odradek

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AA.VV. L'addio a Enrico Berlinguer
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@VORTEX: vista così son piuttosto d'accordo, su alcune cose d'accordissimo (strumento tattico/scialuppa di salvataggio), varrebbe la pena entrare nel dettaglio ma si aprirebbe un vortice, appunto, al quale mi sottraggo per mancanza d'energia e lucidità (stavo ancora lavorando e non vedo l'ora di tornare a casa) e poi, forse, semplicemente non ce la faccio a farcela... Ma devo ritirare quel "mi par di capire, continui a vederle tu". Il tuo pensiero mi sembra decisamente più articolato. - Mo' vado, che si è fatta notte avanti sera. Ciao.
AA.VV. L'addio a Enrico Berlinguer
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@ANFOXX: eh, ho visto. Leggendo qualche tuo commento ho capito che siamo più o meno coetanei. I'm sorry. Chissà perchè ti ho immaginato giovin virgulto. Credo un piano dell'incontro potrebbe essere quello di una "socialità" intesa anche come curiosità antropologica riguardo possibilità ed esiti dell'umano. E l'altro la triste constatazione che il triplete non ha prodotto nessun risultato ulteriore e che ci toccherà riabituarci alla vecchia raffazzonata Inter assemblata a casaccio ogni anno nei secoli dei secoli. Amen @DOSANKOS: "Berlinguer, non mi stancherò mai..." lo so. Perchè lo dici a me?
AA.VV. L'addio a Enrico Berlinguer
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@ANFOXX: si, distantissimi, mi par di capire. Ma, nonostante sia vecchio e babbione, coltivo una tale presunzione da ritenere che non lo saremmo a lungo. Credo infatti (ed anche questa affermazione è frutto di pura presunzione) che tu "aderisca" ad una visione politica più a causa di una "reazione" a ciò che ritieni inaccettabile (il comunismo, la sua storia, la retorica populista, ecc) che non a seguito di una tua personale visone del mondo dal quale derivare un'analisi politica ed una prassi conseguente. Un po' come scegliere una parte in un contesto definito di schieramenti, che è quello nel quale ci pare di stare. Soprattutto chi è giovane, secondo me, dovrebbe decidere di crearla quella parte, di determinare una nuovo contesto. Anche perchè, altrimenti, si alimenta questo. E questo è mortale.
AA.VV. L'addio a Enrico Berlinguer
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@ANFOXX: credo anch'io che la pagina ed i commenti, forse anche il mio, contengano un'eccesso di retorica. La tua citazione è senza dubbio efficace: rinnegare le gravissime responsabilità dell'atteggiamento del Pci nei confronti dell'URSS è sintomo di un "pudore" colpevole quando non riveli una cecità determinata dalla volontà di non vedere, che ha prodotto e produce disastri. Ma da qui ad affermare che, in una situazione come quella italiana di quegli anni, la figura umana e politica di Berlinguer possa essere per questo accostata a quella di molti altri, e tra questi addirittura ad Almirante, mi sembra semplicemente insostenibile. Che di questo, credo, si occupasse la pagina: dei funerali di un uomo, di quell'uomo, non della giustificazione della strategia e della prassi politica di un partito e della sua intera storia. Che, se così fosse, non la sottoscriverei certo. Credo comunque che una più approfondita e dettagliata documentazione della natura della storia sovietica farebbe bene soprattutto ai giovani "comunisti": non per abbandonare ogni velleità, ma per alimentarla. Perchè conoscere nei dettagli le atrocità del regime sovietico è indispensabile per una ridefinizione dell'agire politico di coloro che non si rassegnano all'idea che sia questo il migliore dei mondi possibili.
AA.VV. L'addio a Enrico Berlinguer
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@ Vortex: boh, mi pare che invece la differenza sostanziale tra austerità e sacrifici continui a sfuggire, a giudicare dalla tua risposta. Nel senso che era un'indicazione complessiva, come credo s'evinca dal testo postato, di atteggiamento nei confronti del reale, del possibile, dell'auspicabile derivante da un'analisi degli scenari esistenti e di quelli prevedibili, in una fase dii trasformazioni complessive delle società e del capitalismo nelle sue articolazioni. Che poi da questa analisi non siano derivate strategie adeguate, nè si sia provveduto ad una ridefinizione degli strumenti e degli "apparati" con i quali affrontare le trasformazioni è fuor di dubbio. Che, come diceva Ferretti, (nutrivo stima nei suoi confronti e continuo a nutrirla, tanto per chiarire)non fosse data la possibilità, ai tempi, di "vedere" quel lato della persona (del Berlinguer)della proposta, è altrettanto vero. Che ci si ostini a non vederla ora per me è incomprensibile. Il riferimento che fai ai tuoi, dichiarando che l'austerità la fecero già loro per te e i tuoi figli mi induce a pensare che ti riferisca appunto ai "sacrifici": sacrifici che, senza una complessiva ridefinizione del pensiero e dell'agire politico in termini di "austerità" non è bastata affatto, nè a te, ne tantomeno, ai tuoi figli. Tant'è che proprio di nuovi sacrifici van cianciando questi omuncoli senza dignità, queste meschine figure che il presente ci offre, nei confronti dei quali la figura di Enrico Berlinguer (intendiamoci, Vortex, a me i militanti del Pci, negli "anni di piombo", davano la caccia e non certo perchè fossi un fascio...) si eleva come un titano. Ed è per questo che ho postato, in questa pagina, la lettera di Lindo dedicata a lui: perchè mi sembra colga bene il mio stesso sguardo nei confronti di un mondo irrimediabilmente finito nel quale transitai con le pulsioni di una gioventù che non "poteva" vedere le cose altrimenti da come, mi par di capire, continui a vederle tu. Oggi faccio molta fatica a discutere di quel che è stato tra il '76 e l'82 con chi è sopravvissuto tra i miei compagni di allora. Perchè, a parte coloro che continuano a negare la realtà in nome di una visione ormai irriducibile e cristallizzata del mondo e anche di sè stessi,(che vive solo grazie ad una aridità che li consuma, travestita da coerenza) gli altri non hanno più parole nè verità nè certezze. Ma azzarderei di affermare che anche loro auspicherebbero, quanto me, una dimensione austera dell'agire politico. Temo però, viste le derive della storia, che sia pura utopia. Ma la preferisco ad altre, comprese quelle che mi hanno coinvolto 30 anni fa o giù di lì. Ciao.
AA.VV. L'addio a Enrico Berlinguer
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Enrico Berlinguer
segretario del partito
Non avremmo potuto scriverle in vita, non c'era il tempo per ascoltarla e non la si poteva capire; non ci resta che renderle omaggio ora, dopo la morte.
Umani siamo, donne e uomini, carne, e difficilmente qualcosa di più; umani, conosciamo il fascino delle piccolezze e sappiamo misurare la grandezza solo a funerali avvenuti. Quale morte oggi potrebbe suscitare la stessa sensazione di unità, di "popolo", le stesse lacrime? Quale la domanda "e adesso?" Quale artista, politico, stilista, sportivo, industriale, osannato in vita, lo sarebbe altrettanto in morte?
Tanti forse, perché le condoglianze sono, come gli auguri, gratis.
L'organo del suo partito, allora, riferendosi alle presenze al suo funerale intolava "TUTTI". Ed era vero, assolutamente vero.
La ricordo in una foto con stretta di mano a Fidel Catro. Lui: barba-baffi-cappello-divisa militare-cinturone-pistola-sorriso ironico. Lei "ristretto"-completo azzurrino-camicia bianca, soverchiato dalla possenza "espansa" di Castro. Come avrebbe potuto attirarmi? Eppure mi attraeva. In tempi passionali, rivoltosi, lei riusciva a fornirmi la dose per il mio fabbisogno -illimitato- di umanità, Lei, a disagio su un palco o davanti alle telecamere, quasi schiacciato dal peso del cappottone grigio, bollato per triste, serio, misurato. Avrei fatto la Rivoluzione (mi perdoni...) per consegnarla a Lei e vederla finalmente Sorridere.
Bastava molto meno, ma allora non lo potevo sapere.
Se forte era il fascino dell'uomo, inadeguata ci sembrava l'idea politica; per chi, come noi, aveva bisogno di assoluti terreni, che richiamo potevano avere "Compromesso Storico", "Austerità"?
Abituati a ben altre parole d'ordine, l'idea di alleanze non poteva non esserci ostile. "Austerità? Ma se lui ha un'isola in Sardegna!". Già, l'isola... Grande come il salotto dei suoi detrattori, finalmente un appiglio per chi non riusciva a trovare più succose incoerenze nel suo personaggio. Austerità? Volevamo tutto e subito e ce l'hanno dato. Vestivamo di colori e suoni, per esorcizzare un futuro di soprammobili e casette a schiera, ma non è bastato.
Avevamo abolito il Tempo, per ritrovarci con due orologi al polso ed essere sempre in ritardo. Ed è tutto ciò che ci resta, l'Austerità, non per salvare il mondo, ma la nostra condizione di essere umani, noi, Europei, privilegiati nel mondo. E se la Austerità come indicazione politica (di Grande Politica: quella che si occupa-preoccupa dei rapporti tra gli uomini, la collettività, i paesi) è stata osteggiata soprattutto da chi doveva sostenerla, come INDICAZIONE CONCRETA DI VITA è l'unica praticabile qui, adesso.
Qui è l'Europa che vorrebbe parlare di sè, ma non ha più le parole, avendole sprecate e alcuni di noi si ritrovano soli davanti all'istituzione che ha inventato l'Europa, l'ha straziata, resa invivibile, poi persa. I peccati più praticati al sommo della chiesa e a cui papa Giovanni e papa Paolo ci avevano coraggiosamente e con dolore disabituati sono l'arroganza verso Dio e la poca misericordia verso gli uomini, non i potenti.
Sembra che tutto stia tornando come prima ma non può essere vero. Non si torna indietro."
Testo contenuto, se nonmi inganna una memoria colabrodo, nell'lp "Affinità e divergenze" dei CCCP.
Mi sorprese e piacque allora, come oggi.
Non era "sacrifici", Vortex, era "austerità". C'è una differenza sostanziale. Peccato sfugga spesso.