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DeRango : 0,09
DeEtà™ : 7119 giorni • Qui dal 12 dicembre 2006
Il Paese dei Balocchi Il Paese dei Balocchi
Voto:
Se facciamo finta che nella recensione non vi sia alcun paragone tra la suddetta opera e altri gruppi che non possono assolutamente reggere il confronto, allora potrei desumere che il recensore ha afferrato sul serio il valore del disco in questione. A mio avviso il paragone non sussiste non solo coi gruppi connazionali da te citati, ovverosia Quella Vecchia Locanda (band con un buon potenziale ma che risentiva troppo delle influenze straniere) e il Museo Rosenbach (buon lavoro, molto curato, ma alla lunga finisce per diventare troppo pomposo), ma anche con i "grandi capofila britannici". Mi assumo la responsabilità di tutto quello che sto dicendo, certamente per voi lo scandalo sarà insostenibile, ma credo che nè i Tull, nè i Genesis nè i KC potessero vantare una tale verve, una profondità, una sensibilità d'animo per concepire un disco come "Il Paese Dei Balocchi". Questo non è un disco di musica progressiva, ragazzi, nè tantomeno lo si può etichettare come sinfonico. Sarebbe un errore grave che solo un neofita del genere con le idee poco chiare (molti di noi cominciano con la PFM, il Banco e le Orme e concludono considerandoli come il top, quando invece corrispondono direi al bottom e non si rendono conto che il vero oro zecchino del progressive italiano è da ricercarsi altrove). "Il Paese Dei Balocchi" è un fluire incontrastato di emozioni e di percezioni sonore che nessun e ribadisco NESSUN altro album al mondo vi potrà regalare. Un album pervaso da atmosfere autentiche, assolutamente originali, frutto di un lavoro estremamente arduo ed estremamente ricercato: si pensi che, per ottenere l'ambienza ideale, la band si avvantaggiò della chiesa di Sant'Euclide in Roma, che si trovava al di sopra dello studio di registrazione, e di una sezione d'archi, che assume il ruolo di una vera e propria controfigura. Concetto difficile da comprendere, ma sono sicuro che ascoltando il disco capirete cosa intendo dire. Non è un disco per chi crede che per fare musica progressiva basti fare escursioni spaventose di tecnica e abilità strumentale, anzi, esempio sono le parti di chitarra essenziali, mai in primo piano, ma assolutamente necessarie al capolavoro. Un disco perlopiù strumentale, con cantati brevissimi e appena accennati, ma di una struggenza, di una fragilità interiore e di una bellezza senza pari. Lo strumento principe del disco è un superbo Hammond C3, suonato in maniera davvero innovativa ed originale, anche se non mancano strumenti piuttosto insoliti, preziosi alla narrazione degli avvenimenti (oboe e organo positivo). Signori, questo è un grande disco. Anzi, questo è Il Disco. Preferire i gruppi sovraccitati a un gruppo come questo significa indiscutibilmente non aver inquadrato correttamente l'essenza non del progressive, ma della musica, in generale.
Il Rovescio Della Medaglia Contaminazione
Voto:
[continua] i allo stadio terminale del gruppo. Sciolto il Paese Dei Balocchi, entrò a far parte del Rovescio Della Medaglia. Diciamo pure che il disco del Paese dei Balocchi è una meraviglia innata, personalmente lo considero come il più bel disco che abbia mai ascoltato, per completezza, per classe, per grinta, per suggestività e per la raffica di emozioni che può provocare l'ascolto di questo disco, che è erroneamente annoverato tra i dischi di prog sinfonico, ed è stato pubblicato l'anno precedente a "Contaminazione". In realtà è un percorso musicale molto più intimo e particolare per essere un banalissimo disco di prog sinfonico. Ascoltando "Contaminazione" si ha come una sensazione di familiarità al Paese Dei Balocchi. Ma chissà perchè?
Paloz sostiene che "La grande fuga" sia il riassunto nonchè la conclusione perfetta di questa bravata di disco qual'è "Contaminazione". In realtà Paloz non ha ascoltato il disco del Paese, perchè se l'avesse ascoltato si sarebbe certamente reso conto che MOLTE PARTI di Contaminazione sono state attinte da lì! Prendiamo il secondo brano del disco del Paese, c'è una sezione di organo Hammond molto interessante che è stata impunemente plagiata da Franco Di Sabbatino in Contaminazione, anzi per essere precisi ne "La Grande Fuga". Con la differenza che Il Paese Dei Balocchi opta per soluzioni creative molto originali, tipo riverberi naturali, registrazioni effettuate in una chiesa per ottenere un'ambienza davvero suggestiva, e la sovrapposizione della stessa parte di organo Hammond (modello C3 per essere precisi) sei volte di seguito con settaggi diversi, per un effetto davvero strabiliante. Franco Di Sabbatino, in quella gran cacata che è "La Grande Fuga", si limita, oltre a scopiazzare Bach, anche a plagiare la parte di organo rieseguendola sul minimoog col risultato che è una TAMARRATA COLOSSALE. Un vero schifo. In puro stile new prog. Come banalizzare un capolavoro. Conclusione per gli appassionati di musica in genere e di musica progressiva: c'è davvero tanta buona musica da ascoltare, non sprecate il vostro tempo ad ascoltare questa porcheria. Lasciate perdere Contaminazione. Ascoltate altro. Oppure ascoltatevi il disco del Paese Dei Balocchi, sarà senz'altro un'esperienza molto più gratificante, senza dubbio.
Il Rovescio Della Medaglia Contaminazione
Voto:
Paloz, scusami se mi permetto di dissacrare quest'opera che voi ritenete sia il culmine dell'estetismo progressivo. Io ritengo tutt'al più un disco inutile. Il Rovescio pubblica nel 71 un disco incredibile, La Bibbia, rivisitazione in chiave hard rock del vecchio testamento, dal nulla fino al diluvio. Un disco registrato in sole due ore con una resa stratosferica e una potenza massiccia. L'anno successivo, il Rovescio si chiude in studio e affina le tecniche. Realizza "Io Come Io", disco più efficace ma meno spontaneo del precedente, tenuto conto che il primo è stato registrato in presa diretta e questo è un lavoro di studio. Uno studio un po' rozzo ma comunque un disco di impatto. Di grande impatto. Dopodichè siamo nel 1973, il Rovescio assolda un tastierista VIGLIACCO a mio avviso, tale Franco Di Sabbatino, e si ritrovano pieni di strumenti e apparecchiature fino al collo. Cito le note di copertina del disco in questione:
"La loro strumentazione è tra le più interessanti in Europa. L'impianto voci Mack da 6000 watt è quadrifonico ed equivale ad amplificatori a 36 tracce. La console è in realtà uno studio di registrazione portatile con filtri, compressori, ecc. La chitarra, la batteria e le tastiere hanno amplificatori da 900 watt. Le tastiere consistono in un organo verticale Hammond B, un harmonium, un Eminent per riprodurre i violini, due sintetizzatori VCS, un Harp 200 [probabilmente un ARP], e due sintetizzatori mini moog. È anche importante l'impianto luci. Ci sono 50 lampade che producono colori ed effetti speciali. Su uno schermo speciale dietro il gruppo, vengono proiettati diapositive e filmati, per produrre effetti musicali astratti." Il gruppo si mette a collaborare col compositore argentino Luis Enriquez Bacalov, conosciuto come nota catastrofe del progressive italiano. Questo compositore ha alle spalle già due fallimenti, il Concerto Grosso n.1 dei New Trolls, cacata colossale, e Preludio Tema Variazioni e Canzona, per intenderci sarebbe il disco più brutto degli Osanna, così brutto che anche loro stentano a considerarlo come opera propria. Tutto il suddetto materiale diventerà poi buono per la colonna sonora del film Milano Calibro 9, con Gastone Moschin, Barbara Bouchet e Mario Adorf, un poliziesco anni 70 molto carino. Invece, la furia inarrestabile di Bacalov si appresta a preparare la futura catastrofe musicale: un album di "prog sinfonico" con un gruppo d'impatto come Il Rovescio Della Medaglia. Dunque chiariamoci, il Rovescio era davvero un bel gruppo hard prog, facevano musica spontanea, grezza ma di grande effetto. Immaginate un gruppo così, ripulito, raffinato, tutto aggiustato, che si mette a fare una musica perfettina e precisina con tanto di orchestra dietro su base del Clavicembalo Ben Temperato di quel mostro sacrosanto di Johann Sebastian Bach. Immaginate lo sfacelo di un gruppo hard rock che si riduce a fare un disco.. di prog sinfonico. Ecco, fate attenzione. Quando dico "disco di prog sinfonico" intendo dire proprio DUE PALLE COSì. Sai uno di quei dischi pomposi, pieni di sezioni orchestrali inutili, noiose, con parti strumentali che non hanno niente di originale e di spontaneo, roba trita e ritrita dagli ELP, da Wendy/Walter Carlos, il rivoltarsi perpetuo e incessante di Bach nella tomba per tutta la durata del disco, con testi banali, patetici, insulsi, addirittura cretini, e linee melodiche che sarebbe meglio dimenticare? Bene, vi siete fatti un'idea di cosa sia questo disco, o per meglio dire questo pallone gonfiato pieno zeppo di strumenti che si sommano di volta in volta fino a far venire il voltastomaco. Avete presente i Latte e Miele? Beh una specie. E non è finita qui! Arriviamo al sodo. Da dove pensate che venisse il tastierista Franco Di Sabbatino? Franco Di Sabbatino, questo vile musicista proveniva da una formazione che merita forse molto più di tutta l'attenzione che si volge di consuetudine a "Contaminazione". Franco Di Sabbatino è stato tastierista del Paese Dei Balocchi orma
Pholas Dactylus Concerto Delle Menti
Voto:
notifica per "c'è": pover'a te.. fa male lo so appassionarsi troppo al prog inglese, si finisce per chiudersi nei king crimson e per non ascoltare nient'altro.. che dire comunque hai un futuro da musicologo.. paloz, 2 per la recensione. Forse ci hai lasciato col fiato sospeso per non rovinarci la sorpresa, per questa scelta ardita ma sagace avrei messo 3, ma nel lineup ti sei scordato di mettere la batteria ;D Il gruppo in questione è spettacolare, provenienti da Milano, due di loro, se non sbaglio l'organista Valentino Galbusera e il batterista Giampiero Nava, per gli amici Peo, provenivano dal complessino da sala da ballo/garage/beat de "I Puritani" (più tardi questo gruppo si evolverà nei Dalton, nei quali militerà per breve tempo anche Mauro Pagani.. lo so non c'entra niente). Si misero con il chitarrista Colledet, che voleva tentare le strade impervie della musica e della chitarra, e insieme ad un bassista molto bravo devo dire, ad un ottimo pianista e ad un sommo oratore e poeta come quel genio di Paolo Carelli al microfono mettono su questa formazioncina tutto pepe, che spazia dal jazz sfrenato a momenti di ipnosi pura. In certi momenti ossessione a profusione. Questo disco è un viaggio acido, non c'è che dire. Dopo aver imparato l'intero testo a memoria (come avrai già detto si tratta di una specie di lunghissimo poema, con sprazzi di fantascienza e misticità) potrete gustarvi una struttura musicale scioltissima basata su un intreccio di pianoforte e organo che sembrano non smettere più di suonare, intreccio che si concatena a sua volta con una chitarra free. ma free davvero. stranissima. Ancora una volta gli italiani trionfano per spontaneità, grinta e soprattutto originalità. Caro "c'è", se questi gruppetti insignificanti italiani avessero avuto la stessa fortunata produzione e distribuzione dei tuoi amati KC, questi ultimi avrebbero dovuto dichiararsi sconfitti per carenza di classe, penso, giacchè scusami se il carisma e la profondità dei versi di Carelli non sono minimamente paragonabili alle poesiole del visionario pfffft chiacchiere vacanti pfffft prrrrr del "poeta" Sinfield. Mmm.. ad ogni modo,resta comunque un disco difficile. Per dire, lo stavamo sentendo con un amico una volta, senza impegno, sembrava che gli piacesse, poi verso la fine del disco, nella parte più inquietante di tutta l'opera, si alza e urla "Per piacere togli 'sto disco me sta a venì n'angoscia..". Quindi, una piccola dritta per chi se lo vuole procurare.. per poterlo ascoltare bisogna perlomeno saper ascoltare la musica. Intendo ascoltare non a capocchia di cane, sia ben chiaro. Devi saper mettere su un disco e gustartelo dall'inizio alla fine, senza storcere il naso nemmeno una volta durante tutto l'ascolto. Disco davvero unico.
Tra poco voi salirete su di un tram
De De Lind Io non so da dove vengo e non so dove mai andrò, uomo è il nome che mi han dato
Voto:
Un capolavoro. I De De Lind sono dei maestri. Certo Vito Paradiso non avrà avuto una bella voce, ma chi lo critica si dimentica che era un cantautore. Anzi, Vito Paradiso è carismatico ed espressivo. Come dev'essere un cantautore. Forse Battisti e DeAndrè avevano una bella voce allora? Doti canore ahah Demetrio Stratos tanto di cappello, certamente, ma lui più che una bella voce la sapeva usare. Poi scusatemi, parliamo di belle voci e tiriamo fuori Tagliapietra? Nico Di Palo?! GIANNI LEONE?? Auè, ma l'avete mai sentito dal vivo Gianni Leone? Non ne azzecca una, ragazzi.. Il fatto secondo me è che se voi non foste fissati con questi finti estetismi della voce e della grande tecnica musicale anglosassone ma ascoltaste il disco per bene vi rendereste conto che i De De Lind, oltre ad avere una grinta e una spontaneità che "il paragone con quello anglosassone" si sogna pure da lontano, facevano una musica parecchio personale.. certo il disco non avrà testi anzi pardon chiacchiere morte come le visioni mistiche aka pippe mentali di mr. Peter Sinfield ma avrà qualcosa di più originale e ricercato, qualcosa di aggressivo (Fuga e Morte), di descrittivo (Paura Del Niente), e perchè no di suggestivo (Cimitero Di Guerra). Passaggi di flauto ricalcano immagini rurali, con sfuriate improvvise, attanaglianti.. Notare che i testi sono brevi anzichè ridondanti e pomposi e mai, e sottolineo MAI banali, anzi talvolta piuttosto ambigui. Pensiamo alla misteriosa figura di Don Angelo prete, in compagnia di "altri due uomini neri..aveva lo sguardo smarrito, aveva la voce tremante". I De De Lind potevano vantare l'innata dote di destreggiare uno strumento musicale devastante: il silenzio. Certo, molti di voi sbeffeggeranno su questo mio punto. Ma voi pensate forse che sia facile fare un disco come questo? Pensate che sia semplice tentare di domare il silenzio e sottometterlo in un disco trasformandolo in atmosfere talvolta briose, talvolta cupe, talvolta angoscianti? Ve lo dice un musicista, fare musica basata sulla tecnica e sulla melodia è mille volte più facile (vedi il prog anglosassone). Valle a fare atmosfere come queste, costruite con una ricercatezza spropositata! Questo è "Io Non So Da Dove Vengo E Non So Dove Mai Andrò Uomo E' Il Nome Che Mi Han Dato", un capolavoro. Un capolavoro molto sottovalutato, e si vede, dai commentatori di questa recensione, dici bene, Cristo, che è una perla di raro splendore questo disco. Io gli do 5, anche se è poco. E' poco per la qualità della musica proposta da questo gruppo. E se fino ad ora mi avete schifato ed odiato fino all'ultima virgola, posso comunque scagionare i De de lind per l'originalità. Poi voialtri prendete come metro di riferimento la PFM, le Orme, e Bernardo Lanzetti, dio mio, allora è tutto dire. Non lo dico io, eh, voglio dire, SI SA che i primi sono l'apoteosi della scopiazzatura, che le Orme sono risaputamente una brutta e libera reinterpretazione degli ELP con un tocco di poesia in più, e che Bernardo Lanzetti si può dire che ha sfacciatamente sgraffignato il mestiere e lo stile a Peter Gabriel. Comparazione vocale a parte, andatevi a trovare le foto della PFM nei seventies e vedete come si atteggiava dal vivo. Ah già dimenticavo, avrà fatto due dischi pietosi con gli Acqua Fragile, sempre scopiazzando di qua e di là.. Chiusa parentesi, o miei sommi critici musicali del progressive internazionale, che bei modelli di riferimento che avete, wow non sapete quanto vi invidio. Almeno i De De Lind non hanno plagiato nessuno. Il Banco e i Cervello, per finire, piacciono anche a me moltissimo ma non c'erano sicuramente solo loro nei seventies. Cià
Cervello Melos
Cervello Melos
18 ott 07
Voto:
momento solo.. limitati confini del prog rock.. per certi versi hai assolutamente ragione.. ma di quale prog rock stai parlando? di quello delle fate folletti cavalieri streghe castelli incantati e corti del re cremisi ovviamente, e chiacchiere morte via dicendo.. no perchè fortunatamente negli anni settanta qui in italia la musica non era così de(s)cadente.
Lucio Battisti Il Nostro Caro Angelo
Voto:
Io l'ho preso da pochi giorni e devo dire di non averlo ancora ascoltato molto bene. Trovo superfluo affermare, come hanno fatto gli altri, che il lato A è nettamente superiore al lato B, come è giusto che sia in certe opere easy listening degli anni settanta. Ah, quando la musica la sentivi in vinile, così come per il 45 giri se ti volevi sentire la canzone ammiraglia mettevi il lato A e il retro era pot pourri, per così dire ahahah.. Furbescamente i nostri Lucio e Giulio decisero di mettere sul singolo dell'album due delle somme perle del disco: "la collina dei ciliegi" e "il nostro caro angelo", brano che, come già detto tante volte, va interpretato come un messaggio contro la Chiesa cattolica. Ora passiamo ai musicisti: oltre al buon Lucio impegnato al piano elettrico e alle chitarre ci sono l'ottimo Giampiero Reverberi all'eminent (archi elettronici), piano elettrico e sintetizzatore. La sezione ritmica richiede una menzione particolare: Gianni Dall'Aglio, batterista, e Bob Callero, bassista. Si tratta di due dei musicisti che di lì a poco entreranno in una formazione straordinaria del progressivo italiano, il Volo (una sorta di supergruppo nel quale militano anche tutti gli altri sessionman di battisti, ovvero sia Alberto Radius, Gabriele Lorenzi, Mario Lavezzi e Vince Tempera, con l'onnipresente Mogol autore di tutti i testi). Di evidente indole jazzistica, i due sono musicisti più che interessanti e superlativi. Sono uperlativi assoluti. "Il Nostro Caro Angelo" può vantare un'assetto da urlo, ragazzi, altro che carenza di musicisti. Inoltre, le tematiche trattate nel disco, a partire dalla copertina, componente fondamentale di un disco (o per lo meno negli anni settanta era così, oggigiorno.. stendiamo un velo pietoso che è meglio, ah, gli anni settanta) fino ad arrivare ai testi, si fanno più aggressivi, diventano anticonformisti, contestatori. Battisti fa il verso ad una società corrotta, decadente ed iperconsumistica, lodando con nostalgia ciò che al contempo umilia ed onora l'uomo, ciò che dal proprio ventre lo ha generato e nel quale è destinato a tornare: la terra. Ascoltandone i testi mi ha fatto sorridere ancora una volta il pensiero di tutta quella gente convinta che Battisti e Mogol fossero simpatizzanti di destra.. o addirittura militanti. Che ingenuità!
Osanna Palepoli
Osanna Palepoli
17 set 07
Voto:
Hai ragione, pippocalippo. Sono barese e hai perfettamente ragione. In Italia la fregatura stava nella produzione e distribuzione. Anche io non cambierei un solo secondo di UT, e di tutti i dischi fatti nell'auditorium Fonit Cetra e simili.. suonano come devono suonare.. punto e basta.. l'unica cosa che ci sarebbe da cambiare appunto è la produzione..
I DeDe Lind spaccano così.. cioè sentiti come è stato registrato il disco dei DeDe Lind, sentiti la batteria, la sezione ritmica e tutto il resto, i riverberi sulla chitarra, le pause, i soli di flauto, sembra l'abbiano registrato in mezzo a un bosco quel disco.. e a tratti fa venire i brividi.. un gruppo del genere negli studi di Abbey Road.. naaaaaa :D
King Crimson Islands
Voto:
Molti. Moltissimi. Ma Fripp proprio no. Che cazzo ha fatto Fripp in vita sua più che stripiare la tecnica chitarristica in base alla sua maldestria sullo strumento. Poi corrono altre voci, voci che sia un grande innovatore (di sto cazzo), e abbia inventato uno "stranissimo" effetto chiamato Frippertronics. Andiamo allora su Wikipedia e leggiamo la descrizione in ITALIANO ACCADEMICO di questo effetto assurdo, mammamia..
"Una tecnica di incisione che permette di produrre un tappeto sonoro a partire da una sola chitarra utilizzando ripetute sovraincisioni. Venne inventata da Brian Eno e Robert Fripp (da cui prende il nome) collegando tra loro due registratori a bobina Revox. Il suono prodotto dalla chitarra viene registrato sul primo registratore e inviato al secondo. Dal secondo viene inviato nuovamente al primo in una specie di "ping-pong" sonoro in cui i suoni continuano a sovrapporsi e fondersi tra loro via via che il musicista suona. Il risultato è un tappeto sonoro composto da note prolungate miste ad alcune appena accennate, spesso improvvisato e quindi sempre diverso. Un successivo sviluppo dei Frippertronics sono i "Soundscapes" (paesaggi sonori) in cui i due registratori sono sostituiti da unità digitali che prolungano e modificano il suono originale, creando una gamma espressiva estremamente ampia."
Adesso a mio parere Fripp ed Eno non si erano accorti che l'effetto esisteva già da una dozzina d'anni e si chiamava già "Delay", e trovo ridicolo ogni funambolismo descrittivo che viene usato per spiegare la funzionalità di questo fantomatico "Frippertronics". Soundscapes, che altra puttanata di invenzione, che cazzo ci vuole in digitale a fare un delay? Ti scarichi CoolEdit Pro e passa la paura, altro che genio creativo di Fripp e chiacchiere morte.
Io non lo so come cavolo fate a reputare un genio un fesso del genere, ma se aveste conosciuto Leonardo Da Vinci allora? Ok, dal punto di vista creativo allora.. Credo ci sia tanta gente che si è contenuta più di Fripp, ha fatto molte meno cose sicuramente di lui, ma penso anche più belle di tutta la sua opera omnia, prevalentemente composta da raffarzonature mellotroniche e da ipertecnicismi sconclusionati nei quali si stenta a capire le note. Poi, se vogliamo parlare di quell'opera di bene che ha fatto nei confronti della comunità globale, con la fondazione della "League of Crafty Guitarists", nella quale riunisce un plotone di trenta, quaranta chitarristi impediti e gli fa suonare a tutti due note al minuto per mezz'ora con un dito solo, ma in contrapposizione di fase e allora.. si si è proprio un genio.
Beh io preferisco molto più il musicistucolo misconosciuto della formazioncina misconosciuta dei meandri del progressivo italiano che ha fatto un disco solo ed è DIGNITOSAMENTE morta lasciandoci magari una perla di raro splendore, piuttosto che "il genio incontrastato" di questa mezza sega di Robert Fripp che sono decenni che scassa i maroni con le sue fregature musicali..
Panna Fredda Uno
Voto:
Questo è il Progressive con la P maiuscola. Ispirati dalla musica d'oltremanica degli Uriah Heep, la Panna Fredda intraprese il suo percorso musicale raggiungendo con brillante successo una sua indipendenza stilistica. Il percorso ebbe inizio con una formazione (che comprendeva anche il simpatico Giorgio Brandi poi passato ai Cugini di Campagna) e finì in studio di registrazione con tutt'altro assetto, col solo chitarrista Angelo Giardinelli rimasto reduce del nucleo storico (credo che questo basti a dire che è lui l'elemento di spicco del gruppo). Alla batteria c'è un Roberto Balocco in ottima forma (che di lì a poco passerà nei Capsicum Red di Canzian, non ancora bassista dei Pooh). Il disco a mio avviso è un'ottima prova che gli italiani possedevano i cosiddetti coglioni di ferro sotto: caleidoscopico, con pennellate di viola, rosso e verde limone,a tratti crepuscolare, inquietante, il suono della Panna Fredda è acido, crudo, è grasso ma allo stesso tempo tagliente come la lama di un coltello sin dai primi secondi di ascolto, grazie all'applicazione utile di una serie di effetti di sintetizzatore abbastanza insoliti per l'epoca, generati dal tecnico Enzo Danna. La voce rombante di Angelo Giardinelli si staglia prominente tra i groove tracciati da una sezione ritmica incalzante e un HAMMOND L100 suonato con il perfetto gusto del perfetto progressive da cantina, leggasi anche l'UNICO progressive degno di essere ascoltato, in culo a tutte quelle lagne scialbe tipo PFM, Locanda Delle Fate, Marillion, Pendragon, Dream Theater che tutto riescono ad essere tranne che musica di gusto e suonano TUTTE inequivocabilmente come una forzatissima scopiazzatura di queste meraviglie. Peccato che ci si ostini ancora, in Italia e nel Mondo, a non considerare il Progressive come un punto di riferimento nell'intero panorama musicale cosicchè le uniche ciofeche lesse che possono arrivare alle orecchie della gente sono le suddette lagne scialbe..
Il brano di spicco del disco è sicuramente "Sole Rosso", titolo alternativo per "Il Vento, La Luna e Pulcini Blu", un'ordigno sonoro DA URLO basato sull'intreccio di effettistica elettronica, clavicembalo e chitarra classica. Difficilmente altri gruppi, italiani ed esteri, sono riusciti ad ottenere un impasto di suoni squisito come questo.