Blur 13 Full Album buon compleanno al disco che personalmente ritengo il loro apice assieme ovviamente al precedente
 
Gangsters & Morticians (full album) - The Hoods [1992 Garage Rock]

SE SIETE AMANTI DI TUTTO CIÒ’ CHE E’ SIXTIES DAL BEAT AL PROTO PUNK QUESTO E’ UN ALBUM MERAVIGLIOSO CON MIKE STAX E AMICI..

A volte si nasce nel periodo sbagliato. Chiedetelo a chi è nato nel Medioevo o ai sei milioni di ebrei nati mentre un piccolo nano col baffetto a scopino divorava il mondo.

Oppure, se non amate il raccapriccio, chiedetelo agli Hoods.

Sulla carta, ma anche in sala prove, una band che avrebbe potuto governare il mondo. Invece su di loro fu stesa una coltre di indifferenza che si trasformò presto in un drappo funebre. Ancora oggi, se digitate il loro nome su Google, riuscirete a malapena a sapere che qualcuno ha venduto il loro disco su eBay e che qualcuno, lode a Dio, lo ha comprato. Poco altro.

Siamo all’alba degli anni Novanta e l’esplosione del fenomeno grunge e del crossover ha fatto spostare gli occhi altrove e la vecchia “scena”, già disgregata e dispersa dalle progressive svolte “dure” di molti leader e dallo scioglimento di alcune icone, si è di fatto disintegrata.

A San Diego, due delle bands più attive, hanno riposto gli strumenti nelle custodie.

Una erano i Tell-Tale Hearts, scesi direttamente dall’Olimpo per diffondere il Verbo sulla terra.

L’altra i Trebels, famosi in città per aver lasciato Johnny Marr come un coglione durante il New Sounds Festival, con il jack in mano in attesa di poter jammare sul palco col gruppo.

Dai primi viene Mike Stax. Dai secondi tutti gli altri. A loro si aggiunge Ron Swart, finito a San Diego dopo lo scioglimento dei Just Colours, la band olandese dalla cui esplosione partiranno schegge come Kliek e Kek ’66.

Finiscono per scoprire di essere rimasti gli unici in città con una copia di Get the Picture? sul comodino, mentre tutti gli altri hanno ritirato fuori Physical Graffiti.

Il treno è già passato, ma loro decidono di infilarsi nei vagoni lasciati ad arrugginire nei binari morti della Union Station, giù al Kettner Boulevard.

L’idea di base è sempre quella di accendere il grill sotto la carne al sangue dei Pretty Things. Ma la temperatura, benché alta, non arriva ai livelli dei forni Tell-Tale Hearts, che è quello che tutti si aspettano da Mike.

Gangsters & Morticians suona diverso. Non peggio.

Solo, delude le aspettative limitate dei fans dei Tell-Tale Hearts.

È un disco più allegro, più alcolico.

Ma anche meglio suonato, a scapito della spontaneità.

Gangsters & Morticians manca dell’animalesca furia delle precedenti bands di Mike Stax, dove l’errore era paradossalmente funzionale al risultato, sembra un Out of Our Heads suonato dai turnisti della Stax.

Morde. Ma come una tigre da circo. Sai già che aprirà le fauci ad un piccolo impercettibile movimento di sopracciglia del suo domatore, negandoti il brivido del sangue, dello scatto felino e improvviso, della carne dilaniata.

E puoi guardarla mentre mangi i tuoi popcorn al caramello, senza rischiare di dare di stomaco.
 
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Tra il 1987 e il 1989 Lee Joseph divide il suo amore per la musica degli anni Sessanta tra la reunion degli Unclaimed, lo sugar-pop degli Zebra Stripes a fianco della splendida moglie Zebra e la nuova line-up dei suoi Yard Trauma.

Il disco che segna il loro ritorno si intitola Face to Face e vede coinvolto il chitarrista dei Bad Religion Brett Gurewitz in quel periodo in pieno trip garage-punk e il vecchio amico Rich Coffee dei Fourgiven che pare trovarsi a suo agio in questa nuova linea sartoriale degli Yard Trauma dove, accanto a qualche vecchio vestito beat (I‘m a Man, Kick It In, See Your Face nello stile criptico e psichedelico caro al gruppo e, soprattutto, ai vecchi fan), viene esibito qualche sdrucito straccio punk (Fast Pace, Ave. 339), qualche lustrino glam raccolto dalla giacca di Alice Cooper (One Way Ticket, In My Head) e addirittura un giubbottino rockabilly come Your Trash, My Treasure. Il disco, nonostante la sua natura mutevole, ha ottimi spunti (belli il Diddley-sound innestato sul proto-punk di Creeps on T.V., il riff spiraloide di Kick It In, il pop caramelloso intinto nel fuzz di See Your Face, il sempliciotto monkee-time di I‘m a Man) ma, analogamente ad altri dischi del periodo, ci si rende conto che i vecchi capitani del jet garage-punk ci stanno indicando, ognuno a suo modo, le uscite di sicurezza e mostrando il giubbotto di salvataggio. Siamo a bordo di un aereo destinato ad affondare. O, come i più impavidi avranno modo di vedere, costretto ad un atterraggio di fortuna e ad un temporaneo riassestamento dei motori.
 
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...poi andrà nei Toto di fine 80. Groove! ;)