Voto:
Enrico Berlinguer
segretario del partito
Non avremmo potuto scriverle in vita, non c'era il tempo per ascoltarla e non la si poteva capire; non ci resta che renderle omaggio ora, dopo la morte.
Umani siamo, donne e uomini, carne, e difficilmente qualcosa di più; umani, conosciamo il fascino delle piccolezze e sappiamo misurare la grandezza solo a funerali avvenuti. Quale morte oggi potrebbe suscitare la stessa sensazione di unità, di "popolo", le stesse lacrime? Quale la domanda "e adesso?" Quale artista, politico, stilista, sportivo, industriale, osannato in vita, lo sarebbe altrettanto in morte?
Tanti forse, perché le condoglianze sono, come gli auguri, gratis.
L'organo del suo partito, allora, riferendosi alle presenze al suo funerale intolava "TUTTI". Ed era vero, assolutamente vero.
La ricordo in una foto con stretta di mano a Fidel Catro. Lui: barba-baffi-cappello-divisa militare-cinturone-pistola-sorriso ironico. Lei "ristretto"-completo azzurrino-camicia bianca, soverchiato dalla possenza "espansa" di Castro. Come avrebbe potuto attirarmi? Eppure mi attraeva. In tempi passionali, rivoltosi, lei riusciva a fornirmi la dose per il mio fabbisogno -illimitato- di umanità, Lei, a disagio su un palco o davanti alle telecamere, quasi schiacciato dal peso del cappottone grigio, bollato per triste, serio, misurato. Avrei fatto la Rivoluzione (mi perdoni...) per consegnarla a Lei e vederla finalmente Sorridere.
Bastava molto meno, ma allora non lo potevo sapere.
Se forte era il fascino dell'uomo, inadeguata ci sembrava l'idea politica; per chi, come noi, aveva bisogno di assoluti terreni, che richiamo potevano avere "Compromesso Storico", "Austerità"?
Abituati a ben altre parole d'ordine, l'idea di alleanze non poteva non esserci ostile. "Austerità? Ma se lui ha un'isola in Sardegna!". Già, l'isola... Grande come il salotto dei suoi detrattori, finalmente un appiglio per chi non riusciva a trovare più succose incoerenze nel suo personaggio. Austerità? Volevamo tutto e subito e ce l'hanno dato. Vestivamo di colori e suoni, per esorcizzare un futuro di soprammobili e casette a schiera, ma non è bastato.
Avevamo abolito il Tempo, per ritrovarci con due orologi al polso ed essere sempre in ritardo. Ed è tutto ciò che ci resta, l'Austerità, non per salvare il mondo, ma la nostra condizione di essere umani, noi, Europei, privilegiati nel mondo. E se la Austerità come indicazione politica (di Grande Politica: quella che si occupa-preoccupa dei rapporti tra gli uomini, la collettività, i paesi) è stata osteggiata soprattutto da chi doveva sostenerla, come INDICAZIONE CONCRETA DI VITA è l'unica praticabile qui, adesso.
Qui è l'Europa che vorrebbe parlare di sè, ma non ha più le parole, avendole sprecate e alcuni di noi si ritrovano soli davanti all'istituzione che ha inventato l'Europa, l'ha straziata, resa invivibile, poi persa. I peccati più praticati al sommo della chiesa e a cui papa Giovanni e papa Paolo ci avevano coraggiosamente e con dolore disabituati sono l'arroganza verso Dio e la poca misericordia verso gli uomini, non i potenti.
Sembra che tutto stia tornando come prima ma non può essere vero. Non si torna indietro."
Testo contenuto, se nonmi inganna una memoria colabrodo, nell'lp "Affinità e divergenze" dei CCCP.
Mi sorprese e piacque allora, come oggi.
Non era "sacrifici", Vortex, era "austerità". C'è una differenza sostanziale. Peccato sfugga spesso.