The Good, the Bad and the Queen The Good, The Bad and The Queen
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Sentito stamattina, mi è sembrato un disco caruccio, nulla di particolarmente sorprendente però. Lo riascolterò meglio.
Der Blutharsch Time Is Thee Enemy!
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Sì esatto. Dunque non sono io a credere che siano indivisibili, c'è chi li divide. E' diverso.
Der Blutharsch Time Is Thee Enemy!
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No caro mio, non è così assolutamente.
Der Blutharsch Time Is Thee Enemy!
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Sono due cose differenti, hai perfettamente ragione. Ma nel momento in cui il messaggio è presente (perché può esserci) nella lettura analitica possono essere assimilabili. Il libro deve, la musica PUO'. Dunque se presente, parlare di mero intrattenimento è una lettura parziale.
Der Blutharsch Time Is Thee Enemy!
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Mi sembra negli esempi riportati di aver parlato di momenti in cui il messaggio è presente ed è EVIDENTE. Se non lo è - come potrebbe dirsi dell'esempio che fai - entriamo in altro discorso, non ti sembra? Il punto è: dinanzi all'EVIDENTE presenza del messaggio ha senso dire: ma tanto è solo musica? Per me no.
Der Blutharsch Time Is Thee Enemy!
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@ ajejebrazorf - separerei il piano analitico da quello del gusto personale. Sotto il secondo punto di vista ognuno fa quello che gli pare e non sarò certo io a ordinare un comportamento. Però... "L'arte non può essere semplicemente espressione di un credo politico", dici. Ciò non toglie che POSSA esserlo e nel momento in cui lo è (come in questa occasione) non è possibile - sotto il profilo analitico - far finta di niente, sempre se si vuole vedere le cose come sono realmente nella loro integrità e non a pezzi, magari solo quello che ci piace o ci fa comodo. E' questo il punto. E se uno fa finta di niente, sta vedendo solo un pezzo dell'opera, c'è poco da fare. Non mi interessa se lo fa per sua comodità, pigrizia o malizia. Lo fa. E, si badi, NON sto parlando dell'artista, ma dell'opera dell'artista, del suo contenuto consapevole e effettivo (se presente). Di quello che l'artista vuol comunicare con la sua opera. Tocca al fruitore andare oltre se vuole e credo che ci siano casi in cui sia sbagliato rimanere indifferenti o neutrali rispetto a questo profilo contenutistico (quando presente). Se poi non vi piace il mio giudizio di valore (è sbagliato non andare oltre) rimane quello di fatto (non vedere questi aspetti porta ad un'analisi parziale/monca dell'opera in sé).
Inoltre, dal profilo analitico, cioé andare oltre l'apparenza, discende la presa di posizione individuale che - secondo me - deve essere presente (senza che ciò impedisca di fruire dell'opera in sé). Chiariamoci. Bella musica? Innovatrice? Interessante? Talentuosa? Ben strutturata? Bene. Ma è tutto qua o c'è dell'altro? In questo caso - e non è il solo - mi pare di vedere che c'è dell'altro e che l'opera nel suo complesso possa anche essere condannata. Un bel libro ben scritto strutturalmente valido si guarda anche rispetto ai contenuti, o no? Oppure conta solo la struttura formale? Se "mein kampf" fosse anche il libro più ben scritto e progressivo sotto il profilo letterario della storia, ciò non toglierebbe di una virgola la condanna dei suoi contenuti da parte mia 0 stelle su 5. "Cazzo che talento. ma come scrive bene, oh che passaggio sublime". 'Sticazzi, cosa sta dicendo? Ugualmente questo disco potrebbe essere anche musicalmente interessante, articolato, espressione di un puro talento, ma l'opera in sé, essendo un veicolo di messaggi dementi, non può che essere stigmatizzata a mio parere (o celebrata ... come pare avvenga... il loro sito è delirante!). Perché i contenuti fanno parte dell'opera e mi pare che siano suscettibili di critiche o elogi. Facciamole. Si prenda posizione. Chi vuol farlo naturalmente. Sinceramente me ne sbatto altamente della visione monodimensionale del tipo "Oh che bello, ma come suona bene. Punto non mi interessa altro" Troppo facile, troppo comodo e tutto sommato secondo me anche sterile e inutile.

@ sorciopeloso - Ognuno si rapporti con la musica o qualsiasi altra cosa come diavolo gli pare . Io critico però l'atteggiamento ipocrita (o superficiale se preferisci) di chi dice che queste cose di cui stiamo parlando non c'entrano con la musica. Che uno non ne voglia parlare è un discorso, che affermi che non c'entrino è un altro. Questi aspetti non sono sempre presenti, ma a volte ci sono e allora non ci si può rifugiare dietro le note sullo spartito come se tutto si esaurisse là. Tu stesso dici "in fin dei conti è musica, mica un manifesto politico/sociale". Invece in questo caso non è vero. Ognuno faccia quello che vuole, ascolti indaghi approfondisca o meno, cazzi suoi. Ma non mi venga a dire - minimizzando - che nel momento in cui si parla di personaggi di questo genere stiamo parlando "solo" di musica. Perché questa è una vera stronzata!

@ mementori - comprendo ciò che dici. A volte si dibatte per giorni interi, non è la prima volta che accade non sarà l'ultima. Succede sempre quando si toccano fili scoperti, temi sensibili, qua ce ne sono a bizzeffe. Credo che nella tua recensione ci siano gli elementi che dici, m
Der Blutharsch Time Is Thee Enemy!
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La discussione mi pare interessante e vorrei dire la mia se possibile. Non sarò breve, me ne scuso fin' d'ora con gli amanti della sintesi estrema, ma il tema è complesso e e impone una riflessione argomentata, che nessuno è obbligato a leggere. Partirei dalla premessa. Questa mi trova sostanzialmente in disaccordo, pur apprezzando il fatto che il recensore si ponga interrogativi importanti. Tanto per iniziare, infatti, la tesi di fondo delineata non è vera: il ripudio della guerra non è un valore comunemente acquisito, anzi in questi ultimi anni è molto in discussione. Si sta rafforzando l'idea della guerra come strumento preventivo contro lo svilupparsi di focolai terroristici internazionali. Allo stesso tempo, in talune aree islamiche si è rafforzata, specialmente negli ultimi dieci anni, l'idea di utilizzare nuove forme di guerra verso l'occidente. Accanto a questo quadro altre situazioni belliche si sono continuamente sviluppate nel terzo mondo, a volte nel disinteresse - spesso dovuto a media servili - e quasi sempre nell'interesse che si fomentassero per favorire le nostre economie. Tutto ciò, comunque, ha contribuito a modificare non poco la concezione del valore di condanna della guerra. Che l'idea dell'uso razionale dello strumento bellico sia giusta o sbagliata (io sono nettamente per questa seconda ipotesi), credo che col tempo sarà possibile chiarirlo meglio, alla luce delle conseguenze globali di questi cambiamenti. Per ora, senza soffermarmi sull'aspetto causale di questa situazione, prendo atto del fatto che questa visione della "guerra utile" è qualcosa che appartiene non solo a chi guida e regge alcuni governi occidentali, ma anche a parte non trascurabile dell'opinione pubblica, che probabilmente, a grande distanza dall'ultimo conflitto mondiale, ha rimesso in discussione la condanna della guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie, giusto per ricordare la nostra sempre troppo dimenticata Carta Costituzionale. Però, esiste sempre un'altra parte - ugualmente non irrilevante - dell'opinione pubblica, che ha maturato un'idea diametralmente opposta ed al suo interno vede molte persone - di ambiti differenti - che alla mera condanna hanno collegato un modo di vivere ben specifico, operando delle scelte coerenti con questi principi. Quindi il quadro di partenza è ben più complesso di quanto sembri.
Mi lascia perplesso anche la seconda sezione della premessa. Il solo fatto di essere nati nella parte della società umana privilegiata è a tuo parere fattore di colpevolezza generale. Una vera e propria condanna senza appello ("silenziosi complici dei peggiori delitti perpetrati contro l'umanità"). Ragioniamoci. Qua vedo il rischio di una pericolosa semplificazione. Ciò che dici, infatti, equivarrebbe a dire che non esistono distinguo efficaci all'interno di questa parte della società (tanto siamo tutti colpevoli). Ma c'è di più. Legare come conseguenza di fatto l'esser colpevoli all'esser nati da questa parte del mondo, sarebbe come un vero e proprio esonero di responsabilità. Siamo occidentali, siamo già colpevoli dalla nascita, ergo anche assumendo comportamenti in antitesi al nostro status, restiamo colpevoli del peccato originale e in sempiterna contraddizione. Sarebbe come dire che tanto vale omologarsi alle caratteristiche del nostro mondo, prenderne atto. E questa conclusione (non voluta da parte tua) è la parte meno condivisibile del tuo ragionamento, perché è invece necessario operare i necessari distinguo dentro la nostra società con individuazione di relative responsabilità. Non raccontiamoci davvero cazzate e invece affermiamo il fatto che è ANCHE nostra responsabilità (di ognuno in misura differente) la situazione del mondo che ci circonda e che se ognuno facesse la sua parte forse si potrebbero davvero modificare diverse cose. In altre parole, rigetto l'atteggiamento passivo delle tue parole ( "Non può, a mio avviso, esistere coerenza fra la nostra condotta e i nostri ideali, ma solo un
Astor Piazzolla Histoire Du Tango
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"Quella raffica, il tango, quella diavoleria, sfida gli anni affannati; fatto di polvere e tempo, l'uomo dura meno della leggera melodia, che è solo tempo. Il tango crea un confuso passato irreale che in qualche modo è certo, il ricordo impossibile di essere morto combattendo, in periferia, ad un angolo di strada" (J.L. Borges)
Fryderyk Chopin Nocturnes - The Rubinstein Collection Vol.49
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Alfred Brendel incide per la Philips Classics, se fai un giretto su Google trovi molte notizie su di lui. Io ho alcuni dischi della Philips appunto, per la maggior parte dedicati alle composizioni pianistiche di Beethoven, ma credo che il suo reportorio sia abbastanza ampio. Ciao
Fryderyk Chopin Nocturnes - The Rubinstein Collection Vol.49
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Beh le interpretazioni di Arturo Benedetti Michelangeli in effetti sono di un altro pianeta, comunque per il pomeriggio ho scelto di ascoltare Chopin proprio sospinto da questa lettura. Ho messo sul piatto del lettore alcune letture di Brendel, un interprete che a volte mi piace altre volte mi lascia alquanto freddo, ma non saprei spiegarne le ragioni. Ciao
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