@[lector] stimolare un dibattito e confrontarsi sui punti di vista è un po' l'acqua della vita di questo sito, quindi mi fa piacere che il mio intervento ti abbia fatto piacere.
Giustamente non è il caso di farci le pulci a vicenda, ma sulla questione del paesaggio politico sociale russo, non si può negare che praticamente nessuno dei leader bolscevichi o sovietici della prima ora fosse un vero e proprio proletario; l’eccezione più lampante fu forse Kruscev, che guarda caso, fece ciò che fece durante il XX congresso del PCUS… Ma tralasciamo questi “dettagli”…
Comprendo il tuo discorso, ma credo che il “metro di misura” (Rivoluzione Francese – di Ottobre) funzioni molto poco, per i motivi già espressi; il punto è che proprio come rivoluzioni, come contesto e come conseguenze si tratta di due mondi molto diversi. Dall’una nasce un’Europa se non altro secolarizzata (semplifico enormemente, lo so), dall’altra una poderosa élite di stampo assolutista e una potenza continentale di fatto imperialista.
Il nostro non è il migliore dei mondi possibili e allo stesso tempo lo è: in realtà una tale valutazione, che suona fastidiosamente moralistica, non ha senso. E per capire cosa di buono qualsiasi rivoluzione abbia lasciato, allora bisogna guarire dalla malattia dell’ideologismo, bisogna distruggere i miti storiografici; nel caso specifico bisogna studiare per bene il quadro strategico delle due Guerre Mondiali e della Guerra Fredda. Come fai a fare una sintesi seria quando in un Paese Democratico ci sono politici e intellettuali che ad oggi considerano l’Unione Sovietica la salvatrice d’Europa, la resistenza partigiana il momento definitivo e insostituibile della lotta contro il nazifascismo, invocano l’Ucraina del 2022 come alfiere della libertà all’est, pensano che il Duce “abbia fatto anche cose buone”?
Forse è solo una questione di ricambio generazionale: un giorno, le ideologie e l’ideologismo moriranno, e rimarranno solo i fatti, i numeri, i nomi. O forse no, forse anche questa, come il Comunismo stesso, è utopia. Vedremo.
La roba che tu etichetti come o accosti concettualmente al fascismo è qualcosa di pregresso su cui il fascismo è stato innestato: malaffare, mafia, prepotenza, sfruttamento, disuguaglianza, intimidazione, violenza, interessi, lobbysmo, corporativismo, società umana del XX secolo. Mettici un Regno di miserabile provincia, una velleità coloniale da sempre frustrata e mai sopita, la rabbia per aver mangiato fango e gas per 3 anni senza ottenere praticamente nulla, una compagine di opposizione pulviscolare e litigiosa, aggiungi le istanze che originano A SINISTRA di uno statista più abile di Hitler e avrai il tuo fottuto ventennio. Come il nazismo, come il comunismo, il fascismo non spunta dal terreno e non si rigenera come un lobo del fegato; ti serve come minimo, ma proprio minimo minimo minimo una Guerra Mondiale (e che Guerra Mondiale…), per poter anche solo pensare a come mandare in pressione il popolo e iniziare a manovrare il tuo mostro.
Io vivo nel benessere perché vivo in e con ciò che mi sono guadagnato e per cui ho cacato sangue e salute, e ho personalmente avuto più problemi e visto più lordure negli ambienti della c.d. sinistra, te lo posso assicurare. E non parlo solo dei sindacati…
@[macaco] , ho passato buona parte della mia adolescenza negli ambienti antifa & “antagonisti”, se non altro perché girava gisvalda cazzutissima: si potrebbero sbrigatemene definire degli infami squadristi, ma quando li penso a sabotare i cantieri della TAV o a fare a pezzi arredi urbani, mi viene da accostarli a una perversa manifestazione di parassitismo sociale, e definirli “fascisti” è quasi un complimento.