joe strummer

DeRango : 15,38
DeEtà™ : 7643 giorni • Qui dal 7 luglio 2005
John Frusciante Niandra LaDes And Usually Just a T Shirt
Voto:
continuo a dire che questo disco non è suonato casualmente, è si influenzato dalla situazione di john, ma ciò non fa altro che dare un tocco in più di sincerità alle canzoni
John Frusciante Niandra LaDes And Usually Just a T Shirt
Voto:
forse non hai prestato sufficiente attenzione al disco, ma canzoni come "as can be", "my smile is a rifle" e "mascara" non sono casuali. poi, aldilà del fatto che numerose canzoni sono confusionarie, il risultato resta eccezionale. è una rappresentazione eccellente del suo stato d'animo, DISORDINE! e FOLLIA!
Van Morrison Astral Weeks
Voto:
uno dei dischi che mi stringe il cuore
Coldplay X&Y
Coldplay X&Y
21 set 06
Voto:
fix you sono i radiohead peggiori
Oasis (What's The Story) Morning Glory?
Voto:
"Questa è la mia prima recensione, quindi ve lo chiedo per favore, non insultatemi"
Pearl Jam Flanella Pride (Live @ Filaforum, 17.09.2006)
Voto:
io c'ero.. ecco la mia versione;“We keep on rocking in the free world” è la frase che potrebbe descrivere brevemente la serata.
Si, perché quello che i Pearl Jam ci propongono nella tiepida serata del 17 settembre non è altro che rock, puro ed assolutamente sincero. Non che avessi dubbi sulla radicalità dell’attitudine del gruppo, ma un concerto come quello di Assago è sicuramente il modo migliore per eliminare ogni minimo dubbio.
Difficilmente si sarebbe potuto esprimere meglio la filosofia del Rock n’ Roll; i PJ ci fanno ballare, ci fanno cantare, ci emozionano e non disdegnano le provocazioni. Si perché il gruppo, dimostrando una grande considerazione per il pubblico, non manca di lanciare messaggi politici, di stuzzicare e non di rado di amareggiare i propri fan.
Innanzitutto bisogna fare un plauso a Vedder, che si cimenta in un italiano strascicato (e anche un po’ ruffiano) a dimostrazione di quanto sia importante l’Italia per il gruppo (il cantante stesso rivela di aver incontrato la moglie a Milano); questo fatto risulta quantomeno lampante di fronte alle cinque date italiane in un tour europeo di dodici.
Aldilà del feeling particolare tra artisti e pubblico, la performance è del tutto eccezionale; come già detto l’attitudine è davvero radicale. L’imponente volume di suono delle chitarre graffianti si sposa a meraviglia con il pulsare profondo della batteria, lasciando poi alla voce di Eddie, qui splendida e carismatica come non mai, il compito di disegnare i cerchi melodici su cui viaggiano i brani.
Brani che tolgono il fiato in una violenta sequenza di canzoni senza tregua; senza fronzoli, senza pause, i PJ mettono in fila i loro pezzi più feroci e ce li scaraventano contro senza il minimo rimorso. Le ballate sono rarissime. Dopo l’introduzione presa da “Once”, si parte all’impazzata con “Go”, “Last Exit”, “Save You”, la recente “World Wide Suicide” e “Corduroy”; non c’è tempo per riprendere fiato, la carica distorta delle chitarre risuona in mezzo agli splendidi vocalizzi. Il suono è compatto, i ritmi serrati e l’atmosfera da sogno. Atmosfera avvolgente dovuta non solo al gruppo, ma anche al pubblico, sempre partecipe ed ordinato. In questo senso spiccano i vecchi classici; “Even Flow” ha un ritornello velocizzato, cantato a squarciagola dagli oltre dieci mila spettatori, è uno dei momenti più accattivanti; Vedder avrebbe potuto benissimo non aprire bocca nel refrain di “Alive”, considerato che nessuno ha rinunciato a farlo tra gli spettatori. Le canzoni dei PJ sono perfette per i concerti, i ritornelli epici stimolano non poco i fan, che danno man forte alla già eccellente prova del cantante. Il vertice inarrivabile resta comunque “Black”, suonata con le corde dell’anima, che nel crescendo finale sublima il legame tra musicisti e pubblico alla ricerca dell’apoteosi emotiva. Difficile immaginare qualcosa di meglio da chiedere ad un’esibizione live; emozioni a non finire.
Altri momenti particolari sono la cover di “Another Brick In The Wall” con la frase finale “Bush leaves your swords alone”, “Picture In A Frame” (cover di Tom Waits) e “Rockin' In The Free World”, davvero travolgente.
Che i PJ non si lascino condizionare da niente e nessuno è risaputo, ma forse arrivare alla fine di un bellissimo concerto come questo senza sentire classici come “Jeremy”, “Better Man” e “Nothingman” lascia forse l’amaro in bocca. Nonostante ciò, un esibizione del genere non lascia dubbi sul valore sincero della band, ultimo vero degno rappresentante del rock senza mezzi termini e senza velleità sperimentali o ardimenti concettuali. Sana musica per divertirsi, senza dimenticare di pensare però. Molti li definiscono reazionari, io li ritengo sol
Fishbone The Reality Of My Sorroundings
Voto:
ok. hai ragione in parte. ho sbagliato, quella frase era esagerata.
Fishbone The Reality Of My Sorroundings
Voto:
ho detto influenzati dalla depressione grunge. non erano così divertiti come questi.