aries

DeRango : 1,18
DeEtà™ : 7436 giorni • Qui dal 30 gennaio 2006
Pink Floyd Wish You Were Here
Voto:
Recensione poetica, tutta giocata sulle emozioni (e questo disco ne regala tante). Bravo, anche se valeva la pena spendere qualche parola in più per chi il disco non l'ha mai ascoltato. Quest'album è, secondo me, l'ultimo lampo di vera grandezza dei Pink Floyd, suonato in modo impeccabile e intenso. La struggente elegia per il "Diamante Pazzo" Syd Barrett dà i brividi, soprattutto nell'assolo finale di Wright, e il resto fa da degna cornice, senza cedimenti, col picco della canzone che dà il titolo al disco (profonda e malinconica riflessione sull'assenza, tema portante dell'album).
Dopo, i Pink Floyd, pur continuando a fare grande musica, non saranno più gli stessi.
Sergio Leone Giù La Testa
Voto:
Sicuramente la pellicola western più matura di Sergio Leone, con le sue riflessioni sulla violenza e sulla rivoluzione. L'unico limite è una certa lentezza dopo la metà del film, ma il mestiere del regista e degli ottimi attori, nonché la sublime colonna sonora di Morricone ne fanno un capolavoro, anche se trovo più godibile "Faccia a faccia", con la strana coppia Volonté-Milian (il cubano è da rivalutare; non è stato solo "Monnezza")
Vasco Rossi Vado al massimo
Voto:
Eeeeeeeh, da questo disco, peraltro più che dignitoso (in confronto agli orrori che verranno dopo), comincia l'inesorabile deriva di Vasco Rossi, che purtroppo non è solo quello di "Albachiara".
Riccardo Cocciante Concerto Per Margherita
Voto:
Probabilmente l'unico disco di Cocciante bello ed emozionante dall'inizio alla fine (direi che la seconda parte è meglio della prima, con la triade "Ancora"-"Quando si vuole bene"-"Quando me ne andrò da qui", senza trascurare "Violenza", poche parole che fanno venire la pelle d'oca). L'idea del concept-album bucolico è abbastanza originale, e si sente il tocco magico di Vangelis; sono buoni anche i testi di Luberti, autore dignitoso ma non immune da cadute di stile. Riascoltando questo disco, ho il rammarico che Riccardino sia caduto tanto in basso.
Bernardo Bertolucci Ultimo tango a Parigi
Voto:
Mai sopportato Bertolucci (tranne "Tragedia di un uomo ridicolo" e poco altro). Meglio Nando Cicero con Franco Franchi.
Pink Floyd Pulse
Voto:
"Pulse" non aggiunge e non toglie nulla a quanto fatto vedere e sentire dai Pink Floyd. Le performance sono ottime, anche se piuttosto prevedibili (sono lontani gli anni '60-'70, quando i brani venivano dilatati e stravolti). Ma, considerando i capolavori eseguiti (soprattutto nel secondo disco), non è un difetto tanto grave.
Dire Straits Love Over Gold
Voto:
Secondo me questo è l'album più completo, affascinante e ricco di sfaccettature dei Dire Straits. Amo in particolare "Telegraph Road" e "Love Over Gold" per l'affascinante alchimia dei suoni e la varietà di paesaggi musicali, che regalano intense emozioni, ma anche gli altri tre brani sono tra le cose migliori realizzate da Knopfler & C. Notevoli i testi ("Industrial Disease" è un concentrato di humour inglese, mentre "It Never Rains" ricorda molto, nella ricchezza espressiva, Bob Dylan e il primo Bruce Springsteen).
Inoki Sentimento Reciproco
Voto:
Ridicolo.
Buffalo Springfield Buffalo Springfield Again
Voto:
Tra i molti capolavori usciti in quel magico 1967, questo è uno dei miei preferiti. A questo disco non manca nulla; ogni brano mostra una diversa sfaccettatura e una possibile declinazione del rock; in particolare, "Expecting To Fly", dopo molti ascolti, ancora mi commuove, e "Broken Arrow" è una grandiosa chiusura. Ma anche i contributi di Stills e Furay sono notevoli. Complimenti per la recensione, che mostra passione e competenza.
Franco Battiato Battiato
Voto:
Per paloz: credo che la genialità di Battiato (che ha innovato molto anche se non ha inventato nulla) sia nella combinazione testi-musica, sperimentazione-emozione; secondo me i primi quattro album (soprattutto "Sulle corde di Aries") e i primi tre dell'era Battiato-Pio possono definirsi geniali proprio per questo. Qui c'è più coraggio che genio: i primi studi sul suono che troviamo in "Za" vennero fatti in Germania già prima del 1920, e "Café-Table-Musik" tutto sommato aggiunge poco a quello che si era sentito nei lavori precedenti; il suo merito sta nell'aver messo queste composizioni su disco in un contesto così provinciale come l'Italia.