donjunio

DeRango : 7,00
DeEtà™ : 7455 giorni • Qui dal 11 gennaio 2006
Richie Havens Mixed Bag
Voto:
"e che a me piace incastonare esattamente a metà fra il profetico seme di "The Times They Are A-Changin" e l'apocalittico frutto di "Ohio"." forse questo è l'unico punto su cui non sono completamente d'accordo. Credo che quel ruolo di "anello di congiunzione" spetti al grande e dimenticato Phil Ochs, sul quale credo che a breve scriverò qualcosa perché è vergognosamente ignorato nel sito.
Little Feat Sailin' Shoes
Voto:
Il loro miglior album, all'insegna di un esuberante eclettismo, capace di passare con naturalezza sorprendente dal funk mutante di "Got no shadows" al blues eterodosso di "Cat fever" ( sentire la slide di George), attraverso impennate rock ruspanti e sublimi tocchi folk-romantici. Il miglior gruppo americano degli anni 70? Non è certo un'eresia affermarlo, dato che tutti i grandi nomi della tradizione "americana" che spianarono la strada ai LF le cose migliori fecero al finire del decenio precedente ( anche i CCR, cui però ho sempre preferito The Band, più sfaccettati e profondi), via via sciolti come neve al sole come gli ideali sixties sotto il freddo vento dei seventies. Forse per questo il mio preferito della decade è Neil Young, uno dei pochi a non essersi rassegnato al declino, tanto da congedarsi da una decade lastricata di morte e disperazione nel 79 con l'inarrivabile "Rust never sleeps".
Richie Havens Mixed Bag
Voto:
Gran ripescaggio, davvero. Aveva un modo tutto suo di essere folk-singer di protesta,e tu nona vresti potuto descriverlo meglio.
The Alps III
The Alps III
21 nov 08
Voto:
"...da ascoltare in una notte insonne, tra un pacchetto di sigarette da svuotare e un bicchiere di Johnny Walker." Mi auto quoto per dire che faccio anche io così. Bella rece.
Bruce Cockburn Circles In the Stream
Voto:
E' un grande, l'altro canadese Neil Young lo ha esplicitamente omaggiato su "Prairie Wind".
Avishai Cohen Gently Disturbed
Voto:
Bella pagina, l'artista in questione mi è completamente sconosciuto. Approfitto per salutare Odradek.
Dillard & Clark Through the Morning, Through the Night
Voto:
Beh, sono due dischi diversi, amo visceralmente entrambi ma "White Light" ha quel tocco magico-intimista che me lo fa preferire. Lo paragonerei più all'opera di Nick Drake, oppure a "After the gold rush", mentre il lavoro di Crosby è più lisergico, rispecchia gli umori di una stagione irripetibile senza essere chiuso in un limbo fuori dal tempo come il capolavoro del mio amato Gene. "If i could only remember my name" lo metterei in lizza magari con "On the Beach" (e perderebbe comunque). Il discorso che facevo era legato intrinsecamente all'album di reunion del 73: McGuinn e Crosby erano talmente a secco di idee compositive da dover chiedere un paio di pezzi in prestito a Neil, tra cui quella "See the sky about to rain" scartata da "Harvest" e resa con scintillante piglio jingle-jangle da Roger. Oltre ovviamente a ripescare Gene, che ci fa un figurone, perché le sue "Full circle" e "Changing hearts" sono le migliori del lotto. In assoluto, è una bella lotta tra Crosby e Clark su chi abbia scritto le cose migliori dentro i Byrds. Forse David prevale leggermente, anche perché ha beneficiato del periodo di maggiore esuberanza creativa della west coast, i suoi pezzi su "younger than yesterday" sono uno più innovativo dell'altro. Roger invece può solo contemplare certe vette: a livello esclusivamente compositivo, ovviamente. In uno degli ultimi greatest hits usciti dei Byrds faceva un po' sorridere vedere un'eccessiva abbondanza di pezzi scritti dal tiranno con la Rickenbacker, a discapito di perle eterne quali "Everybody's been burned" o "One hundred years from now".....
Liars They Were Wrong, So We Drowned
Voto:
Il loro miglior disco senza dubbio.
Dillard & Clark Through the Morning, Through the Night
Voto:
Aspettavo con ansia questa pagina, ero certo sarebbe arrivata. Dico anche io la mia, giusto per riempire un po' la pagina dei commenti, che altrimenti sarebbe desolatamente vuota. Sono sostanzialmente d'accordo su tutto. La magia del sidecar non durò a lungo, come tutti i sodalizi della carriera di Gene, del resto. L'album è discreto ma sfigura inesorabilmente rispetto alla "fantastic expedition": troppo stiloso in senso tecnico nei suoi articolati intrecci country-rock, e poco spazio al particolare lirismo di Gene, che comunque regala le perle da te citate. Album di transizione nella migliore accezione del termine, da cui Clark imparerà a distillare la perfetta fusione tra le fragranze roots e la propria visionarietà, come si vedrà nel monumentale "White Light" (uno dei miei album preferiti in assoluto)e nello splendido "No Other". Senza contare che nel 73 McGuinn e Crosby, ormai prosciugati creativamente, richiameranno Eugenio per tenere in piedi la baracca con l'immancabile album di reunion: e gli unici pezzi che si salveranno saranno proprio quelli usciti dalla penna di Gene, chissà perché. Speriamo che queste recensioni stimolino la curiosità e rendano un minimo di giustizia a Clark, per me il più grande crooner country-folk di sempre: perché poi vai nei forum di altri siti, e quando senti che alla voce "americana" vengono citati solo Eagles, gli America (!!!!)o i tardi Fleetwood Mac, ti cadono davvero le palle a terra.
Meat Puppets Too High to Die
Voto:
Gran gruppo, anche se ho sempre preferito i Thin White Rope nella casella "rock desertico anni 80". Sembra anche a me un po' eccessivo definire i MP antesignani dello Stoner, genere che a dispetto della comune "radice geografica" e neo-psichedelica si basa su elementi ben diversi(riff monumentali, muro del suono imponente e stratificato, digressioni alllucinate etc). Caso mai li vedrei come autentici padrini di tutto l'alt-country degli anni 90. Anche il loro rapporto col grunge va preso con le pinze: a parte il caso Nirvana-Unplugged (ma Cobain si sa che si poneva aldilà degli steccati di Seattle per cultura e attitudine) e il fatto di aver per primi riesumato la ballata nevrotico-country alla Neil Young quando il canadese era considerato una nullità reazionaria (e i Dinosaur Jr ringraziano), forse soltanto l'ottimo e possente "Monsters" può essere considerato un'influenza sul genere. Passando a "Too high to die", è un discreto sunto della loro carriera, con qualche pezzo particolarmente epidermico che in un mondo migliore avrebbe dato ai fratelli Kirkwood tanti di quei dollaroni che avrebbero meritato in abbondanza. Recensione ottima.
Etichette 2/2