pier_paolo_farina

DeRango : 9,02 • DeEtà™ : 7140 giorni

 Questo è proprio un disco di schietto hard blues settantiano, con gli esperimenti e gli 'aggiornamenti' degli anni precedenti azzerati.

 La buona musica, passionalmente eseguita, va bene per sempre e non solo nella sua epoca.

L’album Power of the Blues segna il ritorno di Gary Moore a un hard blues ortodosso, potente e coinvolgente. La recensione evidenzia la qualità dei brani sia originali che cover, le performance chitarristiche travolgenti e la totale dedizione allo stile blues-rock anni ‘70, privo di contaminazioni moderne. Consigliato a chi ama il blues puro. Scopri la potenza e la passione del blues di Gary Moore in questo album!

 Il suono di questo disco non è il classico di Moore: è più acido, più 'moderno'.

 A molti sicuramente il suono piuttosto psichedelico e drastico di quest’album può costituire una piacevole sorpresa.

L'album 'Scars' segna un importante esperimento nella carriera di Gary Moore, abbracciando sonorità più moderne e psichedeliche lontane dal suo classico rock-blues. Il trio formato con Mooney e Lewis propone groove decisi e atmosfere asciutte. L’autore esprime una moderata delusione ma riconosce le innovazioni, in particolare nei brani come 'Ball and Chain' e lo slow blues finale. Scopri con le tue orecchie se 'Scars' saprà sorprenderli come non ti aspetti!

 La leggenda irlandese ci parla, letteralmente, nella maniera più lancinante e malinconica raggiungibile sulla chitarra elettrica.

 Non se po’ capì… la qualità! La sensibilità! Il cuore! La comunicativa… Una perla!

La recensione esalta 'Back to the Blues' come il ritorno autentico di Gary Moore alle sue radici. L'autore evidenzia potenza, malinconia e virtuosismo chitarristico nelle interpretazioni di classici e brani originali. L'album trasmette emozioni profonde e rimane un esempio di blues genuino e appassionato, valorizzando ogni dettaglio tecnico e interpretativo. Scopri perché 'Back to the Blues' è un viaggio imperdibile per ogni amante del blues.

 Ne venne fuori un album contaminatissimo, con grosse mani di vernice 'attuale' a rivestire l’abituale blues nerboruto.

 Cosa gli possiamo dare a questo esperimento dance blues, binomio ardito e blasfemo cavalcato dal Moore del 1999?

La recensione di 'A Different Beat' racconta il tentativo di Gary Moore di unire blues e influenze techno a fine anni '90, con risultati controversi. L'autore riconosce la perizia tecnica ma resta poco convinto dalle contaminazioni dance. Alcune tracce si distinguono, come la cover di 'Fire' e la ballata 'Surrender', ma nel complesso l'album lascia perplessi gli amanti del Moore più classico. Leggi la recensione completa e scopri se il lato techno di Gary Moore fa per te!

 Talento inenarrabile, potente poeta del blues con un suono devastante, anima generosa e tormentata, Moore ci ha lasciato troppo presto.

 E’ bellissimo ascoltarlo prendere uno dei cantini dopo avere sfregato senza pietà, con una pennatona gigante, tutte le corde sovrastanti generando un attacco sonorissimo.

La recensione elogia 'After Hours' di Gary Moore, sottolineando la sua svolta blues influenzata sia dai grandi bluesmen neri sia dalla tradizione irlandese. Viene celebrata l'energia travolgente di Moore, la sua tecnica unica e la sua capacità di reinterpretare il blues con personalità e passione. Menziata la presenza di ospiti d’eccezione e di bonus tracks notevoli. Il disco viene considerato una pietra miliare del blues moderno. Scopri il blues unico di Gary Moore ascoltando 'After Hours'!

 Alla fine la cosa migliore, a parte l’intro/outro già considerata, mi risulta ‘Blood of Emeralds’.

 L’artista è ancora condizionato dalle mode ottantiane e suona troppe note, troppo velocemente; non dico senz’anima (impossibile per lui), ma insomma senza quell’abbandono assoluto che poi dimostrerà ampiamente.

La recensione analizza After the War di Gary Moore, album di transizione segnato dall'influenza delle mode anni '80 e da scelte sonore discutibili. Brani come Dunluce e The Messiah Will Come Again emergono per qualità ed emozione, ma la presenza di tracce hard rock anonime ne limita il valore complessivo. Alcuni episodi celtici e atmosfere blues prefigurano la successiva evoluzione dell'artista. Scopri se After the War fa per te: entra nel mondo sfaccettato di Gary Moore!

 Laura non emoziona molto, indubbiamente. A causa delle premesse, degli scopi, dell’impostazione del suo lavoro, del suo mestiere.

 E’ il pop fine a se stesso, cioè diretto all’estasi delle masse non smaliziate; confezionato da professionisti, levigato ad arte su quello che 'la gente vuole'.

La recensione analizza 'Resta in ascolto' di Laura Pausini sottolineando la professionalità ma anche la poca emozione trasmessa dall'opera. Vengono evidenziate la cura nella produzione e la capacità di adattarsi al mercato internazionale, pur rilevando una certa mancanza di originalità artistica. Il disco risulta impeccabile tecnicamente, ma poco coinvolgente. I brani come 'Vivimi' spiccano su altri pezzi che tendono a risultare ripetitivi e prevedibili. Una valutazione tutto sommato obiettiva, rivolta a chi cerca qualità ma non innovazione. Scopri se anche tu ti lascerai coinvolgere dal pop internazionale di Laura Pausini!

 Ostentano da tempo una faccia porcellanata dove i connotati sono in fuga l’uno dall’altro.

 Il suo contralto spesso e suadente, sorprendente per quel corpicino di un metro e mezzo, sta a risuonare per teatri e locali vari mostrando la solita personalità, ma a dirla tutta non molta intonazione.

La recensione offre uno sguardo ironico e nostalgico sull'album live 'Bye Bye Patty' di Patty Pravo. L'autore riflette sulle trasformazioni estetiche dell'artista e delle sue colleghe, analizzando il celebre brano '...E dimmi che non vuoi morire' e i principali successi riproposti dal vivo. Pur lodando la personalità e il repertorio della cantante, vengono sottolineati alcuni limiti vocali. Un ascolto consigliato soprattutto ai nostalgici. Scopri le luci e le ombre di Patty Pravo in questo viaggio tra intramontabili successi dal vivo.

 Lui è un musicista brillantissimo e andava solo capito.

 Esprimere qualità, intelletto musicale e addirittura virtuosismo nell’ambito della canzonetta italica è un esercizio complesso e sfizioso.

La recensione analizza 'it.pop', primo album di Alex Britti, raccontando la sua scelta di bilanciare esigenze commerciali e talento musicale. Viene sottolineato il virtuosismo alla chitarra e la difficile convivenza con il pop mainstream. Britti emerge come musicista evoluto, capace di inserire elementi jazz e blues anche nei brani più accessibili, malgrado qualche limite vocale nelle prime registrazioni. Scopri il lato nascosto e virtuoso di Alex Britti ascoltando 'it.pop'!

 Davies ci avrà sentito a suo tempo della magia ma io non la raccolgo, sinceramente: i Supertramp avevano tantissime virtù, ma non quella di essere… Super anche dal vivo.

 Grazie di tutto anche a te Rick, di cuore! I miei eroi musicali di gioventù se ne stanno pian piano andando, ad uno ad uno, ed anch’io non mi sento tanto bene.

La recensione, spunto per ricordare Rick Davies dopo la sua scomparsa, analizza il suo impatto sui Supertramp, lo stile pianistico e la genesi tecnica dell’album Live '88. L’autore osserva come il disco rappresenti più un documento grezzo che una vera celebrazione del gruppo dal vivo, soffermandosi sulle difficoltà della band nel ricreare in concerto la magia dei loro lavori in studio. Scopri di più sul mondo Supertramp e celebra Rick Davies insieme a noi.