto:
Inoltre se la critica è condivisibile per Guccini anni '70, lo è molto meno a partire da "Signora Bovary" in poi. Prova a sentire "Scirocco", uno struggente tango piazzolliano, o "Keaton", lunga quanto voui ma con un buon ritmo jazz, e vedrai che da un certo punto in poi anche Guccini ha curato molto di più l'aspetto musicale. Ciò anche grazie all'apporto dei musicisti validissimi che lo hanno accompagnato.