Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7972 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
Sting Songs From The Labyrinth
Voto:
L'operazione è interessante e abbastanza ben riuscita, direi più per merito dell'eccellente Edin Karamazov che di Sting stesso, che comunque si arrangia non malaccio, considerata la voce particolare e certamente non impostata secondo i criteri classici. Io avrei fatto a meno della lettura di brani epistolari dello stesso Dowland, con tanto di sfondi "naturali" da polpettone new age, che appesantisce inutilmente il lavoro, ma questi sono dettagli, anche se alla lunga occupano uno spicchio non trascurabile nel computo della durata del CD. Dovendo allungare iil brodo, perchè non farlo con qualche altra canzone di Dowland ? Ce n'erano ancora di interessanti. No comment sulla stroncatura
Sting Songs From The Labyrinth
Voto:
L'operazione è interessante e abbastanza ben riuscita, direi più per merito dell'eccellente Edin Karamazov che di Sting stesso, che comunque si arrangia non malaccio, considerata la voce particolare e certamente non impostata secondo i criteri classici. Io avrei fatto a meno della lettura di brani epistolari dello stesso Dowland, con tanto di sfondi "naturali" da polpettone new age, che appesantisce inutilmente il lavoro, ma questi sono dettagli, anche se alla lunga occupano uno spicchio non trascurabile nel computo della durata del CD. Dovendo allungare iil brodo, perchè non farlo con qualche altra canzone di Dowland ? Ce n'erano ancora di interessanti
Giuseppe Verdi Falstaff E Otello
Voto:
Confesso che i miei neuroni si sono eccitati come mandrilli. Sentir parlare di argomenti colti in questo modo, diametralmente opposto a quello degli stitici "operatori culturali" stile Radio Tre o delle arcane riviste specializzate, mi fa pensare che la chiave giusta per combattere l'ignoranza pecoreccia e trionfante sia proprio questa: l'humour associato alla cultura. Verdi non come illustre e distante nome da toponomastica, ma come "Peppino", Boito non come genio e sregolatezza, ma come "fighetto" dell'epoca, e così via. Bene così... se questo è un esordio prepariamoci a prossime laute godurie del genere. Complimenti, che estendo anche alla nonna, il cui decalogo sui libri è assolutamente da incorniciare e, soprattutto, da rispettare con teutonico rigore
Mstislav Rostropovich Suite Per Violoncello Solo Di Bach
Voto:
Ho "celebrato" ascoltando una memorabile interpretazione del Concerto per violoncello di Dvorak con i Berliner Philharmoniker diretti da Karajan (insomma una specie di summit tra titani), che già commuove di per sé stesso. Alla dovuta, sacrosanta e toccante celebrazione su Debaser arrivo in ritardo, ma comunque in tempo per condividere il senso di vuoto che l'assenza di questo artista, che "sembrava possedere la chiave di questo strumento" (cito la frase che mi pare più rivelatrice) lascerà in ogni appassionato di musica classica, e forse non solo classica
Viktoria Mullova Mozart Violin Concertos 1, 3 & 4
Voto:
Sono verissime (almeno le ho lette in diverse biografie, poi di persona non c'ero, per quanto non sia più un pivello). Sono vere e ci danno un'idea di come a volte perfino genio e volgarità possano coesistere, anche se pare che questo linguaggio "marcuzziano" fosse una specie di scherzoso "lessico familiare" ad uso interno, che serviva a rinsaldare i contatti all'interno della famiglia Mozart, i cui membri, comunque piuttosto bizzarri, erano spesso in viaggio. Per i Concerti anch'io sono fermo a Carmagnola (o Carmignola ? Quello lì comunque) e in più ho una buona versione del vecchio Josef Suk. Dovendo mettere in un CD i miei tre preferiti avrei scelto gli ultimi 3 (n° 3, 4 e 5): in particolare il Quinto con la sua marcia turca finale è irripetibile. Comunque anche il Primo buttalo via ! (come del resto il Secondo: e prova a buttar via qualcosa di Mozart in genere). Colta e "storica" recensione, che mi mette curiosità per la versione della Mullova, di cui peraltro non ho ancora niente, pur avendola sentita in concerto (essendo viva e vegeta, anzi direi in ottima forma, i suoi dischi costano un po' di più)
Joni Mitchell Blue
Voto:
Per Bjork. Io ti consiglierei tutti quelli che conosco, vale a dire (in ordine di bellezza decrescente): "Hejira" (vedi mia rec.); "Blue" (già vista mia rec.); l'ottimo "Court And Spark", il primo della svolta jazz; gli eccellenti e acustici "Ladies Of The Canyon" e "For The Roses", l'enigmatico e jazzato "Mingus", l'immaturo ma toccante "Clouds" e infine anche "Both Sides" (vedi mia rec.) fatto di covers ma in ogni caso interessante. Altri non ne ho (per ora)
Simple Minds Street Fighting Years
Voto:
C'è un qualcosa in quest'album che va oltre il pur dignitoso (e a volte ottimo, come in "New Gold Dream") pop-rock di questo gruppo, che pure non è fra i miei preferiti. Qui c'è un'inconsueta ricercatezza del suono, ogni tanto qualche suggestione "celtica" e soprattutto una lunga serie di motivi indovinati. Per me è nettamente il loro capolavoro, che magari meritava qualche paroluccia in più
Genesis Duke
Genesis Duke
23 apr 07
Voto:
Mediocre carriera solista di Peter Gabriel... Ohibò ! "Invisible Touch" capolavoro dei Genesis... Doppio ohibò ! L' "amabile" Follow you follow me... Triplo ohibò ! Tutti gli album precedenti a Duke "troppo arroganti ed artistoidi, troppo intellettuali". Non ho più "Ohibò" disponibili: comincio a pensare che il mondo alla rovescia di Alice nel paese delle meraviglie esista davvero e che MiciaTigre non sia altro che un personaggio di questa favola. Buon non-compleanno, quindi (a meno che non sia proprio il tuo compleanno: in tal caso non si festeggia). Salutami il Cappellaio Matto
Leonardo Pieraccioni I Laureati
Voto:
Pieraccioni come Masini: ecco un altro mio concittadino che ha fatto il possibile per sputtanare Firenze e la Toscana. Anche se questo mi sembra il meno peggio tra i suoi "capolavori", è davvero insipido.
Ivo Pogorelich 13.04.07 Concerto @ Teatro "G. Verdi" Terni
Voto:
Non per scelta consapevole, ma un po' per pigrizia e parecchio per via di un tenace e morboso attaccamento, ai limiti dell'idolatria, nei confonti dei grandi vecchi pianisti del Novecento, gran parte dei quali (ahimé) potrò sentire ormai solo su disco... per via di tutto ciò mi sono perso alcuni tra i "fenomeni del momento" che spopolano nei concerti in questi anni, e tra questi Ivo Pogorelich. Di costui hi sentito solo parlare vagamente, ma sentir dire da una voce competente che sarebbe stato in grado di trasformare in un'arlecchinata il perfetto equilibrio di note e silenzio della sublime Sonata Op.111 di Beethoven, e non contento avrebbe violentato anche i pacati ma ancora vivi sentimenti del Brahms senile nell'Intermezzo n° 2 Op.118 (tra parentesi il mio preferito dei sei pezzi di quest'opera), mi mette un po' in allarme. E' vero che una certa dose di istrionismo è accettabile in ogni pianista, ma se poi l'esibizionismo cancella tutto il resto sono guai, e mi pare di capire che con questo Pogorelich ci troviamo proprio in un caso del genere.