Sogno-B
Canzone da tavoletta del cesso.
 
Il laureato

"Il laureato"
di Mike Nichols (1967)

#35mm
 
Isabel the Liberator (Recorded Live in 1977)

Woody Shaw (8 di 10)
"Isabel the liberator" from: Live Volume Two
1977 (HighNote)

#jazzlegends
 
Nick Drake - Day is Done

la mia preferita
 
Musiche altre di mondi altri (sottotitolo: 'scolta un cretino)
Golden Hands - What To Say (Part I & II)
"...e allora statevene fra di voi ad ascoltare gruppi peruviani con la cornamusa che se li ascoltano in 4 gatti e che non se li comprano neanche i loro parenti!" (cit.)
ECCOMI! PRESENTE! Io spocchioso saputello, frequentatore delle nicchie più maleodoranti e nascoste, che "io non farò mai parte di una maggioranza" come diceva quello in quel film...vi propongo di ascoltare alcune delle robe più impensabili che mi siano capitate tra le mani e le orecchie negli anni. Voi, date retta a un cretino, perdeteceli 5 minuti che ad ascoltare (leggere, guardare, mangiare, annusare...) sempre le stesse cose che già sai come sono, che non rischi, succede semplicemente che ti si atrofizza il cervello.
18) Golden Hands
Siete pronti per il funky marocchino?
Tra la fine degli anni '60 ed i primi anni '70, all'alba del regno di Hasan II, in Marocco (ma anche in buona parte dell'Africa che si affacciava sul Mediterraneo) il rock, il jazz, il funk e un altro sacco di roba occidentale erano di casa. Se questo fosse un bene o un male non è qui il caso di discuterne, limitiamoci a prendere atto che "da Casablanca a Tangeri, da Marrakech a Rabat, discoteche e altre sale da concerto hanno visto [avvicendarsi] un buon numero di piccoli gruppi, più o meno amatoriali e decisamente fai da te, alcuni dei quali sono stati catapultati sulla scena internazionale come i Golden Hands". Infatti il gruppo, fondato nel '69, dai fratelli El Makane arrivò anche i Europa col suo "funk in salsa marocchina" ed incise il suo unico disco (Golden Hands) nel 1978, ma solo su su cassetta dall'etichetta marocchina Disques Gam. Inutile dire che - in certi ambienti di impallinati tipo il sottoscritto - quella cassetta divenne negli anni un oggetto di culto...
Poi, per fortuna, qualcuno (credo la Sdban rec. o qualcosa di simile) ha pensato bene di ristamparlo.
E così ecco a voi IL FUNKY MAROCCHINO!
Siete pronti?
 
 
Luna tucumana - Maria Dolores Pradera grande canzone di Athualpa Yupanqui
 
the untold fables - to be your man

Madooooooo che botta garage-punk-r&b…. Roba che neanche usciva —-

Il passaggio di Robert Butler tra le fila dei Miracle Workers consegna gli Untold Fables alla storia senza tuttavia cancellarne la memoria. E del resto, come avrebbe potuto, dopo un esordio strepitoso come Every Mother’s Nightmare e i due singoli usciti proprio mentre Butler stringe alleanza con Mohr, Rogers e Trautman? È proprio il contenuto di quei singoli, quasi per intero, lo scheletro attorno al quale la Dionysus assembla il “secondo” album del gruppo, non avendo ricevuto quelli che dovevano essere i provini di I Love Lee. Il risultato, abbastanza approssimativo nella forma (alcuni titoli vengono inspiegabilmente troncati o deformati sulla copertina), non fa che alimentare l’amarezza per la perdita di una delle migliori garage-band californiane, in grado di eguagliare la forza devastante dei Morlocks, nei cui territori la loro Spit the Winkle e la cover di By My Side sembrano desiderose di inoltrarsi.

Ma l’amore per il sixties-punk non viene intaccato.

Semplicemente, azzannato con una voracità ancora più animalesca.

Pezzi come I Think, To Be Your Man, Wendylyn o Watch Your Step Woman si staccano dal soffitto del Crawdaddy, del Pandora’s Box o dell’Haunted House per schiacciarci come scarafaggi, raccontando le ultime favole e gli ultimi incubi di una delle più incredibili, animalesche, brutali garage-band degli anni Ottanta.
 
Novecento - Leaving Now
Quando in Italia aveva senso aspettare l'uscita di un nuovo album...Matia Bazar, Garbo, Faust'O, Mike Francis, Mango...e loro, altra band che non ha nulla da invidiare ai vari Swing out sister, 52nd street, Loose ends... ;)
 
The Untold Fables - Let Me Know

Da Orange County, California.

Gli Untold Fables furono una delle tante briciole di polvere stellare lasciate dal passaggio della cometa garage-punk degli anni Ottanta.

Sono in quattro: Paul Carey alla voce, armonica e maracas, Jon Niederbrach alla chitarra, Robert Butler al basso e Paul Sakry alla batteria.

Suonano bene per quello che il genere richiede, tanto che i loro servigi vengono chiesti un po’ da tutta la comunità neogarage locale, dai Fourgiven agli Yard Trauma fino ai Miracle Workers con cui Robert finirà per suonare in pianta stabile già con Overdose.

È Brett Gurewitz dei Bad Religion a produrre questo loro disco di debutto.

Lee Joseph è invece chi glielo pubblica, sotto la sua etichetta Dionysus.

È il primo album che Lee distribuisce per la Mordam, dopo essersi sganciato dalla Bomp! di Greg Shaw.

È un disco sporco di punk come lo erano quelli di Eyes (grande ossessione della band, NdLYS), Count Five, Pretty Things e Shadows of Knight venti anni prima, con un perfetto bilanciamento tra originali e pezzi d’epoca, tutti immersi in tempeste di fuzz (Girl of My Own, Other Fish, Rockhead) o in bufere di maracas e cembali (Let Me Know, Revenge, You’re Hated vicinissima allo spirito demente dei Primates, Gone My Way). Una selva di R ‘n B cisposi e di fuzz songs assassine.

Una cesta piena di crotali incattiviti dalla polvere che brucia i loro occhi.
 
The Bo-Weevils - Ward 28

Questa antologia l’ho presa, la consiglio vivamente. Anche i pezzi live che normalmente non amo sono veramente belli…

THE BO-WEEVILS – Anthology (Off the Hip)
Onestamente sconoscevo del tutto quanto pubblicato dai Bo-Weevils “Fase II”, ovvero dopo la separazione da Ian Hill e Stephen Anderson, i ragazzi di Melbourne che avevano edificato la band sulle macerie del classico garage punk e documentato dalle cassette e dai dischi su Kavern 7. Ben venga allora questa doppia antologia che certifica il periodo ‘89/’95. Quello che ne viene fuori è un suono vicinissimo alle acidità roots di Green on Red, Rain Parade e soprattutto Died Pretty (Middle of Nowhere veleggia dalle parti di Just Skin, ma i richiami alla band di Ronald Peno sono latenti un po’ ovunque NdLYS). Non male devo dire, soprattutto certe divagazioni velvettiane come Planetarium o Past Lives, lunghi raga di elettricità stagnante e rumorosa in cui la band ha modo di aggredire il proprio suono. Una raccolta assolutamente rivelatrice e necessaria.