aries

DeRango : 1,18
DeEtà™ : 7435 giorni • Qui dal 30 gennaio 2006
J.K. Rowling Harry Potter e la maledizione dell'erede
Voto:
Ho seguito la saga a fasi alterne, perché non è il mio genere e poi ho trovato preoccupante la tendenza dell'autrice a scrivere libri sempre più lunghi. La trama, comunque, sembra interessante.
Ramin Bahrani Fahrenheit 451
Voto:
Sono molto affezionato al film di Truffaut, che ho apprezzato per le soluzioni visive, che esasperano il contrasto tra benessere diffuso e totale assenza della parola scritta e per gli ottimi attori (con l'incantevole Julie Christie in un doppio ruolo). Sulla carta, questo lavoro di Bahrani (che per me è un emerito sconosciuto, e credo che ogni paragone tra lui e Truffaut sia impietoso) sembra un'ulteriore dimostrazione che l'industria cinematografica, in assoluta carenza di idee originali, riprende contenuti già proposti, con esiti opinabili. Ne faccio volentieri a meno.
Eugenio Finardi Diesel
Voto:
Un disco forte, sia per i contenuti, che dal punto di vista musicale (Finardi sicuramente stava seguendo un suo percorso artistico personale, difficilmente accostabile a quello dei suoi colleghi, e in più aveva a disposizione alcuni tra i più grandi strumentisti dell'epoca). Conosco poche canzoni del disco (la sublime "Non è nel cuore" è una delle più belle canzoni d'amore di quegli anni), però mi sento di valutarlo per quanto ho scritto sopra e anche perché Finardi sembrava rendersi conto dell'eccessiva politicizzazione di quegli anni.
Kevin Ayers Singing a Song in the Morning
Voto:
Purtroppo conosco poco Ayers, però questa recensione è un ottimo biglietto da visita. La canzone, quando entra in testa non ne esce più e quindi è un formidabile brano pop. L'assolo selvaggio di Barrett (che conferisce originalità alla canzone senza renderla meno godibile) però non piacque ai discografici.
Vanilla Fudge Near the Beginning
Voto:
Ottimo lavoro, che conferma le impressioni che ho avuto all'ascolto di "Some Velvet Mornings" (l'unico loro brano che conosco): i Vanilla Fudge erano esecutori eccellenti e di forte impatto (e immagino le facce del pubblico veneziano della "Gondola d'oro"), però al tempo stesso stucchevoli. In un certo senso, riassumono il pregio e il difetto più appariscenti del progressive che venne dopo (anche se, per fortuna, quest'ultimo ha avuto uno spessore concettuale che fa perdonare gli eccessi virtuosistici).
Jack White Boarding House Reach
Voto:
"Qui c’è una marmellata di generi e di stili che si incrociano zuccherandosi troppo a vicenda e legano la bocca con fastidio.
Vuol sapere di tanta roba questo disco, e non sa di niente in fondo: Non ha un vero sapore".
Due buoni motivi per ascoltare altro.
Lucio Battisti L'apparenza
Voto:
Trovo davvero interessante lo scambio epistolare che hai avuto con l'arrangiatore Robin Smith e ti ringrazio di averlo condiviso, perché dà un idea di come lavorava Lucio Battisti (ed è una testimonianza preziosa, dato l'estremo riserbo dell'artista). Relativamente a questo disco, conosco solo lo strumentale del brano "La pace" (che fu poi scartato) che mi ha positivamente sorpreso, in quanto non vi ho trovato affatto quella freddezza che molti attribuiscono agli ultimi lavori di Battisti.
Lou Reed The Bells
Voto:
Un divertissement interessante. Almeno un ascolto lo merita.
Pooh Parsifal
Pooh Parsifal
9 mar 18
Voto:
Ho sempre sentito parlare di questo disco come della migliore dimostrazione della preparazione musicale dei Pooh. Questa recensione ridesta l'interesse.
The Vaselines Enter the Vaselines
Voto:
Li conosco anch'io per interposta persona e ho sentito solo “Jesus Wants Me For a Sunbeam”, che apprezzo soprattutto per la voce di Frances. Questo excursus è molto più di una recensione e mi invoglia ad approfondire la scarna discografia dei Vaselines.