Grasshopper

DeRango : 5,88
DeEtà™ : 7972 giorni • Qui dal 11 agosto 2004
Maurice Ravel Musica orchestrale
Voto:
Non mi sembra di aver detto che "si deve" distinguere la musica "d'arte" da quella "di consumo". Per quanto mi riguarda sono principalmente un appassionato di musica classica (e quindi "d'arte", secondo la definizione di Pollini), ma ciò non significa che la consideri l'unica "musica d'arte" possibile. Gran parte del jazz, molti capolavori del rock, soprattutto degli anni '60 e '70, la canzone d'autore propriamente detta (da Bob Dylan ai nostri cantautori) e perfino il tanto bistrattato pop, almeno nelle sue espressioni più riuscite, per quanto mi riguarda sono musica d'arte a tutti gli effetti. Ovvero sono espressione di sentimento, di sensibilità, qualcosa di assai diverso da ciò che invece è stato programmato a tavolino dalle case discografiche esclusivamente allo scopo di ottenere il massimo delle vendite nel più breve tempo possibile, sfornando tormentoni e fenomeni destinati a durare qualche mese senza lasciare traccia. E' chiaro poi che la distinzione di per sé è di comodo: il confine tra musica d'arte e di consumo può essere molto labile. Mi viene in mente Sting, musicista colto con un bel background di jazz e classica, ma che ha sempre strizzato un po' l'occhio al mercato (a parte l'ultimo disco, basato sulle composizioni secentesche di John Dowland, e potenzialemte quasi invendibile).
Nessuno inoltre si sogna di "insegnare" le emozioni a chicchessia: la mia intenzione è di comunicarle a chi è disposto a recepirle. Se poi si tratta di un fan di Ligabue (tanto per fare il solito esempio) la cosa mi dà più soddisfazione che se si tratta di uno che condivide i miei gusti, perché vuol dire che la mia recensione ha avuto una forza tale da spostare la sua curiosità verso qualcosa di insolito. Se poi il tizio in questione ascoltando Ravel, lo troverà noioso e tornerà felice al suo Liga, non posso farci niente: peggio per lui. Ma intanto gli ho messo una pulce nell'orecchio
Maurice Ravel Musica orchestrale
Voto:
@Archimede: anch'io mi sono accostato a suo tempo a questo genere di musica con l'umiltà del perfetto ignorante, ma al tempo stesso con la ferma convinzione che si trattasse di musica "viva" e godibilissima non solo da dotti plurilaureati, ma da chiunque sia fornito di quell'optional chiamato sensibilità. Invece il modo settario con cui viene trattata da certi intellettuali italiani (per es. in alcune trasmissioni di Radio Tre) sembra fatto apposta per allontanare anche quella minoranza di persone che, stufa di martellate e/o di lagne sanremesi, va disperatamente in cerca di qualcosa di meglio. Se il mio modo di parlarne non è eccessivamente erudito per me va benissimo: scrivendo su questo sito non mi propongo certo un'analisi storico-culturale minuziosa del contesto in cui operava il musicista, anche se a dire il vero ho letto in più di una storia della musica che Ravel e Debussy sono uniti da un certo filone comune di tipo impressionista.
Qualcuno con troppa benevolenza mi ha paragonato ad Enzo Siciliano, un vero intellettuale (a differenza del sottoscritto) che parlando di musica classica su "Repubblica" metteva in mostra un'innegabile vastità di orizzonti culturali. Grazie, ma tutto questo non mi interessa. Il mio massimo obiettivo è che anche un fan di Ligabue (così per dirne uno) possa capire le sensazioni e le impressioni che un certo tipo di musica riesce a trasmettermi, e quindi spostare, magari anche di poco, il suo interesse verso la musica vera, quella che Pollini chiama "musica d'arte" per distinguerla da quella "di consumo". Se con le mie parole riesco a suscitare interesse per opere ed autori ingiustamente bollati come seriosi e pallosi, la mia missione è compiuta. Poi ad incasellare Ravel nel simbolismo, nell'impressionismo, nel decadentismo, insomma dove è più giusto metterlo, ci penseranno gli addetti ai lavori.
Loreena McKennitt The Book Of Secrets
Voto:
Che dire ? Boh... Il mondo è bello perché è vario, e l'importante è che le critiche siano civili e motivate. Lo stesso disco può provocare reazioni diverse e addirittura, come in questo caso, opposte. Io ci ho trovato una straordinaria varietà di melodie, e se è vero che "The highwayman" è un poderoso ballatone notturno di 11 minuti con rigida struttura a strofe e senza un vero e proprio ritornello, la bellezza delle parole e un'interpretazione così toccante da poter essere definita "drammatica" evitano che anche questo brano, l'unico potenzialmente noioso, lo diventi effettivamente. Non parliamo poi degli altri, spesso autentici gioielli. Ovviamente non pretendo che sia così per tutti gli altri, e infatti qualche altra voce fuori dal coro (v. fusillo) c'è. Una cosa non ho capito: che c'entrano questi Fleet Foxes ? (a dire il vero confesso di non conoscerli)
Ivano Fossati Musica Moderna
Voto:
Come da suggerimento, ho sottoposto questo disco a ripetute masticazioni e digestioni, e in effetti l'iniziale impressione spiazzante (la stessa che avevo provato con "Lampo viaggiatore" e in misura maggiore con "L'arcangelo") è svanita per lasciare il posto ad una piacevole sensazione che coincide con il tuo giudizio, ovvero: ottimo disco di mestiere, da cuoco navigato capace di riproporre sapientemente la solita ricetta. Il che per me però non equivale a dire che si tratta di un capolavoro, ma solo dell'ennesima conferma della raffinatezza di questo musicista. Da cui le 4 stelle: in ogni caso dettagli, quisquilie.
The Beatles Abbey Road
Voto:
Infine (e poi mi taccio) il confronto, o presunto tale, tra Beatles e Pink Floyd. Fatte le debite proporzioni è un po' come voler confrontare Beethoven e Verdi. E' ovvio che per i sinfonisti (come me) il primo sarà infinitamente più valido del secondo, ma un melomane con il pallino dell'opera probabilmente la penserà in modo opposto. E così Beatles e Pink Floyd: in pratica si può dire che i loro campi d'azione siano totalmente diversi. I primi hanno portato al massimo livello espressivo la cosiddetta "canzonetta" da tre minuti, anche se poi in album come questo stavano già evolvendosi verso forme più complesse. I secondi, fin dagli esordi psichedelici, hanno privilegiato lunghe ed elaborate suites, raggiungendo ugualmente livelli altissimi di espressività. Per questo un confronto diretto e manicheo, tipo "chi butteresti giù dalla torre ?" mi sembra piuttosto inutile. Come si è visto in queste note, serve solo a scatenare gli insulti tra i rispettivi fans.
The Beatles Abbey Road
Voto:
In linea di principio sono contrario ai doppioni, ma a giudicare dal dibattito che questa recensione ha sollevato, si può giudicarla come si vuole ma non certo inutile. Uno spunto che offre e che non è tato poi approfondito nei commenti è l'ennesima conferma del cosiddetto "teorema di primiballi", dal nome dell'eccellente recensore debaseriano che lo enunciò non mi ricordo in quale recensione, ovvero "Quando una donna dice che il disco x è il top o anche che è semplicemente carino, si può essere matematicamente certi che si tratta di una ciofeca". Teorema (ahimé) verificato più volte anche dal sottoscritto, sia pure con qualche lodevole eccezione.
The Beatles Abbey Road
Voto:
Pienamente condivisibile e ben scritta la riflessione sul declino inesorabile della musica dai tempi di "Abbey Road" ad oggi, anche se l'inizio della fine lo sposterei piuttosto verso la fine degli anni '70: l'inizio di quel decennio ci ha regalato una fioritura irripetibile di inventiva musicale (basti pensare al progressive o alla "fusion" tra jazz e rock). Poi è chiaro che di esempi per rappresentare l'abisso tra quello che si ascoltava 40 anni fa e ciò che vomitano le radio attuali se ne possono trovare a bizzeffe, e quindi direi che "Abbey Road" non è "il" disco da cui partire per scendere a poco a poco nel precipizio, ma sicuramente uno di quelli possibili. Sempre in ambito Beatles, perché non prendere come riferimento anche "Sgt. Pepper's" o l'album bianco ? Se poi si è scaruffiani e i Beatles ci fanno venire l'orticaria, si può ricordare che tra il '67 e il '69 esordivano, tanto così per dire: Jimi Hendrix, Pink Floyd, King Crimson, Doors, Led Zeppelin ecc. Hai voglia di trovare pietre miliari in quegli anni... comunque "Abbey Road" per me rimane un valido esempio.
Santana Borboletta
Voto:
Una voce in controtendenza: pur apprezzando la recensione per come è scritta, non sono d'accordo sulla stroncatura quasi totale di questo disco. "Borboletta" è indubbiamente il meno riuscito tra i dische della cosiddetta "svolta intellettual-jazzistica" del nostro chitarrista, che ha prodotto quelli che ritengo due capolavori, influenzati da quella preziosa contaminazione jazz-rock che proprio negli stessi anni aveva le massime espressioni in formazioni come Weather Report, Mahavishnu Orchestra o nel Chick Corea "latineggiante". Parlo di "Caravanserai" e "Welcome" (di quest'ultimo consiglio fortemente l'ascolto al recensiore, se non altro perché fortemente ispirato a John Coltrane, e ciò non può essere che positivo). E' vero che con "Borboletta" inizia il declino, ma siamo ancora al primo gradino. Il peggio verrà dopo: già con "Amigos" e "Festival", mediocri misture di successoni strumentali (stile "Europa" e insulsi pseudo-soul che di latino non hanno che il nome del gruppo che li esegue. Non parliamo poi dei vari "Marathon", "Zebop" ecc.: un lungo oscuro tunnel di album inutili che va da fine anni '70 praticamente ad oggi, visto che l'album dello strombazzatissimo "grande ritorno" (Supernatural) è al massimo passabile, mentre i suoi successivi cloni sono (appunto) cloni. Mi sembra che "Borboletta" riesca a ripetere, anche se non in pieno, quel magico mix di motivi dolci e ispirati ("Canto de los flores") o ipnotici ("Aspirations") e frenetiche tirate percussionistiche ("Practice what you preach", "Promis of a fisherman, che ha il solo difetto di essere troppo tirata per le lunghe) che contraddistingueva i due illustri predecessori "jazzeggianti".
Simple Minds Once Upon A Time
Voto:
D'accordo con Joe Cavalli, tranne che per "il" summa. Mai capito perché Street Fighting Years sia così sottovalutato da tutti, Scaruffi in primis. Per me oltre che la loro summa è il loro disco più ispirato in assoluto, perfino più di "New Gold Dream". Ma qui si entra nei gusti personali
Frank Zappa Hot Rats
Voto:
Vedo che molti hanno iniziato la loro esplorazione del mondo zappiano da questo disco, non a caso un po' più accessibile rispetto agli altri. Anch'io sono tra questi, e non mi sembra ci sia nulla di disdicevole. Per fare un paragone classico a me caro, chi si accosta a Mahler in genere comincia dalla Quarta Sinfonia, che è la più accessibile ma non per questo è la meno valida dal punto di vista artistico. Non so come sia possibile sbadigliare ascoltando un disco del genere: l'unica ragione plausibile mi sembrano problemi di digestione.