pier_paolo_farina

DeRango : 9,02
DeEtà™ : 7265 giorni • Qui dal 20 luglio 2006
Vanilla Fudge Near the Beginning
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Modifica alla recensione: «Migliorata al solito la sintassi e corretti un paio di refusi ortografici.». Vedi la vecchia versione Near the Beginning - Vanilla Fudge - Recensione di pier_paolo_farina Versione 1
Robin Trower Live!
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Modifica alla recensione: «Attenta rilettura con miglioramenti sintattici qua e là e la correzione di un paio di refusi ortografici». Vedi la vecchia versione Live! - Robin Trower - Recensione di pier_paolo_farina Versione 1
Led Zeppelin Celebration Day
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Modifica alla recensione: «Ho migliorato qua e là la sintassi, tutto qui.». Vedi la vecchia versione Celebration Day - Led Zeppelin - Recensione di pier_paolo_farina Versione 1
Pink Floyd More
Pink Floyd More
21 set 19
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I Floyd si chiusero per una settimana nei Pye Studios di Londra, non ad Abbey Road.
Schroeder dette loro seicento sterline e loro "trottarono ben felici dentro gli Studi" (da un'intervista a Gilmour).
Seicento sterline tutte insieme probabilmente non le avevano ancora mai viste (a parte Mason, ricco sfondato di famiglia), malgrado il discreto successo sin lì avuto coi primi due lavori
Level 42 World Machine
Voto:
Buona recensione.
Dissento solamente sul tuo giudizio su 'Something About
You': non la vivo proprio come una pseudo ballata melensa, ma piuttosto un grandissimo pop-funk ben ritmato ed arrangiato.
Oltre al fuoriclasse King dal talento disarmante (specie nel tecnicamente arduo accoppiamento fra canto appoggiato da crooner e groove di basso bestiale tutto in avanti... qualcosa di unico nella sua naturalezza e che a lui invece sembra non costare alcuno sforzo) lascio una menzione anche per il batterista Gould, una macchina del ritmo perfetta, da perdersi a guardarlo e sentirlo suonare.
Supertramp Even in the Quietest Moments...
Voto:
Alti e bassi in questo disco, come sempre nei Supertramp.
"Give a Little Bit" di Hodgson e "From Now On" di Davies sono i capolavori, sempre portate nei concerti infatti.
"Lover Boy" e "Downstream", entrambe di Davies, sono notevoli. Quest'ultima avrebbe tutto per essere eccelsa... il solo Davies seduto al pianoforte a coda e a cantare (del tutto assenti qui i quattro compagni), ad intonare un'ode alla semplice vita sentimentale e familiare. Ho provato tante volte a farmela amare ma non sono riuscito... la melodia e l'armonia non sono niente di speciale, e basta.
"Even in the Quietest Moments" è un gioiello: arpeggio perfetto dell'autore Hodson sulla 12 corde, bell'arrangiamento... peccato sia un pò troppo stirata e duri un minuto almeno più del giusto.
Con "Babaji" e soprattutto la finale "Fool's Ouverture" Hodgson affina purtroppo la sua vena lamentosa (e barbosa) mandandola fuori giri. "Fools..." poi si perde in lungaggini e cambi d'atmosfera progressivi che tediano alquanto.
Hodgson è stato un mezzo genio del pop, dal '74 all''81. Davies quasi.
Per chi suona il pianoforte "leggero", i Supertramp sono una manna. Il riff pianistico in levare di "From Now On" è una figata di eleganza pop.
Tears for Fears Mediolanum Forum, Assago, 23/02/2019
Voto:
Il miglior pop anni ottanta l'hanno fatto loro: la qualità e sgargianza delle melodie e degli arrangiamenti, come scrivi, ma anche la voce generosa e potentissima di Orzabal, lo sciorinamento delle loro varie influenze (Beatles, Gabriel...) in giusta misura e nel pieno rispetto, l'attenzione alla ritmica ed alle percussioni, persino i giri di basso.
Paul Simon Hearts and Bones
Voto:
I miei invece si separarono definitivamente dopo diversi anni da separati in casa. Vendettero la casa visto che nessuno dei due aveva intenzione di lasciarla all'altro. All'atto del trasloco mio padre buttò via, o vendette, tutto quel poco di mio che era restato in casa o in soffitta: riviste musicali, dischi, lo stereo, poster... altro che viziarmi.
Questo disco contiene due capolavori di Simon: "Renè ecc..." e "...Johnny Ace". Simon e James Taylor sono, per quanto mi riguarda, i due tediosi geni americani, la cui carriera è costellata di dischi stupendamente suonati dalla stessa ciurma di fuoriclasse americani. Felpate prelibatezze che deliziano fino alla sesta canzone in scaletta, poi passano a tediare.
In Canada c'è un terzo loro compare che ha le stesse caratteristiche e fa lo stesso effetto: Bruce Cockburn.
La migliore di tutti nel settore resta Joni Mitchell. Ancora viva per miracolo. Tieni duro Joni.
Bad English Bad English
Voto:
Mai stravisto per questo gruppo e quest'album, neanche ai tempi della sua uscita, con tutto che al tempo ero diventato AORomane e mi iniettavo nelle orecchie pure le terze quarte e quinte linee del genere, tipo Warp Drive, BBSteal, Bad Habit, Dare, Caught in the Act, Return to Zero, Fergie Frederiksen, Carl Dixon, FM, Don Patrol, Eyes, Triumph, Fair Warning, Glass Tiger, Honeymoon Suite, Storm, Vendetta, Just If I, TNT, Stage Dolls, Loverboy, Richard Marx, Promise, Giant, Biloxi, Fiore, Quarterflash, Shadow King, Jagged Edge, Strangeways, Tall Stories, Starship, Under Fire, Valentine, Wall of Silence...
Tutti dischetti che albergano tuttora nella mia collezione e che ogni tanto metto a girare sul mio lettore... ma tornando al disco in questione: professionale ma "formulaic", di maniera, solido ma non memorabile. L' unica sua peculiarità trovo sia la novità della voce di Jon Waite (buon ma enfatica in una maniera, per i miei gusti, antipatica e forzata) inserita nell'"ambiente Journey" allestito da Schon e Cain.
Alla fine in un album, che sia innovativo o di regola, spontaneo o rimasticato, contano per me la sua qualità melodica, armonica, esecutiva, sonora, di arrangiamento... e qui trovo pochissimi passaggi memorabili dal punto di vista di almeno una di queste qualità. Nessun assolo di chitarra che mi faccia appizzare le orecchie, nessuna successione di accordi di pianoforte da antologia, nessuna prestazione vocale emozionante.
Invece molte tastiere spernacchianti anni ottanta (invecchiate malissimo), poco pianoforte alla Cain, inestimabile. Nessun giro di basso da memorizzare (come invece succede nei dischi in cui suona l'esimio Ross Valory).
Qui c'è per certo del pieno e puro AOR fatto da virtuosi professionisti del genere ma... non vi è passione, i suoni sono bruttini e impastati, i pezzi sono carini ma non memorabili.
L' AOR è invecchiato male (come tutto il resto della roba anni ottanta, tipo class metal, new wave, synth pop...) ma non lo rinnego certo. Sarò sempre grato a Boston, Foreigner, Cutting Crew, Harem Scarem, Journey eccetera, ma questo disco sa di artificiale assemblaggio di standard AOR, mi dispiace. Il cuore di questo genere, e le impennate melodiche ed esecutive e smaglianti, stanno altrove.
Greta Van Fleet Anthem Of The Peaceful Army
Voto:
Sono bravi. Tutti e quattro. Al di là dell'evidentissima ispirazione zeppeliniana (di tutti w quattro, non solo del cantante: il batterista mena e cerca lo swing pesante, il bassista è caldo e mobile, il chitarrista insegue lo stesso tocco Pageiano) ci sono idee e freschezza. Se una canzone è bella, appassionata e intelligente, mi imposta poco che puzzi di fine anni sessanta, di Dirigibile, di uno stile già consolidato.
Certo per restare nella storia del rock c'è bisogno di crescere, di azzeccare qualche brano epocale, di trovare più profondità, più forza e lirismo.
Hanno vent'anni o poco più, c'è speranza. Facile che questa fase di esordio possa risultare infine la migliore, ma non è detto e speriamo di no.