antoniodeste

DeRango : 1,38
DeEtà™ : 7684 giorni • Qui dal 27 maggio 2005
Gleemen Gleemen
Voto:
Nonostante non abbia mai avuto modo di ascoltare Gleemen, ti dò atto DaveJon di aver ripescato un capitolo non trascurabile di quel periodo "seminale" del "pre-prog" italiano dell'epoca. L'intento che poi ti prefiggi è nobile e quindi va lodato. Da parte mia posso solo dire che ho approfittato della recentissima ristampa di BTF del secondo lavoro di Garybaldi, "Astrolabio"(1973) e l'ho trovato, (eccetto alcune cose un pò datate) ancora piuttosto stimolante. Anche più del precedente "Nuda". Direi però che qui siamo più dalle parti di Hendrix che del prog..... .
Steve Reich Drumming
Voto:
Reich lo vidi la bellezza di ventottodicoventotto anni fa in una rassegna dedicata in cui si esibì anche Terry Riley, che all'epoca suonava un organo Yamaha modificato. Il livello di "straniamento" fu notevole anche in questo caso. Ho avuto anche la fortuna di assistere a quel notevole evento che fu la tournèe ( ovviamente in una data ) di presentazione di "Powaaqqatsi", il commento sonoro alla seconda parte della trilogia "qatsi" di Godfrey Reggio. Vedere Philip Glass dal vivo ( con Kurt Munkacsi) e orchestra al completo è stata un'emozione indimenticabile; soprattutto per la massa sonora messa in movimento. Tornando a Riley, nel tempo l'ho rivisto altre due volte; in un' occasione con piano preparato e, proprio qualche mese fa ancora con una tastiera elettronica e accompagnato dalla cantante italiana Amelia Cuni. C'è stata anche una inattesa rivisitazione di quella "A Rainbow in curved air" citata da Ghemison. Non è cosa facile pescare rassegne di contemporanea, almeno qui nel nord-est; vi è una certa diffidenza nella possibilità di una congrua affluenza di pubblico. Si presentano già non pochi problemi col jazz ( a meno che non sia estate), figuriamoci con cose di questo tipo. Di Reich gradirei segnalare un capitolo che mi ha colpito in modo particolare; è un ECM credo dell'88 intitolato "Music for eighteen musicians". I moduli ciclici e ripetitivi ricordano i princìpi di "Drumming" e il coinvolgimento emotivo è sembrato a me anche superiore. Buone vibrazioni.
Steve Hackett Darktown
Voto:
Da decennale fan di Hackett, confesso che pur essendo un lavoro con momenti più che dignitosi, "Darktown", proprio a causa della sua eccessiva disomogeneità e della sua marcata cupezza( caratteristica peraltro presente in tutti i lavori di Hackett), non rientra tra le cose che prediligo in modo particolare. Anche "To Watch The Storms" ha un impostazione analoga a questo, per certi versi, ma l'ispirazione, le idee e gli equilibri mi comunicano risultati diversi. Suppongo comunque, Anderson che si tratti di sottigliezze estremamente soggettive e trascurabili. Se ami Hackett come me ( lo seguo da "Nursery Ctyme" e l' ho visto "Live" tre volte in tre contesti diversi ( nel 79, nei 90 e due anni fa) posso capire il trasporto, l'amore, la passione che ti spingono a vedere l'opera di Steve con la devozione a l'affetto dovuti. :)
Nick Drake Time Of No Reply
Voto:
Tanto di cappello per l'opera di divulgazione sulla vita e l'arte di Nick Drake. Non sapevo di questo episodio e mi ha fatto piacere venirne a conoscenza. Non è proprio una "recensione", ma si può fare uno strappo.
Steve Reich Drumming
Voto:
E' una delle vecchie e gloriose composizioni del compositore minimalista e sperimentale americano e da sempre mi ha ipnotizzato. Tengo a precisare che pur non potendo dichiarare l'epoca della composizione, essa è di molto anteriore all'edizione Nonesuch del 1987; Ne possedevo una copia in vinile (tripla, che conteneva anche "six pianos")della Deutsche Grammophon già nel 78 o 79. Vidi Reich dal vivo proprio in quel periodo e "Clapping Music" ( per soli battiti di mani) fu per tutti quasi uno shock, nella sua apparente semplicità. Bella, fantasiosa ed istruttiva recensione per uno dei maestri della contemporanea e di uno dei suoi capisaldi. Mi auguro possa dare la stura ad una "apertura" agli altri maestri, Glass, Riley, LaMonte Young, Berio, Nono, Cage e quant'altri ( perchè non la collana NovaMusicha della Cramps nella seconda metà dei 70 ? ) abbiano spinto la conoscenza della materia musicale odierna di qualche kilometro.
Steve Hackett Spectral Mornings
Voto:
Anch'io, come Fosca e/o il recensore ( e chissà quant'altri) faccio parte di quella schiera che con "Spectral Mornings" ( ed il brano in modo particolare) ha sognato orizzonti lontani sul crepuscolo dei '70. E' stato un momento magico per Hackett che all'epoca era orgoglioso di dichiarare che aveva una sua band ( e un suo "suono"). Da fan del chitarrista inglese devo dire che nonostante siano molte le perle al suo attivo, dovessi sceglierne una, suppongo sceglierei questa. La recensione è più un atto d'amore che una disamina critica, ma comprendendo il motivo che ha spinto il recensore a scriverla, va bene così.
Al Jarreau Look To The Rainbow
Voto:
....aggiungerei, a titolo di "antologia" il bel "Live In London" ( credo dell'84 ).
Gino Vannelli Live
Voto:
Grazie Nightwalker per l'intervento ( e ...ben ritrovato)
Le Orme Felona e Sorona
Voto:
Ripeto, io ho solo riportato "fatti di cronaca". Che poi tu, voglia leggerli in un modo o in un altro è un tuo sacrosanto diritto, ci mancherebbe.(replica)
Banco del mutuo soccorso Darwin!
Voto:
Ok Pippocalippo; affascinante e speranzosa ipotesi che voglio condividere; ma.....quante volte e a quante persone può accadere ? e soprattutto : perchè dovrebbe accadere ? Nell'ipotesi inversa, ad esempio, io non vorrei mai ritrovarmi ad ascoltare i dischi di Laura Pausini. Mi spiego ?