joe strummer

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 Kill Bill è una parte di me, una fetta della mia visione estetica, sezionata per bene con una spada di Hattori Hanzō.

 È tutta una coreografia, un gioco estetizzante che viene prima della storia, prima della protagonista, prima dei contenuti morali della vicenda.

La recensione evidenzia come Kill Bill (Vol. 1 e 2) rappresenti una pietra miliare personale e artistica per l'autore. Tarantino crea un cinema estetico, coreografico e complesso, dove la violenza si presenta come danza e moralità emerge tra sottili contrasti. L'approfondimento su personaggi e la narrazione spezzettata mostra un film ricco di digressioni, tensioni emotive e paradossi materni. Scopri ora l'universo di Kill Bill e immergiti in un viaggio cinematografico unico!

 Distrugge il cinema e lo ricostruisce, annienta la storia e la realtà, la falsifica.

 Lo spettatore, come il mondo di Hollywood, è uno degli obiettivi polemici.

La recensione ritrae "C'era una volta... A Hollywood" come il capolavoro di Quentin Tarantino, un film complesso e meta-cinematografico che sfida le aspettative del pubblico. È un'opera che distrugge e ricostruisce il cinema, illustrando la tensione tra realtà e finzione. Tarantino mette sotto accusa l'autoreferenzialità del cinema moderno, offrendo una sincera riflessione sull'autenticità artistica. Pur risultando spiazzante e poco convenzionale, il film incarna il testamento di un regista che parla per sé e per la storia del cinema. Scopri il lato più profondo e controverso di Tarantino con questa analisi imperdibile!

 La guerra dei mondi di Spielberg fa cagare proprio come film.

 Il mestiere diventa maniera, inesorabilmente.

La recensione esprime un giudizio fortemente negativo sul film 'La guerra dei mondi' di Steven Spielberg. Sebbene fedelmente ispirato al romanzo di H.G. Wells, il film appare datato e macchinoso, con effetti speciali e tecniche visive ormai consunte. La regia è considerata minima e priva di anima, mentre il cast non brilla. Nel complesso, un blockbuster poco emozionante e sterile. Scopri perché questo blockbuster di Spielberg non convince più.

 Martin Eden è il dramma della coerenza in un mondo che muta e si ribalta.

 La faccia di Marinelli a fare il film, con quegli occhi grandi, dolci e furibondi.

Martin Eden di Pietro Marcello è un film denso e poetico che racconta la lotta di un marinaio ambizioso e la sua trasformazione in scrittore di successo. La pellicola colpisce per la cura estetica e linguistica, offrendo un ritratto intenso di un uomo diviso tra mondi sociali opposti. Nonostante alcune eccessive complessità narrative, il film lascia un'impressione forte e apre a futuri lavori promettenti del regista. Scopri la bellezza e le contraddizioni di Martin Eden, un capolavoro del cinema italiano contemporaneo.

 Tipo Sin City, ma nella Napoli degli anni Settanta.

 È come un fastidio che provo nel vedere le sparatorie così allegramente dipanate, così estetizzate. Non mi piace, non se si parla di camorra.

Igort tenta di trasferire sul grande schermo l'atmosfera noir del suo fumetto '5 è il numero perfetto', ambientato nella Napoli degli anni Settanta. L'estetica è curata e le interpretazioni solide, ma la trama risulta troppo scheletrica e la narrazione poco corale. Sebbene vi siano spunti interessanti, l'adattamento non riesce a pieno a coinvolgere, lasciando quella sensazione di potenziale non sfruttato. Un esperimento coraggioso che non convince del tutto. Scopri l'adattamento di Igort e valuta tu stesso questo noir napoletano unico nel suo genere.

 Fear Inoculum è assemblato male, sembrano quasi canzoni strumentali con un tizio che prova a cantarci su.

 La musica dei Tool nella sua scansione canonica non parla da sola, è un supporto ideale per dare forza a una voce.

Fear Inoculum di Tool è un album studiato e atteso tredici anni, ma la fretta e un approccio creativo discutibile lo rendono grezzo e poco incisivo. La lunghezza eccessiva dei brani unita a testi minimali e una voce poco energica ne penalizzano la resa, facendo percepire un lavoro incompiuto e meno coinvolgente rispetto ai lavori precedenti. La musica perde il contrasto che la voce di Maynard Keenan conferiva, risultando troppo ripetitiva e ipnotica senza mordente. Un disco per fan duri, ma difficile da apprezzare a fondo. Scopri perché Fear Inoculum divide i fan dei Tool, leggi la recensione completa!

 "È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo."

 "Il capitalismo è invincibile perché ingloba tutto e trasforma tutto in oggetto da mercanteggiare."

La recensione esalta 'Realismo capitalistico' di Mark Fisher come un saggio fondamentale che individua le contraddizioni e la degenerazione del capitalismo contemporaneo. Attraverso metafore e riferimenti culturali, Fisher spiega come il sistema sia percepito come inevitabile e come questo influenzi la vita quotidiana e la psiche umana. Il libro analizza la crisi economica, le nevrosi sociali e l'assorbimento di ogni forma di opposizione da parte del mercato, pur senza offrire soluzioni definitive. Un testo brillante e profondamente attuale. Scopri come il capitalismo influenza la nostra vita con Fisher, leggi la recensione completa!

 L’essenziale si racchiude in poche parole, il resto è un detour per non affrontare frontalmente un lutto troppo grande.

 Un figlio non può che cantare l’eternità di sua madre, con più o meno sottotesti a seconda della profondità della scrittura.

La recensione esplora il disco 10,000 Days dei Tool mettendo in risalto il tema dell'amore materno e la perdita, attraverso un confronto emozionante tra la musica di Maynard Keenan e le poesie di Giorgio Caproni. L'autore valorizza la profondità emotiva che supera la tecnica musicale, portando alla luce il dolore e la speranza che permeano l'opera. Ascolta Tool - 10,000 Days e scopri l’intensità del viaggio emotivo.

 La battaglia non è tra natura e uomo, ma tra il mondo della tradizione e quello moderno, senza dio e senza radici.

 Il trasformismo è un modo cartoonesco per rappresentare ciò che nella cultura umana non si vuole sottomettere alla pura logica del profitto e del progresso.

Pom Poko di Isao Takahata è un film ricco di contrasti e profondità, che narra la lotta dei tanuki, creature mitologiche, contro la distruzione della natura da parte dell'uomo moderno. Il film combina umorismo, documentario e riflessione sociale con un tono morbido e sfumato. La recensione evidenzia il valore culturale e concettuale dell'opera e lo paragona a Principessa Mononoke di Miyazaki, sottolineando l'importanza del messaggio ecologista e della nostalgia per la tradizione. Scopri il magico e profondo mondo di Pom Poko, un capolavoro dell'animazione giapponese!

 “Giocava alla Madonna con il bimbo da fasciare. Esiste qualcosa di più bello da dire?”

 “Eppure questa canzone è un idillio, non c’è un solo momento in cui la tristezza prevalga.”

La recensione esplora con partecipazione emotiva il brano 4/3/1943 di Lucio Dalla, sottolineando come testo e musica creino un idillio tra fede, dolore e vita nei bassifondi. La canzone, scritta da Paola Pallottino, si presenta come un risarcimento morale per l'artista, lontana da tristezze ma ricca di dignità e speranza. L'autore collega il brano anche al romanzo La storia di Elsa Morante, con cui condivide atmosfera e temi. Scopri l'intensità di 4/3/1943, un capolavoro di Lucio Dalla da ascoltare e vivere.